KEITH JARRETT – TOKYO SOLO DVD ECM 5501

E’ il 30 ottobre del 2002 e il luogo è il Metropolitan Festival Hall di Tokyo : si tratta del 150° concerto in piano solo che il pianista americano ha tenuto in Giappone. L’evento avviene tre giorni dopo un simile concerto ad Osaka dal quale è tratto gran parte del materiale che figura su Radiance, il cd uscito nel 2005 per l’etichetta di Jarrett, la tedesca ECM.

radiance

Radiance è un  album composto da diciassette tracce di improvvisazione, registrate durante due concerti datati 2002. I primi 13 brani sono tratti dal concerto di Osaka del 27 ottobre, mentre gli ultimi 4 da quello di Tokyo del 30 ottobre.

tokyo-solo-1

Nelle note di copertina dell’album, scritte dallo stesso, Jarrett spiega che l’integrale del concerto di Tokyo sarebbe poi uscito in dvd, mentre i quattro estratti che figurano in Radiance hanno titoli estremamente spartani , si tratta di Part 14-15-16 e 17 che chiudono il doppio album.

Nel 2006 l’etichetta di Manfred Eicher ha pubblicato il dvd, e, diciamolo subito, si tratta di un concerto bellissimo ed imperdibile non solo per i Jarrettiani più fedeli ma penso per qualsiasi ascoltatore dotato di sensibilità musicale. Nel dischetto ci sono due lunghe improvvisazioni, chiamate semplicemente Part 1 e Part 2, poi tre standards suonati come bis.

Ma analizziamo il concerto dall’inizio : Part 1 dura circa quarantacinque minuti, e come Part 2 si tratta di musica completamente improvvisata al momento. La lettura del dvd suddivide Part 1 in tre sottoparti, e subito si riconoscono nella Part1a e nella Part 1b i brani che comparivano in Radiance come 14 e 15. Musica lenta e sublime, con influssi classici elaborati ed inglobati nel linguaggio del pianista. Verso il minuto 25  un completo cambio di clima stravolge l’atmosfera contrappuntistica e lirica per gettarci in un rovente assolo dissonante e free, magistralmente reso dalle immagini perfette delle telecamere del regista Kanama Kawaki.

Si comprende cosi’ un’intervista di Jarrett a Jazzman, quando riferendosi ai brani del  concerto di Tokyo ne parla come di musica legata indissolubilmente alle immagini. Il groviglio di note e lo sforzo di ricerca si placano verso il minuto 33:50, lasciando spazio ad un tema cantabile e assolutamente meraviglioso, inedito in quanto mai ascoltato nè comparso su altri album, che si prolunga per quasi dodici minuti di vero orgasmo intellettivo e creativo fino al termine della prima parte del concerto.

Part 2 si suddivide in cinque sottoparti, e comincia  dal minuto 46:12 riprendendo l’atmosfera di moderno camerismo contrappuntistico, venato da squarci lirici di dolcezza e bellezza che Jarrett ci ha abituato ad ascoltare nelle sue performance migliori. Al minuto 54:45 compare il tema 16 di Radiance, che dura circa 3 minuti e mezzo  e poi confluisce in un altro tempo lento e dolce per approdare infine verso il minuto 63:20 all’ultima parte, la 17 di Radiance, che con i suoi 14 minuti chiude la parte improvvisata del concerto.

Danny Boy, Old Man River e Don’t Worry ‘Bout me sono i tre brevi bis che il pianista concede in chiusura, rilassato epilogo di un torrenziale flusso  creativo con il pianoforte come interlocutore.

In tutta la durata del concerto la tensione musicale rimane altissima, lo sforzo creativo e l’introspezione sono resi accuratamente da una regia video molto attenta e discreta, capace di alternare campi lunghi a primi piani, particolari dei martelletti del pianoforte che vibrano, il viso del pianista che  alternativamente si contrae e si rilassa. Il corpo  si muove in una singolare e sghemba danza, la voce sussurra e singhiozza cantando all’unisono i temi suonati sulla tastiera: è la genesi del flusso introspettivo, il continuo testa a testa dell’uomo con lo strumento, capace di trovare tra le note i sentimenti, i ritmi e le idee con rigore, senza nessun narcisismo ne romanticismo d’effetto. Capolavoro.

http://www.keithjarrett.org

 

 

 

2 Comments

    1. Condivido pienamente il sentimento di Loris. Una parola definitiva e serena sul Jarrett artista potrà esser detta solo quando il tempo avrà totalmente dissipato l’acritico e fuorviante culto della personalità che lo circonda (e che costituisce parte non trascurabile del successo di cui gode). Un musicista con quei trascorsi e giunto a quei livelli deve in primo luogo dimostrarsi un vero professionista quando sale su di un palco di fronte ad un pubblico (stra)pagante. Il forfait ad Umbria Jazz di qualche anno fa è una bizza da diva hollywoodiana (neanche di prima fila…) assolutamente ingiustificabile e che soprattutto fa correre il pensiero alle condizioni di VERA, autentica durezza in cui jazzmen molto più grandi di lui hanno dovuto lavorare e creare. Provate ad immaginare una scena del genere quando il nostro Keith militava ancora nel gruppo di Davis….. credo che sarebbe uscito comunque dal palco, ma stavolta volando…… Milton56

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