WALTER SMITH III – return to casual – Blue Note – Supporti disponibili: CD / LP / Digital Download
Debutta per Blue Note il 43enne sax tenore texano Walter Smith III. Dopo un proficuo periodo nella piccola Whirlwind con cui ha inciso tre dischi importanti, tutti intolati “In Common” con formazioni mutanti che avevano sempre in comune la presenza del chitarrista Matt Stevens, ecco che il Nostro approda, rinnovando la partnership chitarristica, a “return to casual” (il titolo rigorosamente in minuscolo è un nuovo vezzo che sta prendendo piede, vedasi anche l’ultima uscita di Joshua Redman) titolo che a sua volta arriva sedici anni dopo “Casually Introducing” e dieci anni dopo “Still Casual”, insomma si potrebbe quasi scomodare Balzac (“Il caso è il più grande romanziere del mondo”) in un gioco di rimandi a specchio tra passato e futuro.

Nove originals del leader ed una cover del tutto inattesa, la commovente versione ballad-style di “Mother Stands For Comfort” (di Kate Bush! ma pensa te!), per questo lavoro che appare bilanciato in ogni aspetto ed in cui Smith III ha voluto accanto, oltre al citato Matt Stevens, il pianista californiano Taylor Eigsti, un 40enne cresciuto con la benedizione di Brubeck, una discografia piuttosto scarna ma che ora ora appare definitivamente “in rampa di lancio”, e quindi Harish Ragvan al basso e un altro fedelissimo, Kendrick Scott, alla batteria. Segnaliamo a tal proposito che, come da miglior tradizione Blue Note, il nuovo trio del batterista Scott ha recentemente pubblicato per la stessa label il futuribile “Corridors” in trio ed al tenore vi troviamo lo stesso Walter Smith III, a testimonianza di una profonda e reciproca stima, oltre che di una conoscenza musicale affinata in vari contesti. E’ stato lo stesso leader a chiosare, sulle pagine di Musica Jazz: “I musicisti che cercavo non dovevano necessariamente essere dei grandi solisti, dovevano avere voglia di lavorare attorno ad un suono specifico. La musica va avanti all’unisono, non ci sono soltanto dei grandi momenti solistici ma è tutto il concetto del gruppo nella sua totalità che deve funzionare.”
Non è un caso quindi che il gruppo abbia calibrato con attenzione ogni più piccolo passaggio, curando gli arrangiamenti con dovizia certosina e mettendo in mostra alchimie d’altri tempi. La band è innervata da un paio di sortite dell’amico e da vent’anni sodale Ambrose Akinmusire, convocato per due camei che ben s’inseriscono nel mood e che fan decollare l’ispirata, e nervosa “Amelia Eartart Ghosted Me”, composizione di dolente modernità dedicata ad Amelia Earhart, una celebre pioniera dell’aviazione che nel 1937 scomparve misteriosamente nel Pacifico mentre tentava di fare il giro del mondo.

La crescita nel borsino mondiale delle quotazioni del Dr. Smith III quale jazzista di riferimento dell’attuale periodo storico, oltre che di affermatissimo docente (dirige la divisione ance e flauti presso il Berklee College of Music di Boston) sono qui consolidate da eccellenti composizioni come la movimentata e solenne “River Styx”, ricordiamo en passant che chi s’immergeva nello Stige dantesco ne riemergeva poi fradicio come un pulcino ma con il non indifferente potere dell’invulnerabilità, o come in “Contra”, un vecchio videogame spara-tutto anni ’90 quale ispirazione per un tema a livelli, ripetuto fino al parossismo da joystick, che si spegne con game over repentino. Smith III pesca in ricordi obliqui con suggerimenti che paiono arrivare dall’elaborazione di esperienze psichiche e culturali, finendo per immergere con vigore la sua musica nella quotidianità, si veda a tal proposito “Pop-Pow”, brano potente ed ipnotico con sax e piano a rilanciarsi in un drum and bass style dalla bellezza evocativa.
e noi, in compagnia de l’onde bige,
intrammo giù per una via diversa.
La deliziosa “Shine”, giocata in spettacolare crescendo, è da considerare uno dei picchi emotivi di un album che invita autorevolmente ad entrare nel mondo sonoro creato dal quintetto e che infatti “lievita” ascolto dopo ascolto, dimostrando come in casa Blue Note attualmente le idee siano ben chiare, e sebbene siano i capolavori anni ’50 ad abitare ancora nel cuore degli appassionati, ecco che questi nuovi gruppi stanno portando a galla con freschezza una messe importante di nuove uscite, opere capaci di rinnovare il linguaggio senza in alcun modo stravolgerne gli assunti. Parliamo di nuove uscite jazzistiche, ovviamente, e non di sedicenti tali…
