Pare proprio che il suono di Pat Metheny sia destinato a riverberare in molte produzioni contemporanee di giovani chitarristi. Grazie alla capacità di rielaborare molteplici fonti di ispirazione (il jazz, la musica brasiliana, il folk “americana” ) in un linguaggio originale ed unico, il musicista del Missouri ha creato una sorta di marchio distintivo, immediatamente riconoscibile, che prescinde dall’assetto strumentale prescelto, dal celebre Group degli anni novanta fino alle successive prove in organici più ristretti o solista. Ne consegue che Metheny, come tutti i creatori di proposte artistiche molto personalizzate, sia amato o detestato. Ed il giovane chitarrista veneto Emiliano Bez, ci scommettiamo, rientra fra i fautori della prima categoria. Anche se va subito preciasto che il grande pregio del suo disco d’esordio “Wordless Tales“, pubblicato da dodicilune, è proprio quello di condensare l’impronta ispirativa all’interno di composizioni costruite con meticolosa cura, senso dell’equilibrio e spiccata comunicativa, così da rendere le assonanze con lo stile di Metheny solo una delle molte componenti in gioco . Merito anche dell’ensemble che lo accompagna in questo viaggio, composto da un contrabbasso ed un pianoforte fondamentali nell’architettura ritmico armonica dei brani, nelle mani rispettivamente di Francesco Angiuli e Georgios Tsolis, dalla batteria di Mauro Beggio, già in alcune formazioni di Enrico Rava, ed, in quattro brani, dalle efficaci incursioni melodiche della tromba di Michele Tedesco.
La capacità di dialogo fra i componenti del gruppo, ripresa nella consueta spiccatamente nitida immagine sonora da Stefano Amerio nei suoi Artesuono studios di Cavalicco, è messa alla prova di sette compisizioni originali firmate dal chitarrista, orientate su climi solitamente pacati e riflessivi, con alcuni momenti di incendio creativo nelle parti improvvisate, e di un’ interpretazione di “Ana Maria” celebre brano dedicato alla moglie da Wayne Shorter, che Bez cita fra i propri riferimenti.
L’album è una sorta di concept che riassume il senso di un viaggio da una dimensione naturalistica a quella interiore. La prima sezione comprende “Grey Sky Evening“, con un tema dal sapore mediterraneo declamato dalla tromba, che si produce anche in un solo dalla solida architettura narrativa, a seguire quello della chitarra, “Last Lights“, dal lieve ritmo latino, con eloquente solo del contrabbasso nelle battute iniziali e sviluppo nei dinamici dialoghi fra il pianoforte e la chitarra, e l’estesa, crepuscolare, “Nocturne“, dalle fitte trame chitarristiche, attraversata da un rigoglioso solo del pianoforte. «Sono tutti e tre ispirati al calare del sole e alla notte, momenti la cui contemplazione permette all’uomo di ritrovare se stesso», racconta il musicista.
Quindi una sezione centrale con la tenera e malinconica ballad “Whisper: for Mara”, seguita da “Speranza”, uno dei momenti più coinvolgenti e ritmicamente accesi del disco, che, a metà di uno sviluppo sornione, si apre in un frizzante duetto fra il pianoforte e la batteria di Beggio il quale qui si dimostra, oltrechè raffinato cesellatore di ritmo, artefice di avvolgenti ragnatele poliritimiche. Il brano di Shorter è affrontato in un clima nervosamente creativo, da infuocata jam session, con il susseguirsi dei soli della tromba, del pianoforte e della chitarra, fino ad un epilogo all’unisono.
Infine, due brani che intendono esplorare le tappe di un viaggio interiore e della meditazione, “Third Eye” dove la struttura lascia spazio all’astrazione, e “Om Sphere“, una riflessione profonda ed intima nella quale il solo del contrabbasso introduce un momento rarefatto prima dell’intervento materico della tromba che, con le sue frasi incalzanti, riporta tutti sulla terra.
“Wordless tale ” è un esordio di rilievo per un musicista ventiquattrenne: Emiliano Bez, che suona la chitarra dall’età di otto anni ed ha frequentato rock e blues prima di approdare al jazz, ha davanti un futuro che si prospetta di sicuro interesse.
