Gli Oscar: i ‘libri transistor’ che conquistarono alla lettura molti italiani. Nel 1965 si vendevano ancora in edicola
Ci sarà qualcuno che forse troverà il titolo poco consono ai tempi che corrono, ma la musica continua a correre per le strade del mondo anche in tempi di guerre, alluvioni, crack finanziari globali. Ed il fatto che parecchi non se la possano permettere, anzi neppure pensarci, dovrebbe farci riflettere su quanto siamo fortunati noi a potercela consentire, magari inseguendola in luoghi che diversamente non avremmo mai scoperto. E non è cosa frivola, serve a ‘rimanere umani’, grande antidoto a molte barbarie incombenti.
Mentre in molte grandi città è già il momento di quella che i londinesi chiamano la ‘silly season’ (ma dalle nostre parti spesso non è facile capire quando cada la ‘smart season’…), in molta della grande provincia italiana è il momento di appuntamenti musicali estivi, quasi sempre molto attesi a livello locale e non solo.
Andiamo in ordine di priorità/prossimità. Novara Jazz compie vent’anni, un traguardo veramente notevole considerati gli chocs dell’ultimo decennio e le loro potenti e durevoli ripercussioni su tutto il mondo delle musiche non accademiche. Si tratta di uno dei pochissimi festival italiani con una fisionomia netta e riconoscibile, che si è venuta consolidando nel tempo: ha sempre guardato alle esperienze più innovative e vivaci, cercando sia negli States, che in Europa e nell’Italia delle cantine. E non si tratta di un fuoco di paglia estivo, ma di una realtà che coltiva il suo pubblico per tutto l’arco dell’anno con proposte di grande livello, che molto difficilmente fanno capolino altrove.
E proprio la presenza di un pubblico che, sia pur in gran parte non specialistico, è peraltro avvezzo alla curiosità che influisce palpabilmente su musicisti che altrove verrebbero percepiti come ‘ostici’ o ‘di nicchia’, e che qui invece riescono a sfoderare un calore comunicativo ed una scioltezza che spesso non traspare dalle loro prove discografiche. Molto fanno anche le location raccolte e suggestive in cui si dipana il festival, che vi faranno scoprire una Novara dal fascino discreto ed insospettato. Ragion per cui mi sento di consigliare questa rassegna a chi voglia rompere il ghiaccio per la prima volta con musiche di ricerca (mettiamo in soffitta il termine ‘avanguardia’, un tantino supponente ed ormai decisamente anacronistico).
Nel suo secondo weekend (tutto concentrato in Novara città, al contrario del precedente disseminato sul territorio), Novara Jazz cala i suoi assi. La torta del compleanno dei vent’anni è veramente ricca. Come al solito scelgo fior da fiore, rinviando alla consultazione del programma complessivo per approfondimenti.
Il mio bouquet è già di per sé molto ricco. Inizierei venerdì 9 giugno, nel tardo pomeriggio, con il solo di Pasquale Mirra, a mio avviso il vibrafonista di maggior talento della nostra scena. L’estro e la coinvolgente comunicativa del nostro risalteranno ancor più nello spazio raccolto del giardino del Museo Faraggiana Ferrandi (un ex dimora patrizia che ospita una ragguardevole collezione naturalistica ed antropologica). Un’esperienza da non perdere, anche perché è raro ascoltare il nostro al di fuori della cornice delle sue collaborazioni internazionali di gran livello (Nicole Mitchell, Hamid Drake, a Novara Rob Mazurek e la sua Exploding Star Orchestra). Aspettiamo sempre con impazienza la creazione di un suo gruppo stabile.
Sabato 10 mattina un classico di Novara Jazz: il concerto in solo negli spazi oceanici di S.Gaudenzio con la sua gigantesca cupola alta quasi 70 metri. Questa volta a sfidare l’acustica singolare e labirintica sarà un flauto, strumento ben più delicato ed esile del violoncello di Ernst Reijseger e della tromba di Peter Evans delle scorse edizioni. Ma lo strumento è nelle mani di Nicole Mitchell, il flauto numero uno della scena jazzistica (e forse non solo di quella). La Mitchell ci ha abituato a prodezze al limite del possibile, l’appuntamento con il cupolone sarà senz’altro memorabile.
