Bouzouki e bicchieri

Joel Lyssarides & Georgios Prokopiou – Arcs & Rivers (2024) (ACT records)

Daniele Morelli e Robert Tiso – Consistenza umana (OFF records)

Il titolo non allude, come si potrebbe pensare, ad un party a base di retsina, il popolare vino greco, ma è pretesto per una conferma del pensiero del boss della etichetta ACT Andreas Brandis : “il jazz è un vocabolario che ciascun artista può usare per raccontare la storia che rivela la propria cultura”.

E allora importa lo scopo, non il mezzo, lo strumento che si usa. Siano essi una sorta di mandola di solito relegata agli aspetti più oleografici del folklore greco, o una lunga fila di bicchieri.

La storia di “Arcs &Rivers“, pubblicato da pochi mesi dall’etichetta di Amburgo, parte in realtà da Stoccolma, dove risiede il giovane pianista svedese Joel Lyssarides, studi in jazz nel paese natale ed in Italia, collaborazioni con Anne Sofie von Otter, Benny Anderson, Nils Landgren, Viktoria Tolstoy e di recente parte del tributo a Esbjörn Svensson “e.s.t. 30”, pluripremiato artefice di una musica che coniuga jazz, suggestioni world ed aspetti romantici, Charlie Parker, Piazzolla e Scriabin.

Le radici di questo disco partono da mio nonno, – spiega Lyssarides – un greco di Cipro, che emigrò in Svezia negli anni quaranta. Mi è sempre piaciuta la musica greca anche se non la conoscevo bene, ma trovvavo affascinante il suono del bouzouki (lo strumento a quattro corde metalliche reso famoso dalla musica di Mikis Theodorakis). Durante la pandemia me ne sono comprato uno e mentre stavo iniziando a prenderci confidenza, scoprii Georgios in un concerto trasmesso in tv in onore di Theodorakis. Chiesi in giro dove potessi incontrarlo, per scoprire, con grande sorpresa, che si sarebbe esibito di lì a pochi giori in un hotel vicino a casa mia.Andai a sentirlo suonare, parlammo un pò dopo il concerto e ci a ccordammo per qualche prova insieme” .

Questo accadeva nel 2021 e grazie a quell’occasione nascque una collaborazione che li portò due anni dopo al primo concerto in duo, pianoforte e bouzouki, una formula del tutto inedita. “E’uno strumento con un ruolo di accompagnamento ben defnito – dice Lyssarides -, ma Georgios fa molto più di quello, apre diverse porte musicali, che schiudono a nuove possibilità, e dopo averlo sentito suonare il bouzouki in quel modo ho sentito un impellente esigenza di scrivere musica per questo strumento“. Presentata l’idea al boss della ACT Andreas Brandis, il disco si è concretizzato immediatamente, anticipato da un live alla ACT Art Collection di Berlino – da cui è tratto l’ultimo brano presente nel programma del disco – tutto è fluito con la massima naturalezza, registrato in una unica session di quattro ore durante le quali ha preso forma questo inedito duetto.

Mi sento di consigliare caldamente l’ascolto di “Arcs and Rivers” non solo per la curiosità timbrica del duo pianoforte/bouzouki, ma per la capacità dei due autori di creare una musica che riesce da subito a trovare una propria strada verso l’emozione, mescolando storie esperienze e culture diverse in una forma musicale struggente, ammaliante, coinvolgente, entusiasmante.

Lungo tutta la durata del disco, con la sola eccezione dell’intimo piano solo di “Lyssarides lament” , il bouzouki, con le sue sonorità mediterranee e metalliche, si alterna al pianoforte nel ruolo di solista, acquisendo una veste totalmente inedita rispetto alla funzione tradizionale nella quale è sempre stato collocato. Nel disco i due strumenti disegnano con colori impressionisti melodie cristalline (le note eccheggianti Satie di “Echoes” , quelle naif di “Orange moon”), si incrociano in composizioni dalle complesse strutture nelle quali emergono le radici classiche del pianista e quelle tradizionali di Prokopiou (il trasporto di “A night in Piraeus“, la razionaltà impeccabile di “Rivers” ), improvvisano nel lessico del jazz su brani tradizionali greci (“Kamilieriko road“), o composizioni originali che si ispirano a quella cultura (“Anamnesis“).

Il finale registrato dal vivo, “Zaferious solo“, è tutto per la tradizione greca con una frenetica danza che assume un andamento vorticoso sempre più marcato fino all’applauso liberatorio della platea .

Un disco che rende plausible (e godibile) il mix sulla carta improponibile fra Satie, il jazz ed il folklore greco.

Daniele Morelli , chitarrista toscano trapiantato in Messico, frequentatore di territori di confine fra il jazz, la sperimentazione ed i suoni del mondo, e Robert Tiso, cristallofonista dedito a ricreare la musica di grandi compositori classici accarezzando il bordo dei bicchieri, hanno dedicato la loro nuova collaborazione alla storia del manicomio di Volterra, rimasto in piedi per circa un secolo, fino alla chiusura avvenuta a seguito della legge Basaglia. I nove brani di “Consistenza umana” disegnano una mappa attraverso l’esperienza degli abitanti dell’istituto, ricostruendo in una musica straniata quanto affascinante la lingua diretta e denudata dei “matti”.

Entrare in questo disco è davvero un pò come varcare la porta del manicomio di Volterra: scampoli di melodie seguiti da suoni poco identificabili, rumori e vibrazioni del vetro interagiscono con gli accordi di una chitarra, a costruire un universo alternativo di musica e pensiero espresso attraverso una logica alternativa, ma perfettamente comprensibile, se solo si riesce ad evadere dai percorsi di una prevedibile razionalità. Ci sono momenti di apparente serenità (“Il colonnello australe“, la conclusiva “Zelligge“), altri ove prevale l’oscurità che avvolge il groviglio di sentimenti dei detenuti (“Ombre“, “Veleni anarcotici“), una dimensione surreale e quasi infantile (“Fibbia catodica“), una narrazione coerente in un linguaggio alieno ( “Sistema telepatico“), momenti di smarrimento totale “Antenna atomica“. “Raggi magnetici” racchiude invece tutta la poesia che può essere espressa da chi vive questa condizione costretta : una danza sghemba condotta da una chitarra/cartoon che ci conduce fra luce ed ombra, ragione ed il caos finale.

Poesia come quella dei graffiti incisi sui muri del manicomio con la fibbia della cintura da Nannetti Oreste Fernando, ovvero Nof4, internato per oltraggio a pubblico ufficiale che rimase dentro al manicomio fino alla sua chiusura. L’autore del titolo di questo disco : “Ci chiamate fantasmi, ci chiamate matti, ci chiamate alienati, ma provate a parlare con noi, siamo dotati di consistenza umana.”

Un disco importante per essere non solo testimonianza di un fenomeno sociale e storico, ma viva rappresentazione di una condizione, o consistenza, umana.

https://www.facebook.com/DanieleMorelliJazz/videos/1494736077970007?locale=it_IT

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