Film ungheresi

L’affermazione del presidente del consiglio Conte riferita agli artisti ha provocato, sopratutto sui social, una certa qual resistenza condita ovviamente da ironia proprio da parte di un settore, quello dei musicisti jazz, che probabilmente si è sentito in qualche modo parte lesa.

Eppure, almeno a mio parere, la musica tra le diverse funzioni ha indubbiamente anche quella di divertire, innegabile direi, diversamente non si riesce ad immaginare il motivo che porta migliaia di persone in teatri o stadi superaffollati, in condizioni  abbastanza precarie da molti punti di vista, e magari sobbarcandosi ore di trasferimento, spesso a prezzi da affezione.

Comunque, a parziale discolpa del premier, bisogna prendere atto di una sua intervista di qualche mese fa in cui alla domanda specifica su quale genere musicale si dilettasse, la risposta sorprendentemente è stata: Mi piacciono il jazz, la musica d’autore italiana, il rock”.

C’è ancora una prova a favore di Conte: sicuramente la sua affermazione (“I nostri artisti ci fanno tanto divertire”) non si riferiva in nessun modo al jazz. E’ infatti risaputo che per l’italiano medio la musica afro-americana ha lo stesso appeal di un film ungherese di sei ore in lingua originale e senza sottotitoli dedicato ai cavalli nella pustza.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/22/giuseppe-conte-sono-stonato-ecco-che-musica-ascolto/5681562/?fbclid=IwAR35hcY7hUvCWUXgR8u-XnWKddqqFiHsN8K9Eo4odVBKvlriZ7eWiEcb7a8

 

1 Comment

  1. Dopo tre mesi di DCPM che avevano ciascuno un’articolato paragonabile al Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, di appelli notturni alla Nazione, è anche comprensibile che si ceda a qualche approssimazione colloquiale. Ai creativi che sembrano essersi adontati, rammento che non pochi anni fa abbiamo avuto un Ministro dell’Economia, poi incredibilmente folgorato sulla via di Damasco della lotta al Pensiero Unico, che ebbe a dichiarare che :”Con la cultura non si mangia”, massima enunciata con assertività degna della Piazza Venezia di qualche tempo fa. Il che poi non gii ha impedito di pubblicare fortunati best sellers, evidentemente l’incasso del copyright compensava la compromissione con l’imbelle e parassitario intellettualismo. Quindi cerchiamo di contentarci. Per i jazzisti: cercare di carpire all’Onorevole Conte il contenuto delle sue playlists (con Obama il giochetto riuscì, anche lì uscì a sorpresa molto Coltrane), rammentandogli che di questo passo rischiano rischiano di essere le ultime….. Milton56

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