Nicole Mitchell in azione…..
Ed eccomi ‘precettato’ dall’amico Rob53 a parlarvi di Novara Jazz 2023. L’unico mio titolo aggiuntivo e preferenziale probabilmente è stato quello di esser stato presente oltre che sabato scorso, anche domenica pomeriggio.
Purtroppo non c’ero nel pomeriggio di venerdì: e da quel che ho sentito sabato sera ho motivo di dolermene. La performance in solo di Pasquale Mirra al vibrafono deve esser stata di gran livello, e poi il nostro era reduce dai postumi di un serio infortunio e meritava ancora più supporto. Tuttavia l’Italia jazzistica è piccola e spero di rifarmi al più presto, possibilmente in occasione in cui finalmente Mirra compaia come leader, il momento è maturo.
Alle disavventure aereonautiche della Mitchell ha già accennato Rob53: il mancato concerto a S.Gaudenzio è stato un vero colpo mancino della sorte, soprattutto per un fan di lunga data della flautista come me. Ma di lei si parla oltre.

Giusto per confermare il granitico monolitismo del collettivo di Tracce, non definirei quello di New Future City Radio un ‘ruvido buongiorno’, non foss’altro perché è arrivato a mezzogiorno suonato. E poi se diamo del ‘ruvido’ alla loro musica, cosa dovremmo dire di quella di altri, per esempio di Mats Gustafsson e c., giusto per fare un nome a caso ;-)? Portare a Novara Rob Mazurek (tromba normale e pocket ed altro), Damon Locks (voce ed elettroniche) e Mauricio Takara (percussioni ed altro) mentre del loro album circola ancora solo un brano campione è stato il primo dei colpi a segno dell’edizione 2023. Il tutto nel raccolto e delizioso giardino di Palazzo Natta, un’ambiente alquanto suggestivo per la musica del trio.

La tromba di Mazurek è fondamentalmente lirica, stavolta c’è stata sostanziale rinuncia ad effetti aggiunti (riverberi, campionamenti). Il nostro era ancora più concentrato sul suono, agevolato da rarefazione e distensione del discorso strumentale. Palese e deliberato il marcato contrasto con le composite sonorizzazioni metropolitane di Locks, con il suo spoken word reso remoto ed alieno da filtri che lo disseccano in gamma telefonica. Sarà suggestione peregrina, ma questa dialettica mi evoca a volte l’ultimo Miles Davis ed i suoi fondali ‘fauve’. Eppure da questa musica così segnata dalla presenza dell’elettronica non manca mai il respiro della natura, gli spazi ed i cieli ampii del Brasile, che nei tre anni di permanenza laggiù hanno fatto di Mazurek un musicista diverso dagli altri della ‘cutting edge’ americana di oggi. A preservare questo legame ancestrale con quell’oceano verde e quel continente musicale largamente insondato che è il Brasile ci pensa Mauricio Takara, musicista di cui scommetto che leggerete poco in altre e più autorevoli cronache novaresi. Mentre nel futuro album International Anthem il suo ruolo sarà di semplice ospite (seppure in diversi brani), la sua presenza in concerto è stata costante e soprattutto il suo beat sinuoso ed ondulatorio ha assicurato al trio quella fitta ed intricata trama connettiva che il carattere rapsodico degli interventi di Mazurek e Locks esigeva. Un ruolo che nei sets novaresi è spesso toccato ad altri uomini dell’elettronica: circostanza che fa meditare un ascoltatore che come me è nato e cresciuto lontano dal mondo dei circuiti e dei microprocessori. Riga finale: per me molto bene, anche perché nell’occasione è emerso un volto di Mazurek che non riapparirà dopo negli altri concerti.
Nicole Mitchell. Un idillio contrastato quello mio con lei. Nel mio carnet figura un solo concerto con Nicole in primo piano, ma si tratta di andare molto indietro negli anni. Quanto al concerto vicentino del Tiger Trio (Mitchell, Myra Melford piano e Joelle Leandre basso) di quasi un mese fa, beh… nel complesso mi ha lasciato delle perplessità: romantico sì, ma non sordo…. Incassato il colpo della cancellazione del solo sotto l’esoterica cupola di Antonelli (non c’è festival jazz senza aerei che non arrivano, strumenti disguidati all’altro capo del globo sempre dalle stesse efficientissime aereolinee…), aspettavo con massima impazienza il set di recupero spostato al pomeriggio nello storico Palazzo Bellini (Fondazione BPN). Ambiente anche qui di grande fascino, un cortile interno ad un palazzo neoclassico, contornato da un alto e spazioso colonnato: una sorta di chiostro laico insomma, più monumentale di quelli conventuali. La pianta pressoché quadrata però annunziava un ambiente acustico non facile. DI fatto poi il concerto è stato una sorta di condominio tra la Mitchell ed Angelica Sanchez, cui sono toccati circa 30 minuti ciascuna: forse questo taglio è risultato congeniale ad entrambe le musiciste, un po’ meno al fan della Mitchell in crisi d’astinenza.
La Nicole abile orchestratrice e compositrice impagina il set in brevi quadri distinti. I primi sono dominati da una vorticosa carrellata sul flauto contemporaneo. Abbiamo visto le affascinanti iridescenze dello strumento ipersoffiato (Roland Kirk ed Eric Dolphy sorridono lontano da qualche parte), l’emissione e la pronunzia aggrovigliate da una tecnica ‘slap’ simile a quella di alcuni sassofonisti, un fraseggio acrobatico fatto di intervalli e salti vertiginosi, un discorso condotto con estroso dinamismo e punteggiato di sfumature acide. La flautista movimenta il set facendo gradatamente entrare in campo basi elettroniche preregistrate, caratterizzate da sonorità liquide che talvolta mi sono sembrate un tantino datate. L’irruenza è quella di un Sam Rivers, ma il controllo ed il senso di struttura sono di gran lunga più saldi e lucidi. Di fronte a questa serie ininterrotta di audacie chissà se dal Boulez che guardava di traverso il jazz non sarebbe partito un invito per il suo IRCAM. L’epilogo del breve concerto ha avuto un andamento più disteso, e questo sì vagamente bucolico. I piccoli quadri finali sono stati inframezzati da brevi interventi vocali e da qualche verso poetico: fortunatamente Mitchell è dotata anche di una voce molto armoniosa ed aggraziata che ha elevato la cosa al di sopra dell’adesione alla moda corrente dello spoken word degli strumentisti.
Bottom line. Avevo perso un po’ di vista la Nicole flautista ed improvvisatrice. In una manciata di minuti ed attraverso una serie di miniature è ricomparso con bella sicurezza il flauto n.1 della scena jazz (e forse non solo di quella). Ora l’ammiratore di lunga data attende con impazienza che tra i molti impegni accademici e di compositrice per organici complessi Mitchell trovi il tempo di regalarci un nuovo album da leader in cui sviluppi compiutamente i fascinosi bozzetti ascoltati a Palazzo Bellini. Qualche ora dopo vedremo ancora altre e diverse prodezze, ma questa è storia di una prossima puntata. Stay tuned. Milton56
Una NIcole d’annata (Padova 2008) impegnata in un assolo che definirei rilassato a confronto di quello che si è sentito a Novara….
