Keith Jarrett & Charlie Haden – Last Dance

Nella precedente vita on line Tracce di Jazz aveva accumulato un notevole numero di recensioni di concerti e album. Siamo riusciti a salvare pochissimo di quel materiale, ma ogni tanto riemergono pagine che sono ancora attuali e fresche e meritano una riproposizione. Questa recensione è stata pubblicata il 26 giugno 2014, nove anni fa. Molta acqua è passata sotto i ponti, Haden non c’è più e Jarrett ha subito un ictus che gli ha tolto l’uso della mano sinistra, e, di fatto ha chiuso la sua carriera . Profetico dunque il titolo dell’album, che, a parte un pizzico di malinconia, ci restituisce due giganti nel pieno delle loro forze. Un album da ascoltare e riascoltare.

Probabilmente il merito di questo incontro tra Keith Jarrett e Charlie Haden è del regista Reto Caduff che durante le riprese del film documentario Rambling Boy incentrato su Charlie Haden invitò il pianista a partecipare alle riprese. Cosi’ nel 2007 i due si ritrovarono dopo quasi 30 anni dalla comune militanza nel famoso quartetto “americano” di Jarrett che dal 1974 al 1977 vide i due musicisti fianco a fianco con il supporto di Paul Motian e Dewey Redman in tre famosi album per Impulse!. 

Qualche mese dopo Jarrett invitò Haden a casa sua e, inevitabilmente, approfittando dello studio di registrazione domestico del pianista, il Cavelight Studio, i due finirono per registrare una serie di composizioni tratte dal grande songbook della canzone americana.
Nel 2010 E.C.M. ha pubblicato Jasmine, la prima tranche di brani che viene ora completata con questo Last Dance, proveniente appunto dalle stesse sedute di registrazione.
L’atmosfera dei due album non può che essere la stessa, una serie di dialoghi rilassati ma non per questo meno profondi e potenti che mette in luce la splendida vena cantabile e la comune preferenza dei due verso la grande canzone d’amore ed i suoi colori intimisti e toccanti.


A parte Dance of the Infidels di Bud Powell, unico brano vivace, nell’album si susseguono ballate che hanno nell’amore, preferibilmente sofferto o non corrisposto, il tema portante. Entrambi inconfondibili per tocco e musicalità si dimostrano aperti e dialoganti, attenti all’ascolto reciproco e pronti a riattizzare quella speciale chimica che evidentemente li lega fin dai primi incontri.
Spiccano nell’album una magnetica versione di Round Midnight e due brani (Where Can I Go Without You e Goodbye) che già figuravano in Jasmine ma che non hanno affatto il carattere di “alternate takes” tanto paiono compiute e affrontate con magistrale scelta di gusto nell’improvvisazione che suona fresca e diversa.
Il titolo dell’album e l’ultimo brano, Goodbye di Gordon Jenkin, stanno probabilmente a significare che la collaborazione tra i due finisce qui: Haden è alle prese con problemi di salute che ne minano la capacità di riprendere a suonare. Inoltre sono passati sette anni dalle registrazioni ed ormai entrambi sono tutt’altro che giovani. Un canto del cigno dunque, che se solo avesse un pizzico in più di fuoco e di imprevedibilità tramuterebbe un ottimo disco in un capolavoro assoluto.

Per coloro che fossero interessati al film di Caduff, Rambling Boy, la vita e la musica di Charlie Haden, il video del film, di difficile reperibilità, l’ho postato nello spazio Facebook di Tracce di Jazz il 9 giugno scorso.

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