Ad agosto 1968, quasi alla fine della triennale, trionfale carriera dei Cream , il trio rock blues condotto con Eric Clapton e Ginger Baker, entrato nella storia del rock per vari primati, incluso il primo doppio disco con status di platino, il bassista Jack Bruce ebbe l’occasione di riunire due vecchi compagni dei tempi della Graham Bond Organisation, un ventiseienne John Mc Laughlin ed il sassofonista Dick Heckstall Smith, convocò il batterista Jon Hiseman (questi ultimi futuri membri del gruppo rock jazz Colosseum), ed incise un disco jazz. Le sue origini come figlio di un appassionato di Armstrong e Fats Waller e studente alla Royal Scottish Academy of Music venivano da lì, ed anche i suoi primi passi in carriera furono mossi in quel territorio. Poi, però, in conflitto con le direttive artistiche accademiche che non vedevano di buon occhio il jazz, svoltò ad inizio anni ’60 verso il blues di Alexis Corner e di Graham Bond nei cui gruppi consolidò il proprio stile prima di formare nel giugno 1966 i Cream. Ma l’amore per il jazz si manifestò prepotente proprio nel momento in cui l’aurea epopea del trio si stava sgretolando, soprattutto per l’incompatibilità di Bruce con il batterista Ginger Baker, ed ecco che a metà ’68 prese vita “Things we like” dall’emblematico titolo, pubblicato poi dalla Polydor come seconda opera di Bruce, a seguire il più noto e variegato “Songs from a taylor” registrato, in realtà, successivamente, nel 1969, sempre con Hiseman ed Heckstall Smith insieme a molti ospiti fra i quali George Harrison. ” Ho sempre voluto fare un disco jazz – spiega Jack nelle note di copertina. Grazie al successo dei Cream ho avuto la possibilità di andare in studio e farlo. Le composizioni che ho scelto di registrare risalgono a quando avevo più o meno undici anni e la scelta di tornare a quell’epoca discende dalla mia considerazione che quando sei molto giovane sviluppi le idee che continuerai a rielaborare per il resto della tua vita. A quell’età ( devo essere stato un undicenne molto sofisticato) composi anche un quartetto per archi ed il mio futuro sembrava essere nello studio accademico della composizione. Sfortunatamente le mie idee e quelle dei miei insegnanti non coincidevano, così non durò a lungo”.
Le cose che piacciono a Bruce in quel 1968 sono, stando alla copertina, i cani e le macchine sportive, e, quanto alla musica, un free jazz avventusoso ed oscuro creato in clima da jam session, contraltare alle lunghe improvvisazioni rock dei Cream. La capacità di suonare più fiati contemporaneamente di Heckstall- Smith richiama analoghe doti di Rashaan Roland Kirk, ma i contenuti di “Things we like” risentono anche in parte della temperie progressive jazz inglese del tempo. Il disco parte con “Over the cliff” spigoloso tema colemaniano, e subito si inerpica su ” Statues“, clima improvvisato dominato dalle esplorazioni del sax con momenti collettivi innescati dall’accensione della ritmica ed ampie parti soliste di tutti gli strumenti. “Sam enchanted dick” è un medley di “Sam’s sack” composta da Milt Jackson e “Rill’s Thrilss” di Heckstall Smith : qui è la chitarra guizzante di John Mc Laughlin la vera protagonista dello swingante brano che assume nel corso del suo sviluppo sembianze boppistiche, ed a proposito del chitarrista, le note di copertina riportano un gustoso aneddoto circa il suo coinvolgimento nell’incisione. “Eravamo al primo giorno di registrazioni – spiega Jack Bruce – e stavo guidando verso casa quando incrociai John per strada con la chitarra in una mano e l’amplificatore nell’altra. Fermai la mia Ferrari e gli chiesi cosa stesse facendo: aveva appena finito una session ai Decca studios ed era molto giù di corda . Il motivo stava nel fatto che aveva appena ricevuto un ingaggio per suonare con Tony Williams nei suoi Lifetime, ma non aveva i soldi per il bglietto aereo per gli USA. Così lo invitai a suonare con me, in modo da guadagnare il denaro che gli serviva. Ecco come Mc Laughlin finì nel disco” . Dopo la ballad “Born to be blue” di Mel Tormè, in scaletta arriva “HCKKK blues ” uno dei vertici della seduta : una session dal clima surriscaldato con la chitarra ed i saxes a costruire vette di pathos emotivo, seguita dalla title track il cui tema iterativo lascia spazio ad un dialogo improvvisato dominato dalle corde del contrabbasso.
La guida di Bruce nella direzione musicale di tutto il disco è chiaramente individuabile, sia nei momenti di puro supporto ritmico, che nelle svolte impresse alle improvvisazioni, come nella definizione del tessuto strutturale dei brani (ascoltate la “Ballad for Arthur”, dove dialoga con una cristallina chitarra). L’edizione in cd del 2003 riporta un brano extra, escluso dal Lp originale per problemi di durata : “Ageing Jack Bruce Three from Scotland, England”, ancora una dinamica escursione fra post bop e free.
La carriera di Jack Bruce , dal 1970 in poi si sviluppò lontana dai successi commerciali del livello dei Cream, piuttosto orientata ad una ricerca in territori di confine fra il jazz e l’avanguardia, dopo avere rilasciato un paio di album culto solisti come “Songs for a taylor” (1969) ed “Harmony Row” (1971) più orientati alla forma canzone, con parecchi dei migliori musicisti inglesi dell’epoca. In seguito fondò gruppi propri come West, Bruce & Laing con il chitarrista Leslie West ed il batterista Corky Laing, o la Jack Bruce Band con Carla Bley e Mick Tayor, si rivolse al blues con Robin Trower e collaborò nel corso degli anni con Tony Williams, Billy Cobham, Kip Hanrahan, Vernon Reid , John Medesky.
Scomparso nel 2014, non solo per “Things we like” ma per l’intera carriera, e lo status di riferimento acquisito come precursore di celebri jazzisti a partire da Jaco Pastorius, merita ampiamente di avere una voce dedicata in qualsiasi Enciclopedia del Jazz.

Anche a me. Bello.
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Sono proprio queste le cose che ci piacciono, grazie.
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Fa parte della mia piccola collezione. È un gioiellino nel senso più autentico della parola.
Straconsiglio anche le BBC sessions contenute nel box Spirit Live at The BBC 1971-1978. Ci sono cose sfiziose anche in trio con Hiseman e Surman. Temo fuori catalogo, ma vale la pena cercarlo.
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