Il mondo della musica jazz ha perso nel mese di luglio un altro nome di grande significato, quello del sassofonista tedesco Ernst-Ludwig Petrowsky . Segnalo la notizia con colpevole ritardo, ma la sua scomparsa ha avuto, come al solito, almeno in Italia, un impatto minimo, ben al di sotto dell’importanza che ha ricoperto per il free jazz europeo. Avendo iniziato a suonare professionalmente negli anni ’50, questo sassofonista nato nel dicembre 1933 nella città di Güstrow, è stato uno dei pionieri del free jazz nella Germania dell’Est (o Repubblica Democratica Tedesca). E’ stato uno dei primi artisti a suonare free jazz dietro la cortina di ferro (immaginate cosa potesse significare allora).
All’inizio degli anni ’70, insieme a Conrad Bauer, Ulrich Gumpert e Gunter Sommer, formò il quartetto seminale Synopsis (poi chiamato Zentralquartett), gruppo che pubblicò il suo primo album nel 1974, sull’etichetta ufficiale del regime comunista, Amiga. Un fatto importante aiutò a promuovere e pubblicizzare il lavoro di Petrowski e dei suoi partner ,quando il produttore tedesco Jost Gebers, l’uomo dietro la mitica etichetta FMP, iniziò a stabilire contatti dall’altra parte del muro, che sarebbero sfociati in una serie di album con artisti della Germania dell’Est.

Il primo di questi album sarà “Just For Fun”, del 1973, che presentava proprio un gruppo comandato da Petrowsky e portava in Occidente un accenno di ciò che stava accadendo negli isolati paesi del blocco comunista. Lo strumento principale di Petrowsky era il sax alto, ma suonava anche il soprano, il tenore e il baritono, oltre al clarinetto e al flauto. Just for fun è una pietra miliare, una testimonianza fondamentale del jazz più avanzato ed energico prodotto nella Germania dell’Est in quel periodo.

Nel corso del tempo Petrowski suonò progressivamente all’estero, potendo mostrare il suo talento a un pubblico più ampio. Sono emerse anche collaborazioni con musicisti della scena free jazz europea, avendo fatto parte, ad esempio, dell’iconica Globe Unity Orchestra, di Alexander von Schlippenbach. Uno dei suoi ultimi gruppi degni di nota fu The New Old Luten Project ( Luten era un suo vecchio soprannome), in cui ha unito le forze con nomi delle generazioni più giovani, come il batterista Christian Lillinger, il pianista Oliver Schwerdt e il bassista John Edwards.
Né possiamo dimenticare il duo che ebbe con sua moglie, la cantante Uschi Brüning. La sua discografia, apparsa su etichette fondamentali come Intakt Records, MPS e Japan, oltre alla già citata FMP, conta alcuni lavori che sono tra i più interessanti del free jazz della sua generazione. Oltre ai primi album Synopsis/Zentralquartett , segnaliamo gli album Just For Fun , SelbDritt e la compilation che porta il suo nome, pubblicata solo nella Germania dell’Est nel 1978 (un gioiello della sua opera, catturato tra il 74 e il 77, insieme a diversi partner), come album che dovrebbero far parte dello scaffale di ogni amante del free Jazz. La sua musica, che poteva spaziare dalla pura componente energetica a brani dalle melodie fantasiose, ricalcando dialoghi con la musica popolare (Synopsis non mancava di farlo con un tocco di acida ironia) o affrontando l’ improvvisazione più astratta, non mancava di avere importanti momenti, in fasi diverse, che avrebbero dovuto e potuto essere maggiormente ascoltati e celebrati. Morto pochi mesi prima del suo 90esimo compleanno, Petrowsky aveva dovuto rallentare almeno dal 2017 per problemi di salute.
Grazie al glorioso festival jazz di Clusone ricordo di avere ammirato, ormai alcuni decenni fa, Petrowski dal vivo con il suo quartetto, dove figurava il batterista Gunter Sommer, successivamente diventato un beniamino del festival e degli appassionati.
Grazie a F;Vieira
