Sylvie Courvoisier – Chimaera

“The lucid, dreamlike sounds of Courvoisier’s Chimaera album are floating and elusive like shadows on the ocean; the melodic glitter of trumpet, piano and vibraphone on a rolling groove of rhythmic ambience, with Fennesz’s magical guitar clouds enveloping the band,”

 Bradley Bamberger 

Nata a Losanna, in Svizzera, Sylvie ha studiato al Conservatorio di Montreux e a Losanna, pianoforte, composizione e direzione d’orchestra fino al 1994.
Dal 1997 si esibisce regolarmente in duo con il violinista Mark Feldman, mentre nel 2013 ha creato un suo stabile trio, che vede impegnati Drew Gress e Kenny Wollesen, protagonisti anche nel doppio album Chimaera Si è trasferita a New York nel 1998 dove attualmente risiede e dove collabora con numerosi musicisti dell’area contemporanea e jazz.

Le sue composizioni sono una miscela equilibrata tra una musica cameristica di stampo europeo e una matrice ritmica di schietta derivazione jazzistica, dove improvvisazione e composizione si susseguono con limpida creatività e ricchezza di sfumature. Le sue composizioni sono all’insegna dell’intensità, possono essere liriche e/o astratte, surreali e ricche di humor, riflettendo quelle che sono state le esperienze più variegate della pianista svizzera a fianco di musicisti quali John Zorn o Mary Halvorson.

Courvoisier riprende gli stilemi ed i linguaggi del jazz tradizionale, ma li reinventa e li arricchisce con la sua sensibilità e la sua visione artistica.

Chimaera è sia il titolo del nuovo doppio album che il nome del nuovo ensemble della pianista La band riunisce personalità musicali chiave della scena jazz di New York come i trombettisti Wadada Leo Smith e Nate Wooley, il contrabbassista Drew Gress e il batterista Kenny Wollesen, e infine, ultimo dell’elenco ma imprescindibile,  il chitarrista austriaco Christian Fennesz, le cui trame sonore, spesso filtrate elettronicamente,  possono essere considerate l’elemento di disturbo e il marchio di diversità dell’album, fattori che si comprendono meglio nello splendido video del concerto registrato al club Roulette di New York, dove però è assente Wadada Leo Smith.

Le sei composizioni per Chimaera, tutte comprese tra gli otto e i ventideu minuti, erano state originariamente commissionate per un quintetto al Festival Sons d’Hiver di Parigi lo scorso febbraio.Per la registrazione del nuovo doppio album, Sylvie riscrive parte dei brani e aggiunge un’altra parte di tromba per Wadada Leo Smith. Il nucleo di questo nuovo sestetto è il suo trio con Drew Gress e Kenny Wollesen.

Ispirato dai dipinti fantastici, enigmatici e allucinatori di Bertrand-Jean Redon, meglio conosciuto come Odilon Redon, pittore e incisore francese, considerato il maggiore rappresentante del simbolismo in pittura, il sestetto crea un paesaggio ampio e scintillante in cui le pennellate astratte convivono felicemente con temi ispirati e riconoscibili in una sorta di jazz da camera stimolante e felicemente incisivo. 

Odilon Redon, Egg 1885

Il pezzo cardine è, a mio parere, Le pavot rouge, oltre 21 minuti ricchi di idee e di soluzioni inaspettate, ma anche gli altri cinque brani non perdono di intensità ne di luce, dove ogni musicista ha lo spazio per esprimersi in un contesto perfettamente calibrato dalla mirabile scrittura della leader.

Sylvie Courvoisier beim Konzertabend zum Deutschen Jazzpreis 2022

Chimaera è stato registrato l’anno scorso a New York ed esce sotto forma di due compact disc. Il contributo di Wadada Leo Smith è fondamentale in un’ambientazione che offre la sensazione di uno spazio allargato e un impatto sonoro privo di una collocazione di genere definita. Spesso inquietante e misterioso nel suo procedere, l’ensemble dipinge immagini  che rimangono vivide e ci consegnano uno dei migliori album del 2023 .

https://sylviecourvoisier.bandcamp.com/album/chimaera-24bit-hi-res-96khz

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