Nella stessa mattinata nel delizioso giardino di Palazzo Natta sarà la volta del duo Rob Mazurek /Damon Locks, New Future City Radio. Formazione nuova di trinca, è appena uscito un loro album per International Anthem. Il trombettista Mazurek (che frequenta anche molto l’elettronica, però) è un po’ il nume tutelare di questo festival, dal momento che si ascolteranno sia diverse formazioni che ruotano intorno a lui, che isolatamente molti musicisti che le compongono.
Infatti nel pomeriggio sarà la volta di una di questi, la pianista Angelica Sanchez: di lei basti dire che quando la salute malferma costrinse Cecil Taylor negli ultimi anni a dare vari forfait, fu lei la prima scelta di sostituzione indicata dallo stesso Taylor. Direi che tanto basta.
Ancora nel pomeriggio di sabato 10, un trio di habituees di Novara Jazz, Gabriele Mitelli alla tromba e molto altro, il poderoso John Edwards al basso e l’altro veterano Mark Sanders alla batteria, accompagneranno il sassofonista Joe McPhee. Lo si potrebbe definire un puro & duro al punto tale che venne scoperto in Europa dal mitico festival svizzero di Willisau e solo sull’onda delle numerose registrazioni per la benemerita etichetta Hat Hut si fece notare in America, dove pure aveva collezionato nell’ombra collaborazioni di gran livello del tipo di quella con Jimmy Giuffrè e Peter Brotzmann.
A chiudere la giornata forse il pezzo forte del festival: nel cortile del Broletto comparirà la Exploding Star Orchestra. La creatura di Rob Mazurek dovrebbe apparire con gran parte della formazione che ha registrato il recentissimo album ‘Lightning Dreamers’, una delle novità più intriganti delle ultime settimane. Anche questa occasione d’ascolto veramente rara alle nostre latitudini.
Dopo questo sabato adrenalinico, la domenica 11 giugno prenderà un passo un poco più rilassato. Nel pomeriggio il ‘nemo propheta in patria’ Joe McPhee si cimenterà in un solo al sax nella piccola Chiesa del Carmine: esperienza completamente opposta a quella di S.Gaudenzio, qui musicista e pubblico si guarderanno letteralmente nel bianco degli occhi con un intenso effetto feedback reciproco.
Poi ancora Gabriele Mitelli in un trio che più ‘cutting edge’ non potrebbe essere, annoverando il chicagoano Mikel Patrick Avery, che per sola comodità di linguaggio presentiamo come un percussionista, ed il bassista norvegese Ingebrigt Håker Flaten, uomo dal curriculum internazionale multiforme (Mats Gustavsson, lo stesso Rob Mazurek e molti altri).
A fine pomeriggio nel Chiostro del Duomo l’ospite d’onore Mazurek fonderà due delle sue creature più sperimantate e vitali, che daranno vita al Chicago Sao Paulo Underground: il mix del calore brasiliano con le audacie chicagoane promette scintille.
Questo il mio ruolino di marcia, come si vede piuttosto intenso: ma fortunatamente tutti i siti dei concerti si trovano nel raggio di pochi minuti a piedi l’uno dall’altro. Come di consueto, segnalo che c’è anche dell’altro, tra cui ognuno di voi potrà trovare ulteriori occasioni di interesse.
Mi ripeto: anche se non avete frequentato sinora musiche di ricerca, quella di Novara è un’occasione pressochè unica di approcciarle nella loro dimensione più congeniale e coinvolgente, quella del live a distanza ravvicinata dal pubblico: vi assicuro che è tutt’altra esperienza rispetto ad ascolti discografici che talvolta peccano di una certa rigidità ed astrazione. Buone avventure. Milton56
…ed eccolo lo sciamano Rob Mazurek e la sua dream band di ‘Lightning Dreamers’: un assaggio di quel che vi aspetta a Novara

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