So Long, Roy Hargrove.

“È con grande tristezza e con il cuore devastato che riportiamo la notizia della morte di Roy Hargrove, il 2 novembre a 49 anni . I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con i suoi cari. Seguiranno ulteriori informazioni”.

Questo è il drammatico comunicato apparso nella pagina fb del trombettista texano che ha avuto un attacco cardiaco mentre si trovava in ospedale (era in dialisi da molti anni) a New York.

Scoperto giovanissimo da Wynton Marsalis, Roy Hargrove si è imposto autorevolmente sulla scena riuscendo a conseguire anche due Grammy Awards, nel ’98 per “Habana” con i suoi Crisol e nel 2003 con “Directions in Music” a fianco di Herbie Hancock e Michael Brecker. La sua tragica scomparsa ci riporta in mente grandi del jazz del passato che sono scomparsi in gioventù o nella piena maturità, vite tormentate da eccessi e droghe, impennate di genio assoluto e rifugi autodistruttivi che portano a problemi fisici sempre più deterioranti. Ci resta una discografia solida, seppur non molto estesa: una ventina di dischi usciti finora a suo nome come leader in un ambito che andava dall’hard bop più canonico a quello più moderno e sofisticato, con puntate di grande livello in ambito latin e un’adesione convinta all’estetica “Black American Music”, oltre a una selva d’incisioni come sideman che ce lo confermano grande virtuoso e straordinario solista.  Ci mancherà molto.  Che gli sia lieve la terra.

 

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