Gabriele Fava Group “I can see the darkness fall”

Un concept album dedicato al tema del buio ed alle sue ancestrali sensazioni, evocate attingendo ad antiche storie popolari che proiettano le loro ombre sul presente. Una scelta originale per un disco d’esordio, questo “I can see the darkness fall“, personale fin dal titolo, del giovane sassofonista parmense Gabriele Fava, classe 1991, allievo di  Roberto Bonati e già segnalatosi in alcuni contest nazionali, alla guida di un quartetto completato da Tommaso Parmigiani alla chitarra elettrica, Giancarlo Patris al contrabbasso e Marcello Canuti alla batteria. Una storia notturna narrata in cinque episodi più tre interludi, scegliendo deliberatamente un passo lento, un’intensità che prescinde da esplicite dinamiche ritmiche, e trova un’ originale chiave espressiva nell’architettura rarefatta e concentrata delle composizioni, nelle quali ogni frase, ogni assolo pare distillato con cura a dispensare significato. Intenti subito chiari fin dall’iniziale “Wild hunt“, con una chitarra che utilizza le  lunghe note ambientali per fare spazio al flusso sonoro del sax di Fava, ribaditi in una “Colder and colder” che affida il suo salmodiante svolgimento ad un lungo soliloquio ricco di richiami della chitarra seguito dal climax incalzante dettato dal sax, ed ulteriormente approfonditi nel mood rallentato ed onirico accentuato dalle ampie volute dal sassofono di una  “Prometheus bound“, che si segnala anche per l’apertura  dall’archetto di Patris.
Good walkers” è l’epicentro del lavoro,  con il  groove congelato scandito dalla ritmica,  il suggestivo tema enunciato all’unisono da chitarra e sax, e l’apertura ad una sezione di libera esplorazione, nella quale il torrenziale duetto fra sax e batteria viene progressivamente affiancato dal noise della chitarra.
Fava pare in grado, quale compositore, di aprire una via originale che riporta a terra, fra legna e carbone, le astrazioni di certo jazz nord europeo ben conosciuto e frequentato,  con un approccio innovativo e personale, garantito da un solido governo del suono e della pronuncia del suo sax anche nei momenti più avventurosi.
Alla fine “And the day come“, regala un sole timido e pallido che fa capolino dalle tenebre nell’episodio più estroverso della suite, con una melodia molto accattivante ma sempre tenuta sotto stretto controllo e quasi esibita con pudore.
Un lavoro di grande interesse ed originalità per un gruppo coraggioso da scoprire fra le ombre della sera.

 

 

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