Un anno vissuto jazzisticamente. Come quattro moschettieri fuori tempo massimo ci si ritrova a fine anno per dire la nostra, il buon vecchio Rob ha già calato il suo carico e devo dire che questa volta ho fatto en-plein (mea culpa) non ascoltando alcuno dei dischi che lui propone come li mejo fichi der bigoncio. L’anno scorso mi sono messo di buzzo buono e passando il suo BestOf ne ho ascoltati due trovandoli, stranamente, passabili! Questo cappello ad uso interno serve solo per rilevare quanto ogni percorso in ambito jazz sia squisitamente personale, ed ora che che le nuove uscite sono centinaia ogni anno, con le piattaforme streaming così gratuitamente a disposizione, ecco che la parcellizzazione diventa inevitabile, ma da noi i gusti diversi son sempre stati una una risorsa (cit.), come quella di poter contare su amici moschettieri che amano profondamente il jazz, in varie sfumature, e condividono quest’avventura che ci porta a scriverne. Bando alle ciance, e largo alla musica.
Partiamo dal passato, che paradossalmente ormai occupa un ruolo sempre più importante nel jazz odierno. Jarrett, Davis, Art Tatum. Rollins….ci sono stati alcuni “ritrovamenti” pazzeschi, probabilmente ad orologeria ma vabbè, dischi nuovi di vecchi eroi che finiscono per legarci ancora di più ad un passato che continua a germogliare, come se non bastasse il nostro rovistare tra scaffali spostati in cantina, polverosi mercatini rionali o in vecchi negozi di dischi in odor di chiusura ecc.
- Quando si ascoltano dischi come quello del gruppo Joe Henderson – McCoy Tyner colti una sera allo Slug’s c’è da farsi cadere la mascella. Disco super. Ne ha recentemente parlato il sodale Milton qui e noi proponiamo una clip di queste forze della natura. Forces of Nature (Blue Note)
2. Oscar Peterson Trio – Con Alma. C’è poi la meritoria Mack Avenue, che ci consegna un compatto live dell’immortale Oscar Peterson, disco che ho ascoltato molto, anche con funzioni ansiolitiche, Live In Lugano, 1964.
3. Sun Ra Arkestra – Lights On a Satellite – Ci sono tanti altri ritrovamenti sparsi in varie label ma per passare dal passato al presente direi che c’è un disco doppio da collocare nella stratosferica e caotica discografia del Re Sole. Segnaliamo infatti questo lavoro, molto divertente, della Sun Ra Arkestra, un tributo di avant-garde-swing registrato a giugno e dedicato a Marshall Allen, il custode di lasciti millenari di Sun Ra, che nel 2024 ha compiuto 100 anni 100 (parlando in termini temporali terrestri).
4. Mike Stern – Echoes And Other Song (Mack Avenue) Restando in zona Mack Avenue c’è il clamoroso ritorno sulla scena di Mike Stern , dopo un brutto incidente che aveva fatto temere il suo ritiro dalle scene ecco che Stern torna alla grande e pubblica il suo album più convincente e coeso degli ultimi decenni, in grado di mettere d’accordo gli amanti della fusion e quelli dell’hard-bop, con ospiti clamorosi nella band. Bentornato Mike!
5. Nduduzo Makhatini – Nomkhubulwane (Blue Note) – – Il Jazz sudafricano torna a parlare al mondo, e per farlo può contare su di un Sacerdote d’altissimo livello: Nduduzo Makhatini timbra un disco dal grande afflato spirituale. Di seguito una nostra ricognizione.
6. Roy Hargrove – Grand Terre (Verve) Per motivi reconditi la Verve ha ritardato per anni la pubblicazione di questo potente disco latino in studio, registrato in Guadalupe coi suoi Crisol, di cui parleremo a breve su TdJ. Roy Lives!
7. Tom Harrell. Alternate Summer (High Note). Disco superlativo, con Charles Altura alla chitarra, Ugonna Okegwo al basso, Adam Cruz alla batteria e Luis Perdomo alle tastiere. Al sax tenore si alternano Mark Turner e Dayna Stephens. Scalda il cuore ritrovare Tom Harrell alla sue vette.
8. Kenny Barron – Beyond This Place (Artwork) – ne abbiamo parlato, vedi box sotto stante.
9. Samara Joy – Portrait (Verve)
Si tratta di un fenomeno assoluto, riconosciuto universalmente. Doveva confermarsi, e lo fa in modo talmente autorevole da lasciare felici e commossi, come quando si ascolta Ella, o Sassy. Un miracolo, blast from the past.
Dischi Italiani. Consiglio tre dischi a mio avviso di alto livello, dal respiro internazionale, (per inciso: continuiamo l’antica usanza di comprare qualche disco fisico, non priviamoci di questo piacere e sosteniamo la cigolante baracca….). Sono tre incisioni che confermano come il jazz suonato in Italia sia vivace e stimolante, nonostante il nulla cosmico che la Rai propone e una scena racchiusa sui soliti quattro-nomi-quattro.
10. Antonio Faraò – Tributes (Criss Cross)
In trio con John Patitucci e Jeff Ballard Antonio Farò fa sfracelli. Ne ha parlato il nostro And:
11. Alessandro Lanzoni – Bouncing With Bud (Fresh Sounds) – Lanzoni ha inciso per etichetta catalana un disco in cui interpreta in solitudine alcune composizioni di Bud Powell. Roba da far tremare i polsi ma da cui il Nostro esce alla grandissima.
12. Luigi Masciari – Somewhere in My Mind (Tosky Records). Uno stilista della chitarra jazz, con suggestioni rock blues, coinvolge il mastro cerimoniere Jason Lindner e Roberto Giaquinto in un viaggio mutevole e coinvolgente, “Japanese Cowboy” è una hit potenziale di grande fascino. Enjoy!

Preso nota di tutto. Grazie.
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