La lettura

Numero come sempre interessante quello de La Lettura di questa settimana con una intervista a Bollani, un’altra a Giovanni Tommaso e Claudio Fasoli ed un articolo che commemora la scomparsa di Demetrio Stratos avvenuta il 13 giugno del 1979. Riporto alcuni estratti delle due interviste e l’incipt dell’articolo su Stratos, ricordando che Il Perigeo è stato un gruppo storico del jazz italiano: fra il 1971 e il 1976 Giovanni Tommaso, il più brillante contrabbassista della sua generazione, raccolse attorno a sé Franco D’Andrea (tastiere), Claudio Fasoli (sassofoni), Tony Sidney (chitarra) e Bruno Biriaco (batteria). A volte si unì a loro il percussionista Tony Esposito. Il gruppo incise per la Rca 5 dischi e 2 album dal vivo uscirono postumi. In autunno Luigi Onori pubblicherà per Stampa Alternativa un libro sul gruppo. Il Perigeo ha effettuato nei decenni qualche rarissima riunione speciale; ora (con l’unica sostituzione di D’Andrea, cui subentra Claudio Filippini, e l’aggiunta del percussionista Pacho Rossy) si ripresenta per un’unica data il 23 luglio al Musart Festival di Firenze (13-24 luglio)

Il 24 giugno arriva in edicola con il «Corriere della Sera» e «La Gazzetta dello Sport» la collana Stefano Bollani e i suoi maestri: 20 cd scelti e introdotti dal grande jazzista. I primi dieci album fanno parte del repertorio di Bollani. Le altre dieci uscite sono dischi di musicisti che hanno ispirato la scrittura e l’interpretazione del pianista: da Portrait in Jazz di Bill Evans a Changes One di Charles Mingus, passando per Chet Baker, Miles Davis e Art Blakey. I cd saranno in vendita a e 9,90 più il prezzo del quotidiano. A inaugurare la serie L’orchestra del Titanic che quest’anno compie 20 anni. Per la collana e per l’anniversario, il primo album da leader di Bollani è stato rimasterizzato e includerà tre tracce inedite.

Bollani

Conta di più il talento o la fatica?

«Io amo molto il concetto di ispirazione, è la cosa più spirituale dell’arte: il pensiero che un’idea mi stia arrivando da un qualche punto fuori di me o dentro di me, in ogni caso da un canale aperto, lo stesso con cui la gente prega, una fonte misteriosa, chiamiamola spirito, Dio, oppure il centro di me stesso, l’inconscio collettivo, il campo morfogenetico…».

E il lavoro dove lo mettiamo?

«Il lavoro viene dopo l’intuizione… L’errore della scuola è dire a un ragazzo che bisogna farsi un mazzo così perché la vita lo esige. Ti insegnano prima a scrivere la musica e poi a suonarla. Raccapricciante… Equivale a dire: prima impari a scrivere “mamma”, poi te la farò conoscere e se ti va potrai amarla…».

Come funziona l’improvvisazione?

«C’è un tema e c’è una grammatica e con quelli imposti dei discorsi: un accordo è il corrispettivo di una parola, diciamo, e mettendo insieme una serie di “parole” costruisci frasi diverse con una logica tua. Sembra difficilissimo ma in realtà è come parlare una lingua straniera, vai avanti con quel che sai senza un’idea preconfezionata. Dicevano che Thelonious Monk non sapesse suonare il piano, però costruiva dei discorsi mirabili».

Quanto c’è di europeo nel jazz americano?

«Il jazz europeo una volta era più intellettuale, quello americano era più de panza perché veniva dalla strada… Oggi un musicista giapponese suona con gli americani e con gli europei, non esiste più che un nero suoni meglio di un giapponese. Così, il finlandese può suonare il tango o il mandolino napoletano e se prima i cinesi si vergognavano a suonare Beethoven, dopo Lang Lang sanno di essere accettati».

la-lettura1

Perigeo

Eravate, in effetti, un gruppo di jazzisti che si avventurava nel territorio del rock e del pop.

GIOVANNI TOMMASO — Sì, e alla stampa specializzata questo non piacque. Quando diedi vita al Perigeo feci subito un discorso agli altri: «Guardate che sto traviandovi, la critica ci sparerà addosso». Fui facile profeta…

CLAUDIO FASOLI — Il bello è che non siamo mai stati pienamente accettati neppure dai critici rock. Eravamo un gruppo di strumentisti, non c’era un cantante. Non facevamo «spettacolo». Del resto a noi piaceva così. Con delle precise sfumature: per esempio io non condividevo l’aspetto più brutalmente rock. Però siamo sempre stati consapevoli di avere una forte identità di gruppo.

Stratos

Il verbo inglese to play e quello tedesco spielen — è risaputo — hanno il doppio significato di «giocare» e di «suonare». Ed è proprio dal gioco del linguaggio infantile che partì la ricerca radicale sulla voce di Demetrio Stratos, pseudonimo di Efstràtios Dimitrìu (Alessandria d’Egitto, 22 aprile 1945 – New York, 13 giugno 1979), uno dei cantanti più originali della seconda metà del Novecento: una qualsiasi sua emissione sonora si riconoscerebbe fra mille altre, al punto che la sua voce è diventata oggetto di studio da parte di foniatri.

La scoperta

Quando nel 1970 — che è anche l’anno in cui il cantante, all’epoca già noto, lascia il gruppo de I Ribelli — nasce Anastassia, la figlia di Stratos e di Daniela Ronconi (si sposarono nel 1969) e lui si accorge che la bimba all’inizio gioca e sperimenta con la propria voce ma dopo, con l’acquisizione del linguaggio, la ricchezza della sonorità vocale si perde, in favore dell’organizzazione della parola e del linguaggio. Stratos era convinto che l’uso della voce potesse essere una pratica liberatrice e purificatrice ma anche — vista da un’ottica psicoanalitica (anni dopo avrebbe studiato e approfondito il rapporto fra psiche e linguaggio) — facilitare l’incontro con l’altro, con il nostro lato oscuro, con l’ombra junghiana.

 

 

 

2 Comments

  1. Post di grande interesse e molto stimolante. Andiamo con ordine. Bollani: se mettesse a frutto la sua grande tecnica strumentale come ragiona di pedagogia, in questo paese ci annoieremmo di meno. (segue). Milton56

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  2. Perigeo.Sull’onda del ricordo ho rispolverato ieri pomeriggio il loro ‘Abbiamo tutti un blues da piangere’. Gruppo jazz-rock? Avercene con questa raffinatezza e creastività, metà della più blasonata (ed arricchita) fusion USA degli anni ’70 al confronto fa la figura di un plastificato gadget cinese degli empori ‘Tutto ad un Euro’. En passant, ve la vendo come l’ho sentita tanto tempo fa, Senza Responsabilità nè Garanzia, come dicevano le banche di una volta. In previsione di alcune date italiane, ai Wheather Report fu proposto il Perigeo come gruppo di supporto. Da bravi primi della classe Shorter e Zavinul si documentarono ed alla fine la risposta fu un “No, thanks” condito da mefistofelico sorrisetto. Troppo ingombranti per lo stesso palco…. Milton56

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