La stagione calda

Siamo entrati nella stagione calda dei festival jazz. In tutta la penisola c’è un fiorire di programmazioni, dal piccolo borgo alla grande rassegna internazionale è un susseguirsi di proposte.

Ma non si tratta di vera gloria, leggendo i programmi è facile fare una constatazione: a parte le lodevoli eccezioni, che comunque rappresentano la minoranza dei festival, nei cartelloni si può trovare di tutto e di più: dal cantante al gruppo rock, le musiche più diverse affastellate con sprezzo della logica e spesso del semplice buon gusto.

Quando poi i nomi sono effettivamente quelli di musicisti jazz è fin troppo semplice notare come si vada a riproporre il consueto, l’abusato, il “sicuro”. Insomma, è più facile vedere la mano delle agenzie e degli assessori preoccupati del botteghino, rispetto ad un filo narrante, una proposta fuori dal coro, una ricerca di nuovi talenti o perlomeno di nomi meno battuti.

Questo scrivevo sei estati fa nella precedente versione di Tracce di Jazz, e da allora poco o nulla è cambiato. Rimangono i pochi direttori artistici coraggiosi e intraprendenti alla ricerca del nuovo e/o del diverso. Ma si contano sulle dita di una mano. E se si vogliono ascoltare i fermenti nuovi che provengono da New York o da Chicago le occasioni in Italia sono veramente poche. Ci confermiamo paese arretrato e provinciale anche sotto questo aspetto con buona pace dei messaggi trionfalistici di chi sostiene che il jazz italiano è secondo solo a quello americano. Balle spaziali per un pubblico dormiente.

7 Comments

  1. Mah, credo che occorra dirsi alcune cose un po’ spiacevoli, roba da Impolitico, per intendersi.
    1. I Festival estivi in località di villeggiatura sono materia da Assesorati al Turismo, che ovviamente ragionano e decidono con i loro criteri (platea piena per proclamare l’immancabile successo dell’Evento). 2. Piuttosto bisogna chiedersi quale sia la residua funzione degli assessorati alla Cultura, soprattutto nelle grandi città, dove non sono privi di risorse e visibilità. Forse dare tutto in appalto a produzioni private? E quando non si fa nemmeno quello? 3. Se parliamo di proposte di Oltreoceano, purtroppo va preso atto che soprattutto post-pandemia i cachets di musicisti con anche un minimo di notorietà sono lievitati al di sopra delle possibiltà di quei festival che ancora tentano di fare proposte stimolanti. Questo dipende anche dalla disastrosa situazione del mercato discografico, su cui anche noi pubblico dovremmo fare riflessioni critiche. 4. Ormai le ‘proposte stimolanti ed innovative’ devono esser inserite una tantum in cartelloni poggiati in prevalenza su proposte più mainstream, o che comunque abbiano già una certa risonanza nel pubblico. Non c’è più spazio per rassegne ‘di tendenza’, salvo le rare eccezioni di festival che abbiano già costruito un loro pubblico e soprattutto abbiano solide radici nel loro ambiente cittadino. 5. Non manderei assolto il pubblico, soprattutto quello con i capelli grigi: quello cresciuto in gioventù con nelle orecchie tanta buona musica, e che ora ripiega su scelte dettate dalla più frusta ‘nostalgia canaglia’, come la chiamo io. E quello che è peggio, facendosi scudo della copertura di retoriche che attribuiscono validità estetica e culturale a qualsiasi cocktail maldestro o studiatamente concepito solo per stupire con eccentricità gratuite e peregrine. Chi si occupa di parlare in pubblico di questa musica non dovrebbe avere alcuna indulgenza verso queste retoriche, che oggettivamente giustificano la pigrizia di un pubblico che avrebbe invece tutti gli strumenti per distinguere il grano dal loglio. Fine invettiva :-). Milton56

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  2. Qualche tempo fa lessi un’intervista congiunta a Kenny Barron e Dado Moroni, che mi pare risalga ai primi anni Duemila, nella quale costoro notavano con ironia che nei festival jazz si poteva trovare qualunque tipo di proposta, mentre nei festival rock non c’era mai spazio per il jazz. Mi pare che non sia cambiato nulla, anzi…

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  3. Esatto. E questa ‘non reversibilità’ fa giustizia di tutte le retoriche sulla c.d. ibridazione, sempre e regolarmente a senso unico. Aggiungiamoci anche gli spazi del jazz sono risicati e precari, ed il discorso è definitivamente chiuso. Almeno per quanto mi riguarda. Milton56

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    1. Mi limito solo alla regione in cui vivo, la Liguria, dove avevamo il Festival Jazz del Golfo Paradiso scomparso tra i flutti…e dove ci teniamo stretti il Gezmataz che sforna sempre cartelloni interessanti, compreso quello che si terrà nel quarto weekend di luglio allargato al venerdì, in un calderone di manifestazioni dove per il rock di oggi e di ieri c’è uno spazio assolutamente inimmaginabile per il jazz e lo dico con simpatia pr il rock, soprattutto quello di ieri per quanto mi riguarda.

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    2. Da conterraneo vorrei aggiungere che anche per il rock non mi sembra ci siano spazi esaltanti in Liguria. Goa boa mette insieme personaggi da talent o Sanremo con vecchie glorie proposte a prezzi spropositati. Ed anche Gezmataz quest’anno mi sembra fortemente ridimensionato. Il vento soffia in altre vele.

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  4. Non sono la persona più indicata per parlare del rock di oggi. Però anche qui, mi pare che Goa Boa abbia un calendario articolato in cui si possono pescare cose interessanti. Peraltro non è detto che la “vecchia gloria” sia sempre bollita e non abbia più nulla da dire, vedi Peter Hook col tributo ai Joy Division che mi è parso all’altezza della situazione.
    Gezmataz più volte ha proposto calendari con tre date di cui due internazionali e una locale. A quanto si legge, non ci sono le clinics e questo non è un bel segno, dato che nell’ultima serata si esibivano i docenti con gli allievi. Tuttavia chissà, aspetterei di giudicare gli allievi del Liceo Pertini e soprattutto del Conservatorio Paganini, considerato che seppure lentamente, il “parrucconismo” dei Conservatori italiani è in via di progressivo esaurimento.
    Quanto alle serate internazionali, non mi pare che i due concerti previsti dei gruppi di Jaques Morelenbaum e Danilo Perez siano di “peso specifico” modesto.
    Possono legittimamente non piacere, ma qui entriamo nei gusti personali di ognuno.

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    1. Non volevo entrare nel merito delle proposte di Gezmataz 2023 ,senz’altro di livello rilevante,ma sottolineare che due concerti a fronte dei quattro/cinque degli anni passati sono oggettivamente un ridimensionamento. Che non penso dipenda dagli organizzatori di cui ho sempre apprezzato e lodato le scelte

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