Nel corso delle mie scorribande alla ricerca di buona musica mi è venuto da pensare che forse ve ne dovrei parlare più a caldo, con meno pretese di completezza e di approfondimento, ma con il solo intento di darvi un orientamento spiccio su gruppi e musiche che potreste a vostra volta afferrare al volo.
Ed ecco un paio di istantanee, tipo le fotine ricordo sfornate dalla Instamatic, la macchina fotografica più semplice mai inventata (bastava caricare la pellicola e premere un bottone): non ne usciranno risultati epocali da incorniciare, ma spero che servano egualmente.
Una clip lunga, ma vi assicuro che ne vale la pena….. magari suddividetela nei due brani che la compongono
Alessandro Lanzoni trio, Jazz Club Ferrara. Eh, sì, ‘ancora lui’ direte. ‘Se lo merita’ replico io, e la formazione con cui è sceso in campo ne è la miglior conferma. Oltre al fedele Evangelista al basso, questa volta dietro i tamburi sedeva Jeff Ballard. Cioè Il batterista che ha militato per anni nel trio di Brad Meldhau (oltre che con Chick Corea). Una one-stand occasionale? Ma nemmeno un po’. Ballard sta trasferendosi in Italia (speriamo che non se ne penta….. certo che danno da pensare queste ricorrenti migrazioni di jazzmen americani in Europa che si registrano di recente). Come vedrete dalla corposa clip incorporata nell’articolo, il trio ha già alle spalle altre uscite e si è talmente consolidato che è già entrato in studio di registrazione per un album che uscirà per la catalana Fresh Sound, etichetta di vasta reputazione internazionale per il suo lavoro di ristampa di album storici lasciati ad impolverarsi sugli scaffali delle majors discografiche. Cosa aggiunge Ballard a quanto già detto su Lanzoni ed Evangelista? Un drumming danzante e spumeggiante, più frastagliato e frammentato di quello dell’ottimo Morello che spesso ha accompagnato i due. Direi che è il batterista ideale per le scorribande più avventurose di Lanzoni nel grande songbook jazzistico: infatti abbiamo ascoltato tra l’altro una nervosa e mossa ‘Black and Tan Fantasy’ ellingtoniana ed un esotico ‘Punjab’ di Joe Henderson reso con grande inventiva e sofisticazione. Il nostro pianista non si contenta di una padronanza strumentale stupefacente (come fanno altri, spesso meno dotati di lui), ma non si stanca di confrontarsi in modo intenso e personale con la grande tradizione jazzistica, che porta tutta nella testa e nelle mani: ne è la prova il fatto che a giorni dedicherà una sua performance in solo a Bud Powell, un caposaldo apparentemente distante dal suo mondo attuale. Per quanto mi riguarda, già ho cominciato a far la posta al prossimo album Fresh Sound.
‘Punjab’, l’originale di Henderson. Il pianista era McCoy Tyner, giusto per capire con cosa ci si cimenta….
Chris Potter trio, Blue Note Milano. Questo appuntamento me l’ero segnato in agenda da settimane, soprattutto vedendo accanto a Potter al sax e ad Eric Harland alla batteria Craig Taborn al piano ed alle tastiere: uno dei miei beniamini, ascoltato più volte specialmente in solo. E forse qui sono incappato in uno di quegli equivoci in cui spesso cadiamo noi jazzofili sottovalutando il peso del ruolo del leader e della titolarità di un progetto. Intendiamoci: la liaison Potter-Taborn è di lunga data ed ha prodotto anche ripetuti esiti discografici di rilievo, ma il gruppo che andava in scena al Blue Note era a tutti gli effetti cosa di Potter. Questi è un musicista che quantomeno da noi ha sviluppato una carriera un poco sottotraccia: ricca di prestigiose collaborazioni (da ultimo una lunga milizia con Dave Holland), caratterizzata da grande versatilità ed eclettismo, ma forse un poco circoscritta a quella di un impeccabile specialista di qualsiasi ancia, nessuna delle quali ha segreti per lui. In una parola, ‘una vita da mediano’, un poco carente di personalità e passione. Ed invece nella serata milanese abbiamo assistito ad una torrenziale performance di un sax tenore rovente ed appassionato, un flusso ininterrotto di idee e variazioni su temi ridotti praticamente a trame sfilacciate e quasi inconsistenti: un muro di suono che ha conosciuto solo pochi momenti di tregua e di maggior distensione, alcuni caratterizzati da radi accenti di abbandono estatico con lontani echi coltraniani. Questa lunga esplosione di energia ribollente quasi automaticamente implicava un drumming essenziale e molto deciso, che Harland ha dispensato a piene mani a sostegno del suo leader. Per i miei gusti, però, un poco troppo caricato e punteggiato da accenti un poco troppo insistiti e marcati, che riuscivano meglio ad Art Blakey nei suoi Messengers e che hanno viceversa un poco appannato i miei ricordi di un Harland in altre occasioni più sottile e duttile.
In questa esplosione di energia al calor bianco Taborn mi è sembrato abbastanza sacrificato, forse anche per la scelta di accompagnare al piano con articolati riffs su registro medio abbastanza smorzati nella dinamica, che quasi sempre sono sprofondati nelle profondità dell’insieme surrogando un poco l’assenza di un basso. I rari spazi solistici concessi a Craig hanno fatto emergere una voce più pacata ed intellettuale, che avrebbe potuto utilmente riequilibrare il protagonismo torrenziale del leader. Ma ancora una volta una voce troppo sommessa ed appartata per dar luogo una vera dialettica interna del gruppo. In soldoni, tanto pianista mi è sembrato un poco sprecato in una situazione in cui sarebbe forse bastato un collega più percussivo e più disinibito nel cavare effetti vistosi dalle elettroniche. Il fan taborniano è ritornato a casa digiuno, si rifarà in occasione più propizia ed appropriata.
A quanto sembra spira aria più tersa e fresca nell’album di imminente uscita che Potter ha registrato per la londinese Edition Records (etichetta eclettica, ma da tenere bene sott’occhio da parte di noi jazzofili). Il nostro qui si circonda di John Patitucci al basso ed i Brian Blade alla batteria (la ritmica del quartetto di Shorter….), ed anche qui si concede un gran bel lusso per quanto riguarda il piano: Brad Meldhau. Per adesso godetevi la title track qui sotto, e magari fate un pensierino all’album in arrivo. Milton56
