CARTOLINE – ORVIETO – LE JAMS

Umbria Jazz Winter è un festival un poco diverso dagli altri: non punta sulla grande varietà delle proposte, quanto su di un cartellone più compatto, in cui un numero limitato di gruppi si presentano in configurazioni via via variabili, e spesso si mescolano tra di loro con lo scambio di loro musicisti. Agevolato dalla concentrata vicinanza dei palchi (distano pochi minuti a piedi l’uno dall’altro), tende più che altro alla formula di una sorta di ‘jazz club diffuso’, dove le varie band si avvicendano intensamente, ma nello stesso tempo mostrando aspetti diversi della musica nei diversi sets che sono loro affidati.

Palazzo dei Sette, il chiostro – club

Questo è tanto più vero per il Palazzo dei Sette, il cui chiostro, coperto da una cupola di vetro, è sede di una striscia continua di concerti che si succedono dalla tarda mattinata a notte inoltrata. I gruppi che animano questo palco alquanto raccolto sono destinati ad un lavoro piuttosto serrato ed a stretto contatto con un pubblico che ruota continuamente.

Una di queste si è guadagnata il titolo di ‘House Band’, ed è forse il miglior pretendente al Premio Stakanov di Umbria Jazz Winter: Piero Odorici sax tenore, Daniele Scannapieco anche lui al tenore, Luca Mannutza al piano, Will Jones III alla batteria e Jasen Weaver al basso. La frontline è collaudatissima e veterana dei palchi italiani ed umbri in particolare: Odorici tra l’altro, oltre ad essere figura di spicco del panorama bolognese (guida anche il Camera Jazz Club, dettaglio importante), è l’uomo di fiducia di George Cables, che in tutti i frequenti passaggi italiani lo vuole al suo fianco: riconoscimento non da poco, se si considera che viene dal raffinato pianista portato in palma di mano dagli ultimi Dexter Gordon ed Art Pepper.

Un gruppo con due sax tenori in prima linea potrebbe di primo acchitto lasciar perplessi: ma l’accoppiata Odorici – Scannapieco sembra fatta apposta per metter in evidenza le sottili, ma chiaramente percepibili differenze di impostazione e sensibilità tra i due: più sornione e felino Odorici, anche nel tono, più arrembante e passionale Scannapieco, che mi sembra appena dissimulare un temperamento da ‘coltraniano dentro’, come dico io…..

…infatti… Daniele qualche anno fa in ottima compagnia. I grandi solisti si riconoscono sui tempi moderati delle ballads…. Come si dimostra qui

Il dinamico e brillante Mannutza è il pianista che ci vuole per dare lustro alle scelte di repertorio, che spaziano da un dichiaratamente modale Kenny Drew ad un sontuoso Dexter Gordon. Basso e batteria danno un bel contributo, anche se l’implacabile scansione metronomica ed i fulminanti breaks di Will Jones III lasciano molto il segno.

Un’ora di elegante ed appassionato hard bop avanzato sembra esser trascorsa tra il sostegno caloroso di un bel pubblico, si approssima l’una di notte, quando dopo l’applauso all’ultimo brano il sornione Odorici lascia cadere un : “…. Ma io avrei invitato anche alcuni amici…….”.

Non ha ancora finito di dirlo che un adrenalico Emmett Cohen è già balzato sul palco, ricevendo dal bravo Mannutza la consegna dello sgabello nel piano. Emmett è come un topo nel formaggio: gioia di suonare, conoscenza enciclopedica del Real Book jazzistico e gran talento d’accompagnatore (inseguito non a caso da diverse cantanti) ne fanno l’uomo ideale per una situazione del genere. Dal piano cominciano a partire frasette abbozzate che tradiscono l’impazienza gioiosa del pianista…

Infatti il passaggio di consegne al basso è più problematico: Weaver sembra fare molte raccomandazioni circa il suo strumento al sopraggiunto Phil Norris, seguono intricati conciliaboli..sarà, ma mi sembra di notare una qualche forma di resistenza passiva da parte del giovane bassista :-). Norris taglia corto e sul palco compare un secondo contrabbasso, per la felicità dei tecnici ….

Alla fine si parte di slancio tra l’eccitazione del pubblico che per il resto della nottata fornirà il necessario carburante ad una jam session ‘after hours’ in piena regola. Il possente e vibrante Norris diventa il protagonista del primo bruciante brano della sessione.

Al termine, caldissima ovazione del pubblico: ce ne è proprio bisogno perché il valoroso Scannapieco non appare in forma ideale, un guanto copre e scopre la mano destra, ogni tanto il nostro si siede a riposare su di uno speaker. Brevissimo cambio della guardia, stavolta, e dietro il contrabbasso compare con ancora il cappotto addosso Jermaine Paul, il bassista del trio di Joel Ross.

Si riparte in corsa, con la platea che continua a salire di giri: ad un certo punto l’acciaccato Scannapieco entra con decisione ed infila un assolo travolgente e tesissimo, sarà durato quasi dieci minuti… ed ecco l’eroe della serata, salutato da un boato che, oltre a far vibrare il lucernario, fa sobbalzare pure il diretto interessato.

Quando mancano pochi minuti alle due, qualcuno decide che è ora di andare a nanna e stacca l’amplificazione….ma musicisti e puibblico indugiano un altro poco in sala per smaltire l’entusiasmo. Tutte le belle cose hanno un termine, purtroppo. Camminando per le viuzze di Orvieto mi viene da pensare che è stata un’occasione unica e rara: vedere il jazz che si fa nel suo ambiente ideale è stato un vero privilegio…. Ormai ne abbiamo così pochi di ambienti e situazioni così dalle nostre parti. Midnight blues… Milton56

Orvieto, 30 dicembre 2024.Un pezzettino di emozione anche per voi: l’inizio del concerto della House Band…dedicato all’appena scomparso Anthony Pinciotti, già compagno di avventure della band

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