R.Brecker/E.Marienthal – Double Dealin’

RANDY BRECKER – ERIC MARIENTHAL “Double Dealin’” – Shanachie Records

Fusion’s not dead! No, non si tratta (solo) di nostalgia canaglia, la sensazione è nota ed è un’altra: qui rischiamo di perderci qualcosa a forza di stare chini con gli stetoscopi a decrittare geroglifici sumeri di opere che rimandano ad esecuzioni egoiche, pietre filosofali in itere, stream of consciousness al nero d’Avola, insomma vivaddio, questo è un disco che di certo non cambierà la storia della musica e tanto meno le rotazioni della terra, ma mi ricorda implacabilmente uno di quelli con cui io e mio cugino ci giravamo tutta la notte sulla Lancia Delta fiondata nella nebbia padana, ciondolando il capo come fossimo a New York City (si, nostalgia canaglia, ok).

Che poi Eric Marienthal sia un fior di strumentista non lo scopriamo certo noi in queste lande, semmai questo disco ne è conferma palmare, purtroppo certi lavori troppo patinati licenziati per la GRP dei tempi d’oro, ed altre label, lo hanno confinato in un limbo smooth ricco più che altro di soddisfazioni economiche, ma quando il contesto diventa schiettamente funky, come accade in questo “Double Dealin’”, i suoi sassofoni tornano ad arroventarsi e ad essere totalmente funzionali ai brani, l’intesa con l’altro pokerista superstar Randy Brecker appare più che buona sia nei divertenti medium tempo (“3 Deuces” è una mano vincente) che nei momenti più riflessivi, come nella ballad con cui la band ricorda il fuoco chitarristico di Chuck Loeb, un amico andato avanti (“Mind The Fire” con Marienthal al contralto) o quando si sgasa a tavoletta su un altro veloce ed orecchiabile tema funk (“Fast Lane”) che potrebbe far da sigla a qualche spettacolare telefilm poliziesco.

Randy Brecker si conferma in un ottimo momento di vena e sono i suoi spunti a dare un peso specifico jazzistico rilevante all’intero lavoro. Se poi si pensa a questa scena ed ai suoi assi non esistono due ospiti migliori di quelli invitati, ovvero John Patitucci al basso e Dave Weckl alla batteria, tritolo che s’innesca per sviluppare un suono coeso, un congegno funkeggiante messo su da George Whitty nel multi-ruolo di compositore, tastierista, produttore, tecnico del suono e manipolatore elettronico.

Sono passato gli anni, ne abbiam cambiate di Lancia, ma questa musica energetica e tecnicamente perfetta continua a macinare chilometri e a divertirci con onestà, mica poco in questi tempi sospesi…

(Courtesy of AudioReview)

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