La prima sensazione, appena sbarcato ai piedi delle mura di Lucca avvolto dal caldo tropicale delle 17, è stata di invidia. Una cittadina di meno di centomila abitanti che riesce ad organizzare un festival musicale lungo tutta l’estate con Bob Dylan, Norah Jones, Placebo, Chemical Brothers, Blur, Jacob Collier, Snarky Puppy e Robin Williams. Indipendentemente dai gusti personali, nomi di rilievo, rispetto ai quali impallidiscono i mesti muri genovesi tappezzati dai vari artisti di questa estate. Fra i quali nomi, ce n’era uno di interesse anche per i jazz fan, ovvero Pat Metheny all’esordio della porzione italiana del tour europeo attualmente in corso, dedicato al progetto “Side Eye” dedicato alle collaborazioni con giovani musicisti, qui rappresentati dal tastierista Chris Fishman e dal batterista Joe Dyson. Il concerto è stato esteso, oltre due ore, magmatico nel suo balzare tra le varie fasi della carriera del chitarrista statunitense, esaltante per i molti appassionati delle corde di Metheny che, da subito, è apparso protagonista assoluto del palco. Il trio senza basso è la formazione ideale per trovare l’essenza della musica di Metheny, senza alcuni orpelli che potevano appensantire il PMG e con il focus su interplay e performance soliste dei tre musicisti, con Fishman detentore di uno stile sinergico a quello del leader e lontano da quello del compianto Lyle Mays, e Dyson avvolgente e leggero nell’alternanza fra pelli e piatti. Lo show ha preso avvio da una esibizione solitaria di Metheny con la Picasso, la famosa chitarra a 42 corde costruita su commissione, per poi distendersi fra brani del repertorio d’epoca rivisitati in questa veste essenziale (“So may it secretly begin”, “Bright life size”, “Better days ahed”, “Phase dance“), nuove composizioni come la suite elettronica studiata per il trio “It starts when we disappear” , interazioni con un Orchestrion in miniatura, sorta di totem di percussioni comandato elettronicamente, un dissonante numero blues /noise in duetto con il solo batterista, l’intimità di “Always and forever”.. Pat si è alternato fra la chitarra elettrica, quella acustica e la chitarra synth dal suono inconfondibile, sempre col sorriso di chi si diverte un mondo a spedire nell’etere quelle note agrodolci, quegli assoli fiammeggianti, quelle complesse strutture melodiche che da sole basterebbero a soddisfare le migliaia di persone presenti. La conclusione è con due bis che rimarranno nel ricordo di chi c’era. Prima una medley acustica che, in circa dieci minuti, partendo da “Minuano” toccava tanti diversi episodi del book delle composizioni originali di Pat, da “James” a “This is not America “, a “Last train home“, fra le tante . Quindi di nuovo con la band, “Are you going with me” ed il suo infinito solo di synth guitar in cui perdersi per riemergere con gli applausi finali ed il ritorno a casa da affrontare.
A Lucca viaggio nei mondi di Pat
