Gratis o a pagamento ? Comunque troppo tardi…

LUGANO – Che fine farà, o che fine ha già fatto Estival Jazz? La più rinomata kermesse musicale ticinese l’anno scorso ha chiuso la sua “appendice” momò. E anche nella roccaforte storica del festival, Piazza della Riforma a Lugano, qualcosa si muove. I fuochi luganesi hanno ricevuto una comunicazione a gennaio dalla Città, che parla di «un nuovo, grande evento» della durata di due settimane a luglio. Venerdì il Municipio ha dato il via libera al progetto che per ora avrà un profilo basso, una durata più lunga (due settimane) e un nome diverso.

«Quest’anno ci siamo» – Il co-fondatore Jacky Marti sgombra il campo da equivoci e voci di corridoio che parlano di un cambio di brand, o addirittura di una chiusura. «Per quest’anno – rassicura – il festival si farà e sarà come è sempre stato: tre serate di grande richiamo con accesso libero e gratuito per il pubblico. Per l’anno prossimo si vedrà, stiamo discutendone, con apertura e disponibilità».

Fonte: https://www.tio.ch/ticino/attualita/1419542/gratis-o-a-pagamento-che-fine-fa-estival-jazz

Estival_Jazz_-in_Lugano-Photo-www.estivaljazz.ch_

Prendetevi la briga di consultare i nomi degli artisti che sono transitati sul palco di Piazza della Riforma:  https://www.estivaljazz.ch/it/c_7/artisti-del-passato

Nato nel 1977 il festival ha vissuto per almeno un paio di decenni di luce intensa, attirando jazzfans da Italia, Svizzera, Germania e Austria. Tutti i migliori nomi del momento, più naturalmente le grandi stelle della musica nera, hanno calcato il palcoscenico luganese.

Poi è successo qualcosa. Col passare degli anni sempre meno jazz e sempre più pop e world music. Probabilmente gli affari prosperavano meglio, oppure il bisogno di visibilità non era più soddisfatto dai soli jazzisti. Chissà. Sta di fatto che un festival gratuito, localizzato nel cuore della città,  magnifico binomio di qualità e giusta quantità è andato alla deriva.

Alla deriva per noi appassionati intendo, perchè ovviamente invitando Renzo Arbore o Gianna Nannini il pubblico si è moltiplicato e i jazzofili si sono defilati. Negli ultimi anni che ho frequentato Piazza della Riforma ascoltare musica era diventato piuttosto complicato. Scomparse le già insufficienti panche per sedersi, raddoppiati i tavoli (e gli avventori) di bar e ristoranti, il rumore di fondo tra piatti, bicchieri e chiacchiere di un pubblico attratto dall’evento ma non certo dalla musica, era diventato insopportabile.

Meglio allora un biglietto di ingresso, in modo da scremare i partecipanti tra gli interessati ai concerti e quelli propensi al cazzeggio. Negli ultimi tempi l’organizzazione ha cercato di riportare la rotta sulla musica jazz con l’unico risultato di perdere via via importanti finanziamenti senza riacquistare il consenso del pubblico di un tempo.  Ora, già da qualche anno, i problemi di sponsorizzazione e di gestione stanno lentamente spegnendo una esperienza che è stata sicuramente tra le più importanti e gratificanti del centro Europa ma che, almeno per i jazzofili (poichè il festival ancora esibisce la fatidica parolina), si è conclusa già da diverse stagioni. Checchè gli storici organizzatori, Wyden e Marty, ne dicano.

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