Lecco Jazz Festival: buona la prima

Foto diLuigi Maffettone
Apertura notevole del festival lecchese ieri sera, dopo lunghi mesi di lockdown per artisti e pubblico: di scena il rodato trio del batterista romano Roberto Gatto, un musicista che a queste latitudini non è facile incocciare e che, a mio modo di vedere, era la proposta più stimolante dell’intera rassegna.
Senza mai spezzare il legame con la tradizione, il trio si muove all’insegna della sperimentazione legata alle nuove sonorità e porta per mano il pubblico nel mondo dell’elettronica e dell’improvvisazione, dando vita ad una performance multiforme. Momenti di grande energia e groove si alternano ad altri di intenso lirismo e sonorità spesso vicine al prog rock. Il suono del trio è connotato dal piano magistralmente suonato da Santimone, dai synth analogici, dai loops, dall’utilizzo di live electronics da parte di tutti e tre.
Nella caverna informe di strati sonori elettronici spesso il basso elettrico emerge e scandisce potenti linee ripetute sulle quali prontamente si inserisce il drumming potente e calibrato di Gatto, dando mano libera alle improvvisazioni del pianista che spaziano da una moderna e rivisitata fusion a ballate di meravigliosa intensità. E’ cosi’ che da un iniziale brano dalle potenti ramificazioni elettroniche, sulle tracce dei Necks per rendere l’idea, si passa ad una brillante Aquarela do Brasil, composizione di Ary Barroso scritta nel 1939, scandita da una lunga introduzione di Gatto al tamborim.
Ma c’è spazio anche per la canzone italiana, quella d’autore e meno battuta naturalmente, si tratta di Improvvisando di Gianni Ferrio, portata al successo da Mina nel 1963.
Tra momenti di assoluta libertà armonica e ritmica si fanno largo anche temi immortali della musica jazz: l’ellingtoniana Black and Tan Fantasy precede la finale Happy House di Ornette Coleman.
Roberto Gatto ha dato a questo gruppo il nome di “Perfect Trio”, a indicare la formazione in cui attualmente si trova più a suo agio e che gli permette di suonare tutta la musica in assoluta libertà. Un gruppo veramente affiatato e di alto livello, in cui emergono i talenti di ciascuno in maniera paritaria.

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