Ciao Lanfranco

TREVISO. E’ morto Lanfranco Malaguti, uno dei più grandi chitarristi jazz del panorama italiano. E’ stato trovato cadavere nella serata di lunedì 9 dicembre. Per oltre trent’anni (dal 1978) ha vissuto a Fontanelle, in provincia di Treviso.

Fonte: https://nuovavenezia.gelocal.it/regione/2019/12/10/news/lutto-nella-musica-e-morto-il-chitarrista-jazz-lanfranco-malaguti-1.38192691

Aveva compiuto 70  anni il 20 marzo scorso,  ne aveva trascorsi 33 dietro una cattedra e almeno 45 li ha dedicati alla passione per la musica jazz. Sono i numeri, d’altra parte, il punto forte di Lanfranco Malaguti, dal 1978 al 2011 professore di matematica alle scuole  medie del comune di Fontanelle che il 9 dicembre di tre anni fa ha voluto attribuirgli la cittadinanza onoraria.

Chitarrista di notevole talento, aveva vinto il Top Jazz nel 1989 (a 40 anni…) come miglior nuovo talento, mentre nel 2011 aveva vinto nella categoria miglior chitarrista. Mai in primo piano ne sui pochi media che si occupano della nostra musica ne tanto meno nei più importanti festival nazionali (un destino questo che accomuna diversi tra i più validi jazzisti italiani, e questo sarebbe da solo un motivo di profonda riflessione…), Malaguti ha prodotto una discreta sequenza di album in cui ha esplorato a più riprese sia i più famosi standards americani che la canzone italiana, ed è stato tra i primi in Italia a dedicare un intero album (Something, 1989) alle composizioni dei Beatles.

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L’ultimo suo album, Why Not ? è uscito nel 2016 per Splasc(h) e lo vedeva alla testa di un quartetto con Nicola Fazzini al sax alto, Luca Colussi alla batteria e Romano Todesco alla fisarmonica. Malaguti nello scorrere dei brani utilizza diverse chitarre nel ripercorrere una manciata di standards, e proprio perchè si tratta delle stesse composizioni che incideva alcuni decenni prima, l’ascolto rivela maturità, concretezza e una invidiabile freschezza di idee.

Nonostante il buonissimo livello di Why Not, il musicista, spedendomi copia del compact, mi scriveva quasi presagendo, che si trattava del suo ultimo lavoro. Ho a lungo ascoltato l’album, e credo che Malaguti non abbia avuto in vita il pieno riconoscimento del suo talento.

Amici e appassionati, provate a cercare l’album, ne vale la pena ed è un ottimo modo di ricordare un bravo musicista che ci ha lasciato.

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4 Comments

  1. Un breve ricordo autobiografico: fu lui a contattarmi anni fa, chiedendomi timidamente se potesse interessarmi ascoltare l’ultimo suo album. Da allora ciclicamente ci si sentiva, scambiandoci opinioni anche se, purtroppo, è rimasta una conoscenza virtuale. Di lui ricordo la grande modestia, peraltro riconoscibile dalle parole scritte nel suo ultimo messaggio a me rivolto, la gentilezza dei modi e la riservatezza. Pare quasi impossibile che bravi musicisti, come lui o come Dino Betti, per vivere abbiano dovuto svolgere altre professioni.

    "Mi piace"

    1. Anche noi lo abbiamo conosciuto di persona. Io e lui eravamo già amici su Facebook e mi aveva già mandato un paio di cd. Poi è capitato che fosse in vacanza nella sua casa di Auronzo e per noi, di ritorno dalla montagna, era di strada. Ci invitò, ci offrì un bel pranzetto e poi ci introdusse nel suo ‘antro’ dove suonava, facendoci ascoltare diverse cose e spiegandocene molte altre. Eravamo imbambolati. Proprio recentemente ci eravamo domandati che fine avesse fatto. Molto dispiaciuti, e grazie per averlo ricordato.

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