Il Best(i)one di Tdj del 2019 :vol. 3

Altro giro, altro anno sul groppone, altra ondata di jazz lanciata sul mercato sottostante, un mercato sempre più ristretto, liquido, distratto e tendente al “famolo gratis”, ma bando alla tristezze di san Luigi, c’è tanto ottimo jazz in circolazione e dopotutto the cat is on the table again! 

Su questi schermi abbiamo sempre considerato un po’ ingiusto suddividere tra jazz che arriva dall’Italia e quello americano o giapponese o extraCee (se c’è un linguaggio che se n’è sempre sbattuto delle barriere e dei confini quello è il Jazz, la fola di chissà quale pretesa eccezionalità del “Jazzitaliano” fa acqua da tutte le parti oltre a fare a pugni con la storia stessa del movimento jazzistico nel nostro Paese) ma per dare un filo d’ordine al nostro Best Of  abbiamo stabilito alcune regolette, spesso infrante con precisione, insomma per farla breve ecco alcuni dischi che mi han convinto sotto ogni aspetto nel 2019, tra le novità, suddivisi in categorie canoniche. Vi appaiono incisioni di cui abbiamo trattato, altre che avrebbero meritato un approfondimento, ed altre di cui magari parleremo in futuro. 

Jazz Nostrano: anzitutto mi auguro che Pasquale Grasso pubblichi quanto prima su supporto fisico il lavoro “powelliano” con la WDR Big Band, ascoltato per radio e su piattaforme varie. Ne vale la pena.

Enrico Fazio – Wabi Sabi (Leo Records) – disco che ha (momentaneamente?) vinto la mia idiosincrasia per Leo Records. Composizione, arrangiamento, assoli, libertà e spezie esotiche, un ensemble “all you can hear” che conquista.

Enrico Pieranunzi trio “New Visions” (Storyville) – la classe non è acqua, Pieranunzi timbra l’ennesima prova di livello anche grazie al drummer Ulysses Owens.

Quanto al Jazz d’ogni dove (leggasi USA, in buona sostanza):

Joel Ross “Kingmaker” (Blue Note) vibrafonista poco più che ventenne con l’argento vivo addosso, giocasse a calcio la Blue Note dovrebbe mettergli una clausola rescissoria stellare.

Chris Potter “Circuits”  (Edition)  Il ritorno, ad alto voltaggio, di uno dei sassofonisti più intelligenti dell’intera scena.

Corea / Mc Bride / Blade “Trilogy 2” (Concord Jazz) lo stato dell’arte del Piano Jazz Trio, imperdibili grazie Coreane colte in giro per il mondo.

JD Allen “Barracoon” (Savant) Rabbia, sangue e orgoglio, la baracca di JD ha una vista sulle nostre coscienze, prova maiuscola.

 

Scott Robinson “Tenormore” (Arbors)  un lavoro d’altissimo artigianato che si compiace di essere “old school” e fa centro nei nostri vecchi cuori.

Christian Scott aTunde Adjuah – Ancestral Recall  – surfando tra i generi il geniale nipote di Donald Harrison manda in orbita da New Orleans un richiamo ancestrale che non si perde nel vuoto.

 

Ristampe/Inediti dal passato:

Menzione obbligata per le notevoli scelte di Musica Jazz, che come allegato alla storica rivista ha pescato il più delle volte in registrazioni del passato spesso libere da diritti ma cariche di musica strepitosa, firmata da tipini come Max Roach, Wardell Grey, Hampton Hawes, Dizzy Gillespie, Johnny Griffin, Elvin Jones….Charlie Parker!

Dal vaso di Pandora del passato riemerso segnalo:

“Bill Evans in England” (Resonance) che dire, Evans pare abbia lasciato una scia di meraviglie inedite dal vivo. Questa è una di quelle.

Erroll Garner – Mack Avenue ok, ok, tutte le scuse sono buone per mettere sul piatto un Erroll Garner.

 

E con questo è più o meno tutto, sarebbe bello, e interessante, se anche i nostri lettori aficionados facessero i loro nomi in calce ai vari Bestioni. Altrimenti amici come prima, se fossi gatto miao, se fossi cane bao. Se fossi tardi, ciao.

 

cenni

 

 

 

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