Mingus At Carnegie Hall

CHARLES MINGUSMingus At Carnegie Hall DeLuxe Edition (Atlantic)

Supporti disponibili: Box 3 LP / 2 Cd

L’ultima novità targata Atlantic propone in versione completa uno dei più famosi exploit dal vivo (1974) del genio di Nogales e pone i mingusiani Docg di fronte ad un dilemma piuttosto semplice: doppio CD o triplo LP? Faites vos jeux, rien ne va plus, l’importante è non lasciarselo sfuggire (strenna perfetta per il Natale di un jazzfan?) vista la mole di nuova musica che è stata aggiunta all’originale LP che si componeva di soli due brani dalle squisite fragranze ellingtoniane, ovvero “C Jam Blues” sul lato A, e “Perdido” sul lato B, eseguiti da un torrido nonetto che allineava niente meno che Charles McPherson, John Handy, Hamiet Bluiett, George Adams e Rahsaan Roland Kirk alle ance, un ventenne Jon Faddis alla tromba, Don Pullen al piano e Dannie Richmond alla batteria. La versione di Perdido, in particolar modo, ci trasporta in 22 minuti dallo swing al post-free e tutta l’orgiastica carica mingusiana lascia ancora attoniti per la veemenza ed il livello parossistico in cui gli assoli si susseguono, tra virtuosismi d’ogni tipo.

Quella jam macinata da tanti ascolti resta senza alcun dubbio un brillante esempio di convergenze stilistiche sublimate da Mingus in composizioni istantanee che, partendo dai blocchi ellingtoniani, fan convivere le più potenti pulsioni avant garde, blues e post bop in una forma che ora potremmo pure classificare come d’audace classicità, in cui i solisti s’esprimono con intensità totale ma senza sgarrare, calati in una sorta di cerimonia d’esplosiva coerenza.

La rimasterizzazione DeLuxe dell’Atlantic sistema al meglio questo affresco del tardo Mingus (il Nostro ci lascerà 5 anni dopo) lasciando in coda i due brani noti, e scopriamo così che questi furono eseguiti invertiti nell’ordine, con “C Jam Blues” che suggella il concerto, e soprattutto aggiungendo un’ora e un quarto di grande jazz in sestetto, senza Kirk, Adams e McPherson, in pratica con i “fedelissimi” a cui si aggiunge il solo Jon Faddis, a miracol mostrare, con i suoi celebri sovracuti vorticosi di matrice gillespiana.

Mingus, dopo aver introdotto la band, sciorina estese versioni dei suoi brani “Peggy’s Blue Skylight” (1961), “Celia” (1957), “Fables Of Faubus” (1959) ed il blues del pianista Don Pullen “Big Alice” che precede l’ingresso in scena di Roland Kirk & Company. Del tutto granitica l’intesa tra il bassista leader, che infila un raro assolo dalle cadenze ironiche nella sempre graffiante “Fables of Faubus”, e Dannie Richmond, batterista sottile e flessibile che sarebbe il caso di rivalutare compiutamente dal punto di vista critico, visto il livello assoluto del suo drumming, la varietà delle dinamiche, l’inesausto impulso e rilancio di ogni idea mingusiana. “Dannie mi aveva messo a disposizione la sua mente assolutamente aperta perchè la potessi lavorare come argilla” ebbe a dire Mingus in un’intervista in cui celebrava il suo luogotenente. Erano i tempi in cui i titani del Jazz calcavano questa terra. E comunque il sestetto del primo, ritrovato set propone esecuzioni d’eccellenza, “ecclusiastiche” nello spirito, e adesso l’intero concerto, con tutta la carica di un furioso lirismo che cercherà di essere ripreso in altri ambiti e con risultati spesso sgangherati se non deleteri, assume ora, nella sua completezza, i galloni di “must” della discografia di Charles Mingus. (Courtesy of Audioreview)

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