Noi siamo (anche) quello che ascoltiamo

Il modo in cui si ascolta la musica è cambiato notevolmente negli ultimi anni. I nuovi prodotti tecnologici, l’I-Pod , gli smartphone, i lettori di mp3, i docks, gli altoparlanti per pc , You Tube e, infine, i  diversi motori streaming (Spotify, Deezer, Apple, Amazon), hanno progressivamente sostituito le modalità principali che per decenni avevano caratterizzato la fruizione della musica.

E questa rivoluzione tecnologica, nella maggior parte dei casi, ha spostato l’ascolto da attivo a passivo.

L’impianto stereo, sconosciuto alla stragrande maggioranza delle nuove generazioni, è diventato un accessorio vintage, nel senso che segna un confine preciso tra chi fruisce della musica per passione e chi, usufruendo dei nuovi gadget elettronici, della musica fa un utilizzo in prevalenza di semplice sottofondo, di aggregazione e riconoscimento, di partecipazione.

Tutti valori importanti naturalmente, ma che alla fine rischiano di lasciare nell’angolo proprio il motivo iniziale di tutto il processo: la musica. D’altronde basta fare un giro in città per verificare la quasi estinzione dei negozi specialistici in riproduzione ad alta fedeltà, soppiantati dagli ipermercati dove, per trovare un amplificatore o delle casse di qualità, bisogna faticare non poco tra improbabili mini diffusori per pc o mostruosi (nel senso della fedeltà di riproduzione) dock per lettori mp3.

Anche la scomparsa progressiva dei negozi di dischi è un triste fenomeno degli ultimi 10/20 anni, e anche se i media non fanno che glorificare il ritorno del vinile, in realtà stiamo assistendo alla estinzione della musica cosi’ come l’abbiamo conosciuta. I musicisti campano con i concerti, non certo con le vendite dei supporti musicali, al massimo riescono a piazzare qualche decina di compact per lo più registrati in casa, al termine di qualche esibizione particolarmente felice. C’è poi da discutere su questo ritorno al vinile: i prezzi sono triplicati e la qualità, in un buon numero di casi, lascia ampiamente a desiderare, trattandosi di ristampe fatte con le matrici digitali. Insomma, una bella presa in giro,  per la  qualità della matrice usata per il compact, digitale e non analogica, con in più tutta la scomodità del vinile ad un prezzo da collezionisti. 

Va riconosciuto che la rivoluzione tecnologica ha messo fine ad un effetto collaterale piuttosto imbarazzante che ha accompagnato la mia generazione: chi non ha avuto amici con impianti stereo al limite della fantascienza, testine del valore di uno stipendio, cavi esoterici in grado di riprodurre ultrasuoni, amplificatori valvolari dai colori extra-terrestri, il tutto naturalmente per poi ascoltare perlopiù l’ultimo disco di Vasco o degli Abba. Il classico caso di scambio di significato tra il fine e il mezzo.

Leggevo su una rivista hi-fi americana un paragone che condivido: l’alta fedeltà, o perlomeno l’ascolto attivo, è come la cucina di un grande gourmet; i lettori di mp3 o le piattaforme streaming, molto più numerose e a buon mercato, sono come la cucina fast-food, un ascolto passivo e di massa. Triste, se pensiamo che noi siamo (anche) quello che mangiamo, oltre che, naturalmente, quello che ascoltiamo.

5 Comments

  1. Con l’acquisto dei vinili bisogna cercare di essere molto avveduti, ma noi ne avevamo già tanti e a un certo punto il vero problema era stato trovare un piatto decente che sostituiste quello “andato”. Per un po’ abbiamo dovuto rinunciare ad ascoltarli, poi per fortuna abbiamo ricominciato.
    L’impianto stereo ha vari pezzi e delle casse enormi che, per chi non è avvezzo al mezzo, potrebbero assomigliare al monolite di 2001 Odissea nello Spazio! 😀

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  2. Continuo ad ascoltare e comprare vinili. Purtroppo sono una collezionista di prime stampe originali e dico purtroppo perché bisogna stare attenti a non avere fregature e perché costano tanto (il mercato è molto viziato), ma che delizia l’ascolto.
    Che tristezza pensare che tutto questo morirà…

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  3. Il mio percorso è invece piuttosto diverso. Sono arrivato ad avere qualche migliaio di vinili, poi l’avvento dapprima del compact poi del download mi ha portato piano piano a ridimensionare il reparto dischi. Ragioni di spazio, ma anche il tentativo di non lasciare grossi problemi di “smaltimento” futuro. È un pensiero poco allegro, lo so, ma a una certa età si è consapevoli che il tempo che rimane è insufficiente rispetto alla mole musicale accumulata…

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