Acquerelli da Novara

Le mie sono semplici pennellate di colore, la cronaca minuziosa e analitica verrà dalla penna di Milton che il festival l’ha vissuto intensamente e non fugacemente come me.

Ho scelto la giornata di sabato per la varietà e la consistenza delle proposte, adeguandomi ad una sveglia all’alba e un ritorno a notte fonda. Ma ne è valsa ampiamente la pena, e lo dico oltretutto da interista che ha rinunciato alla finale di Champions per il festival jazz.

I concerti live, soprattutto se concentrati in una unica giornata e numerosi, danno spesso sensazioni contrastanti agli appassionati. Sappiamo con l’esperienza che aspettative, stati d’animo, sensibilità, conoscenza dei musicisti e stanchezze psico fisiche producono spesso pareri diversi, a volte perfino inversi, tra gli stessi amici seduti fianco a fianco. Ho ascoltato pertanto impressioni contrastanti, Milton ne sarà testimone in prima persona, su quanto accaduto nei vari palchi assemblati per la città.

Innanzitutto, prima di mettere mano a pennello e colori, un grazie a chi da vent’anni organizza questo magnifico festival invitando musicisti che non è facile trovare nella penisola sotto le insegne della maggior parte dei festival.

La mattinata doveva iniziare con il flauto soave di Nicole Mitchell nell’ambiente mistico della Basilica di San Gaudenzio, ma, complice un volo aereo, Nicole non è ancora arrivata e allora invece di sonorità meditative ed aeree, eccoci proiettati nel muro di suoni elettronici post industriali costruito da New Future City Radio. Rob Mazurek, Damon Locks e Mauricio Takara ci danno un ruvido buongiorno nel bellissimo giardino di Palazzo Natta. Bene ma non benissimo.

Nel pomeriggio il cortile di Palazzo Bellini ospita due grandi ladies che si spartiscono la scena a turno: finalmente la Mitchell con flauto, voce ed elettroniche che traccia in una mezz’ora un esaustivo quadro di tecnica strumentale, voli a tutto campo e ambienti aerei suggestivi.

Le dà il cambio una ispirata Angelica Sanchez che in un altra mezz’ora incanta con un set ora pensoso e a tratti lirico, ora spumeggiante e ritmicamente intenso. Benissimo.

Nel tardo pomeriggio nel cortile del Castello Sforzesco è di volta il trio di Gabriele Mitelli rinforzato da quel gigante che si rivela Joe McPhee, che a dispetto dei suoi 83 anni sfoggia un suono caldo e una vena lirica magnificamente supportata da quei formidabili musicisti che sono Mark Sanders alla batteria e John Edwards al contrabbasso. Il leader, più impegnato con elettroniche varie che alla tromba, mostra una costante crescita e data la giovane età il margine è sicuramente ancora molto ampio. Benissimo anche questo set.

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La serata si svolge nel cortile del Broletto e vede il nonetto della Exploding Star Orchestra con a capo Rob Mazurek presentare l’album da poco uscito, Lightning Dreamers. Con lui nella formazione, diversa rispetto al disco, Chad Taylor, Mauricio Takara, Pasquale Mirra, Damon Locks, Nicole Mitchell, Angelica Sanchez , Ingebrigt Håker Flaten e Miikel Patrick Avery.

I nove danno vita ad un set generoso nei tempi e squassante nell’impatto sonoro. Musica sempre tesa, vibrante e carica ritmicamente. Assoli devastanti di Angelica Sanchez, subito imitata da un Pasquale Mirra semplicemente strepitoso, una sezione ritmica vulcanica e poi la tromba e il flauto che si impennano a turno e, nonostante il fitto e insopportabile cicaleccio delle persone assiepate ai tavoli del vicino ristorante, riescono a fare dimenticare istinti omicidi nel vostro cronista già duramente provato dalla sconfitta interista. Più che benissimo. Meraviglioso.

2 Comments

  1. Perfetto . Questo tipo di resoconti a botta calda sono tanta manna per i lettori che amano, oltre che gli approfondimenti, la cronaca spicciola degli eventi live. Bravo Roberto

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