Giovanni Falzone Freak Machine – Canto Terrestre (Parco della musica records)
Non è un invito rivolto alle Forze dell’ordine, ma il tentativo di catturare, almeno su carta virtuale, uno dei molteplici momenti di creatività dell’esplosivo musicista siciliano. Al solo scorrere la lista degli impegni degli ultimi mesi di Giovanni Falzone, la testa inizia a vorticare: concerti con il Tinissima Quartet con Francesco Bearzatti, esibizioni a fianco di Ada Montellanico nel progetto Canto Proibito, e, da ultimo, arrangiamento e direzione della suite “Contemporary Ellington“, presentata al Freedom Jazz Festival di Mesagne, in Puglia con la Lydian Extensive Orchestra.Per dare un’idea, ecco la scaletta di una recente giornata di Giovanni, impegnato con il quartetto Young Spirits ( con Diego Albini, Enrico Palmieri e Alfonso Donadio ), tratta dal suo profilo social :
1) sveglia ore 4:30 2) soundtrack Young Spirits 4et ore 5:30 3) 1° concerto ore 6:30 Young Spirits 4et 4) ore 7:45 Colazione Sociale 5) ore 8:15 soundtrack Spiritual Trip 6) ore 9:15 concerto Spiritual Trip.
Tutto gestito con fantasia e creatività senza limiti e con il travolgente entusiasmo di chi ogni giorno riesce a dare nuove forme al proprio sconfinato amore per la musica.
Freak Machine è l’enensima avventura del Nostro, un progetto condiviso con Giuseppe La Grutta al basso elettrico ed Andrea Bruzzone alla batteria, che si propone di ripartire dalle radici folk mediterranee proprie del background di Falzone per tentare una sintesi delle molteplici esperienze vissute nei venticinque anni di carriera che incrociano jazz, rock e musica classica contemporanea. Il disco si apre con una poesia “Tammuru Parlanti“, declamata in dialetto e dedicata al tamburo, strumento che rappresenta il primo approccio alla musica nella vita di Falzone ed al quale il finale guarda oggi con una vena di malinconia : “ora ca sugnu luntanu di tia – tammureddu miu, nun ti negu la malincunia – un viu l’ora di potirti accarizzari – pi turnari a entiri lu me cori felici di vibrari”.
Non immaginatevi però un disco di world music: nella visione sincretica di Falzone, il folk è solo uno degli elementi che compone l’articolato mosaico di Canto terrestre, insieme all’enfasi ritmica spesso orientata verso territori rock e funk, all’uso strutturale dell’elettronica, al gusto per gli esperimenti con la voce umana, ed all’inesauribile energia della voce strumentale della tromba di Falzone. Al centro del programma due lunghe suite, “Belice/Freak folk” che unisce una prima parte astratta e visionaria ad una sezione risonante di danze tradizionali con un avvincente solo del leader, e la title track, articolata in cinque movimenti che collegano l’avvio notturno di “Genesi” all’energia rock degna dei Led Zeppelin di “Gravità” fino alla “Quiete” finale. “Freak machine” è una macchina ritmica inarrestabile, un vortice jazz funk alimentato dagli efficacissimi basso e batteria sul quale la tromba esibisce una ampissima varietà dialettica, fino ad arrivare a sdoppiarsi grazie all’elettronica. La ballad “Laila ” e “La danza infinita” provengono da precedenti progetti e sono qui rielaborati secondo l’estetica del trio, accoppiando afflato lirico e desnità ritmica. Si chiude con le cadenze etniche di “Maccalube” dove la tromba filtrata e la voce di Falzone incitano ad un rito sfrenato e liberatorio, degna conclusione di un disco fatto di terra, cielo, danza e visioni.
