Sky Blue, un capolavoro da riascoltare

Se la discografia di Bill Frisell ha ampiamente superato il centinaio di titoli quella di Maria Schneider è invece di segno opposto: dal 1992, anno del primo album (Evanescence),  ad oggi sono solamente otto i compact usciti a nome della compositrice di Windom, anche se per l’anno in corso è annunciato il nuovo disco, Data Lords.

Otto album tutti di alto livello, difficile scegliere il migliore. Forse, per maturità delle composizioni e degli arrangiamenti, Sky Blue ha quel qualcosa in più che invita, anche a distanza di anni dalla pubblicazione, ad un ascolto attento e partecipe e a qualche ulteriore valutazione.

maria

“I want to create beauty and hopefully each time you listen to the CD, you’ll hear something new.” (Maria Schneider)

Compositrice, arrangiatrice e band leader, la Schneider firma il lavoro più ispirato e più bello della sua già lunga carriera musicale intrapresa sotto l’ala tutelare di Gil Evans e Bob Brookmeyer. Ma quanta strada da quando la giovane Maria era assistente di Gil, e quanta personalità e che grande numero di idee permeano questo bellissimo album !

L’orchestra suona insieme dal 1988 e l’affiatamento è evidente, e per quanto difficilmente un gruppo cosi’ numeroso sia “esportabile” in Europa nella stagione dei festivals (meno che mai in quest’anno pandemico), il rimpianto è forte, pensando invece ai tanti nomi di dubbio valore che per anni hanno infestato i cartelloni estivi europei.

Tornando all’album, cinque sono i brani che lo compongono. Si va dagli otto ai ventuno minuti, e basterebbe il pezzo più lungo, la stupefacente Cerulean Skies per gridare al capolavoro. Tre brani sono lunghe vetrine per lo strumento solista, nella perfetta tradizione Gil + Miles, e due sono invece composizioni tonali più complesse e di largo respiro.

Il tenore di Perry la fa da padrone nel brano Rich’s Piece, cosi’ come il clarinetto di Scott Robinson dalle tonalità prossime al kletzmer nei ritmi peruviani di Aires de Lando. E’ il flicorno di Ingrid Jensen invece a scandire il primo brano, The Pretty Road . Sky Blue e Cerulean Skies sono invece lunghe e setose composizioni di rara pregnanza ed intensità, dove i solisti si affacciano in assoli ispirati; ma sono il tessuto compositivo, le armonie brillanti e gli arrangiamenti complessi che riluccicano di straniante bellezza che danno la cifra del valore di questa musica.

Cerulean skies è introdotta dai fiati che richiamano il canto degli uccelli, poi, la composizione si articola in tre fasi distinte con gli assoli di McCaslin al tenore, Gay Versace alla fisarmonica e Charles Pillow all’alto, fino al finale con l’intervento della voce di Luciana Sousa a rimarcare il profondo amore della Schneider per la musica brasiliana.

Nessun momento di appannamento o di ispirazione calante fanno di Sky Blue uno degli album più significativi dall’inizio degli anni 2000 ad oggi. Non cercatelo però nei negozi, da quando Maria incide per Artist Share la vendita è solo on-line, ulteriore segno distintivo che accomuna la Schneider ad un altro fuoriclasse della orchestrazione, George Russell. Sempre per Artist Share nel 2015 è uscito il notevole The Thompson Fields, album del quale torneremo a parlare in futuro.

Track listing: The ‘Pretty’ Road; Aires de Lando; Rich’s Piece; Cerulean Skies; Sky Blue.

Personnel: Maria Schneider: composer, arranger, bandleader; Steve Wilson: alto and soprano saxophones, flute, alto flute, soprano saxophone solo (5); Charles Pillow: alto saxophone, clarinet, piccolo, flute, alto flute, bass flute, alto saxophone solo (4); Rich Perry: tenor saxophone, flute, tenor saxophone solo (3); Donny McCaslin: tenor saxophone, clarinet, tenor saxophone solo (4); Scott Robinson: baritone saxophone, clarinet, bass clarinet, clarinet solo (2); Tony Kadleck: trumpet, flugelhorn; Jason Carder: trumpet, flugelhorn; Laurie Frink: trumpet, flugelhorn; Ingrid Jensen: trumpet, flugelhorn, flugelhorn and trumpet solo with electronics (1); Keith O’Quinn: trombone; Ryan Keberle: trombone; Marshall Gilkes: trombone; George Flynn: bass trombone, contrabass trombone; Ben Monder: guitar; Frank Kimbrough: piano; Jay Anderson: bass; Clarence Penn: drums; Gary Versace: accordion (1, 2, 4), accordion solo (4); Luciana Sousa: voice (1, 4); Gonzalo Grau: cajon, palmas, percussion (2), percussion (4); Jon Wikan: cajon, palmas (2), percussion (3, 4).

Foto tratte dal sito di Maria Schneider

 

1 Comment

  1. … eh, purtroppo in Europa non si doveva attendere il Virus del Secolo per vedere ridotte a presenze fantasmatiche le big bands, sono arrivate prima le dinamiche del mercato della musica. Un’intera dimensione di espressione che si è persa, e con essa lo stimolo ed il modello per analoghe esperienze nel Vecchio Continente.Rimane quindi vitale il medium discografico, e bene fa la Schneider a gestire in proprio le sessioni di registrazione. Una distribuzione un po’ più ‘comunicativa’ però non guasterebbe. La cosa non deve esserle sfuggita, visto che su Spotify è proprio ora comparsa una sorta di antologia dei suoi album, ‘The Essential Maria Schneider’……. un utile teaser…. Milton56

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