Due o tre cose su Guido Manusardi

“Alla radio di casa nostra, durante la guerra, potevamo ascoltare Glenn Miller: mi faceva impazzire In The Mood”

Buon Compleanno a Guido Manusardi!

Ieri, 3 dicembre, ha  compiuto 88 anni uno dei nostri maggiori jazzisti, compositore e pianista nato a Chiavenna e cittadino del mondo, fonte di ispirazione per intere generazioni di musicisti italiani ed europei.

Uno degli ultimi grandi jazzisti italiani ancora in vita, insieme a Enrico Rava e Enrico Intra, ha segnato un percorso del tutto personale, anticipando di molti anni quello che poi musicisti di altre generazioni hanno perseguito: lunghi soggiorni all’ estero, dove si è costruito rispetto e fama, e poi  l’interazione tra le radici folkloriche ed il jazz, senza comunque mai perdere la propria identità, costruita su un formidabile senso dello swing e del blues.

Essendo suo concittadino, conosco Guido da molti anni, e, nonostante ormai i suoi rientri in paese sono alquanto rari, ho memoria di lunghe chiacchierate musicali, in cui ricordi e aneddoti confluiscono in un unicum ininterrotto, spesso venato da un pizzico di malinconia.

Nel jazz italiano il caso di Guido Manusardi è singolare: costituisce infatti l’unico esempio di un nostro musicista che, dapprima affermatosi all’ estero, sia giunto in patria in un secondo tempo, godendo di quella stima e di quella considerazione generalmente riservate ai musicisti stranieri. L’ atteggiamento immediatamente e universalmente favorevole della critica non ha comunque prodotto per Manusardi, in Italia, né maggiori occasioni di lavoro né, tantomeno, una migliore comprensione della sua musica.

Maurizio Franco, inserto di Musica Jazz dedicato a Manusardi

Rientrato definitivamente in Italia nel 1974, dopo lunghi soggiorni prima in Svezia e poi in Romania, Manusardi si trovò in una posizione alquanto scomoda per quanto riguarda le esibizioni dal vivo. All’ epoca infatti, i circuiti che organizzavano eventi erano o di matrice cattolica o comunista, e lui era visto con sospetto, dagli uni per la sua permanenza in un paese appartenente alla sfera sovietica, dagli altri proprio perché da quel paese se ne era andato. Un eclatante caso di stupidità, che però ha penalizzato pesantemente uno dei migliori musicisti allora in circolazione.

Il profilo di Manusardi nella Enciclopedia del jazz: “Musicista italiano che ha svolto la sua attività all’estero in vari paesi d’Europa sin dal 1954. Dal 1960 si è stabilito in Svezia dove ha avuto modo di suonare con i migliori musicisti come: Nisse Sandstrom, Jane Carisson, Sture Nordin, Lennart Abborg, Rune Carlsson, Biorn Ake, Bosse Skoglund, Peter Island Ostald. Ha partecipato all’XI Festival del Jazz di San Remo, dove ha ottenuto molti riconoscimenti. Per breve tempo è tornato in Italia per poi stabilirsi in Romania, dove rimane per sette anni. E’ tornato occasionalmente in Italia, nel 1971 per accompagnare Joe Venuti, poi a San Remo per accompagnare Roy Eldridge e Bobby Hackett e con un suo quartetto si è esibito al Jazz Power di Milano e sempre a Milano ha avuto modo di suonare con Art Farmer, Don Byas, Dexter Gordon, Slide Hampton, Art Taylor, Johnny Griffin, Joe Morello. Nel 1974 è ritornato in Svezia dove ha incontra Red Mitchell e con lui ha instaurato un rapporto profondo sia di amicizia che musicale. Nel 1975 ha registrato in Italia con Bud Freeman, si è esibito al Montmarte di Copenhagen in duo con N.H.O.Pedersen. Il 1977 è stato l’anno migliore, gli sono arrivati premi e riconoscimenti. Ha inciso con Z.Namislowski, mentre ha continuato in Svezia la collaborazione con Red Mitchell. Nel 1980 ha suonato con il Trio Brass, con Curtis Fuller, con Kai Winding e con Cecil Payne. Pianista che ha saputo unire nel suo pianismo le diverse tendenze, restando però molto personale. Mitchell lo considera uno dei migliori musicisti di jazz europei.”

“La varietà di accenti rende difficile l’identificazione precisa del suo stile e, tolto McCoy Tyner, delle sue principali linee di influenza: ma questo fatto va visto non come un limite, bensi’ come la prova di un’originalità espressiva che spiazza l’ascoltatore, lo costringe a concentrarsi sulla musica (…) C’è comunque chi lo ha fatto discendere da Oscar Peterson e chi, come Barry McRae, ha commentato: A dispetto di una mistura di ornamentazioni tatunesche e jarrettiane, ha la sua propria voce sulla tastiera.”

Maurizio Franco, inserto di Musica Jazz dedicato a Manusardi

Leonard Feather lo ha inserito, unico italiano, nella sua “Jazz Encyclopaedia”.

E’ tuttora attivo e lo abbracciamo idealmente, Auguri maestro!

Nella foto di copertina: Dexter Gordon, Guido Manusardi e Johnny Griffin

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