Le magie di RaiStereoNotte

Il segnale scattava a mezzanotte e trenta con le note della sigla “Viaggiando” di Roberto Colombo. E poi era tutta una lotta a cercare di compensare l’interesse vorace per l’ascolto con il tempo del sonno, pensando che l’indomani sarebbe arrivata, inesorabile, la sveglia.

Era inevitabile che l’epopea del programma Rai musicale più famoso nella storia della radio notturna, dominatore dell’etere radiofonico dalle 0.30 alle 5.45 per tredici anni, dal 1982 al 1995, con riprese in vari formati nel nuovo millennio, dovesse essere degnamente celebrata anche su carta stampata. Il libro “RaiStereoNotte “(iacobelli editore, pagg.320, €20) appena pubblicato a cura di Giampiero Vigorito, storico conduttore della trasmissione e direttore della rivista Rockstar, è un vero atto d’amore per quell’avventura nata un pò per caso e divenuta fondamentale per le vite di moltissimi, fra ideatori, conduttori ed ascoltatori, che nei periodi di massimo splendore arrivavano a due milioni. A partire dal suo creatore, Pierluigi Tabasso, illuminato e lungimirante dirigente Rai, scomparso nel 2014, nei confronti del quale è palpabile il debito di affetto e di riconoscenza da parte di tutti i conduttori, scelti all’epoca da radio private, riviste specializzate o dal mondo del collezionsimo musicale. Da quegli studi, collocati nella sede decentrata di Via Po 14 in un palazzo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono passate tante voci ed iniziate tante carriere del giornalismo musicale. Stefano Bonagura (il primo conduttore alla mezzanotte dell’8 novembre 1982), Ernesto Assante, Giuseppe Videtti, Marco Boccitto, Massimo Cotto,Teresa De Santis, Felice Liperi, Stefano Mannucci, Enrico Sisti, Fabrizio Stramacci e moltissimi altri.

Il libro cerca in qualche modo di ricalcare la struttura del programma, che vedeva alternarsi al microfono cinque ( ed in seguito sei) diversi conduttori, a rappresentare i più disparati universi musicali, ciascuno con la propria borsa carica di vinili, da cui spuntavano musiche che difficilmente avrebbero trovato ospitalità diurna negli studi radiofonici. Senza preclusioni e steccati, la radio notturna diffondeva rock, pop, jazz, punk, elettronica e ambient, folk, canzone d’autore e world music, termine che iniziava a fare capolino dalle presentazioni. Tutto rigorosamente attinto dalle discoteche private dei conduttori. Dentro la copertina, dedicata a tutti i night DJs con un’immagine elaborata della cover di “The Nightfly” di Donald Fagen, sigaretta, microfono e vinile di Sonny Rollins sul piatto, in diretta dalla stazione indipendente Wjaz per il suo programma di “Jazz and conversation”, la prefazione di Carlo Massarini, che traccia la preistoria del programma partendo dai suoi progenitori “Per voi giovani” e “Popoff“, e quindi voce ai conduttori, sia stabili (ogni turno durava quattro mesi) che avventizi. Ogni protagonista ha un duplice spazio: quello dei ricordi personali, e qui il libro dispensa una valanga di aneddoti e storie che lasciamo ai lettori il gusto di scoprire, e quello della musica, in cui ciascuno racconta il proprio disco o musicista più rappresentativo del periodo.

C’è poi una parte, la più triste, “for absent friends“, dedicata ai protagonisti oggi scomparsi, Maria Laura Giulietti, Lucio Seneca, Enresto De Pascale, Giancarlo Susanna, Paolo De Bernardin, Roberto Sasso, Maurizio Iorio, Alessandro Mannozzi.

La scia di affetto che il programma ha procurato si è trascinata fino ai giorni nostri, i giorni di internet, con una sorta di archivio digitale creato attraverso una meticolosa ricerca e un costante lavoro di organizzazione tra vecchi ascoltatori che avevano registrato puntate su vecchie audiocassette gelosamente custodite: nell’ottobre 2014 è nato “Via Po 14”, archivio telematico delle puntate di Rai Stereonotte del periodo 1982/1995. Il sito http://viapo14.it/ curato dall’ascoltatore Giovanni de Liguori, è consultabile gratuitamente e viene costantemente arricchito e aggiornato con notizie e nuove puntate. Qui le voci di tutti quei compagni della notte, tornano a rivivere con un semplice clic.

In occasione della compilazione del libro, è stata anche indetta una raccolta di pensieri degli ascoltatori, che costituisce la penultima sezione, prima degli attestati di stima di musicisti ed altri personaggi noti. L’ho saputo in ritardo, altrimenti avrei partecipato volentieri, ma rimedio qui. A quei tempi, i primi anni ’80, Sterenotte era per me una compagnia usuale, frequentata nei limiti del possibile o del compatibile con il risveglio del mattino, assieme a riviste musicali e negozi di dischi della mia città. Mi dibattevo fra esami universitari e prime avventure nel giornalismo, accarezzando un futuro che poi avrebbe preso una piega del tutto diversa. Avrei voluto con tutte le forze essere uno di loro, ma forse è mancata un pò di incoscienza giovanile. La sigla del programma mi è rimasta comunque nel cuore, ed oggi risentirla mi emoziona come se avessi trovato, anni dopo, una vecchia lettera di una persona cara.

L’anno prossimo saranno quaranta anni dall’inizio delle trasmissioni, ed in attesa del futuro anniversario ricordiamo una battuta tratta da quello più recente, di uno dei conduttori storici, Alberto Castelli. “35 anni fa, quando qualcuno di noi chiese come comportarsi con la musica, un alto dirigente, un gran ciambellano del nulla, disse: mettete quello che volete, tanto di notte non vi sentirà nessuno. Pierluigi Tabasso sorrise. E io pensai “ idiota, allora apriamo il Circo Barnum”. Poi sorrisi anch’io. Ecco in quel periodo sorridevamo tanto. Del resto, non ci sentiva nessuno.

Foto di gruppo per quelli di Stereonotte

4 Comments

  1. Appartengo alla generazione precedente, quella di Bandiera Gialla e Per Voi Giovani, ma naturalmente ho ascoltato molte volte anche RaiStereoNotte, di cui ricordo con piacere il sottofondo musicale nei viaggi di ritorno dopo i concerti a Milano. Sto leggendo anch’io il libro, che trovo particolarmente efficace. Devo dire, per quanto concerne il mio gusto pesonale, che oggi la programmazione a quell’ora notturna è ancora più stimolante grazie ai conduttori di Battiti, decisamente più jazz oriented, ma gli anni di RaiStereoNotte mantengono comunque il fascino della scoperta e della novità, tutte qualità oggi piuttosto difficili da reperire nel panorama musicale contemporaneo.

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  2. Io sono uno degli ascoltatori dei 2000, ma quanta musica mi ha fatto scoprire Stereonotte. Quanti viaggi notturni in compagnia, con le antenne sempre dritte per scovare qualcosa di nuovo, prima che la rete fosse così accessibile come oggi. Lo leggerò con piacere.

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