Seconda parte della biografia di Stan Getz che potete leggere in originale inglese sul sito dello stesso. Poichè il testo è molto lungo ho cercato di condensare la traduzione e tagliare il non indispensabile. Rimane però da sottolineare come il comportamento di Getz verso i propri famigliari, gli altri musicisti e la società in generale fosse quello di un rapace. Sempre alla ricerca della droga, e inevitabilmente dei soldi necessari, i suoi rapporti umani si deteriorarono. L’aridità, l’egoismo e l’attaccamento al denaro che caratterizzavano Getz non lo rendevano certo popolare fra i musicisti. Pare che una volta qualcuno riferì a Brookmeyer che Getz era ricoverato in ospedale per un intervento al cuore e che il trombonista/pianista avesse risposto: “Ah sì? Gliene mettono finalmente uno?”. Naturalmente in questa sede a noi interessa il lato prettamente musicale di Getz, ma era inevitabile una parentesi sul privato (nella foto di copertina Stan con suo figlio). La prossima puntata, se riuscirò ad essere coinciso, sarà quella conclusiva. Buona lettura.
Mentre stava suonando in un club a Washington, D.C. nel backstage conobbe un’aristocratica
svedese di 19 anni, Monica Silfverskiold. Monica stava studiando a Georgetown ed era venuta ad
assistere allo spettacolo con alcuni amici. Nel frattempo nel WEST USA, da sola con i due
bambini, Beverly rischiava di essere strozzata da un malato di mente fuggito da una casa di cura
mentre camminava con i ragazzi vicino casa una mattina in Laurel Canyon.
I due piccoli si misero a strillare terrorizzati, richiamando dei poliziotti nelle vicinanze che riuscirono
ad immobilizzare il folle. Stan decise di spostare l’intera famiglia all’ESt, ed organizzò per Beverly
ed i ragazzi il viaggio in macchina in direzione Kansas City con una vecchia conoscenza di nome
Tom Killough. Dovevano raggiungere Stan a Kansas City e da lì avrebbe guidato lui finoa New York.
Vicino Tusla, Oklahoma, Killough si addormentò alla guida e la macchina venne divisa in due
dal traliccio di un casello autostradale. Killough morì sul colpo, Beverly e I ragazzi rimasero
gravemente feriti.
Un divorzio messicano e… John Coltrane
Stan volò in Svezia senza nessun preavviso nell’autunno. Ancora una volta cadde in una profonda
crisi d’astinenza, che questa volta terminò in una camicia di forza in un sanatorio. Si ammalò di
polmonite e fu sul punto di morire. Monica interpretò tutto questo come un segno di Dio, Dio le
aveva donato una vita perfetta e Dio le aveva poi inviato Stan perché lo aiutasse. “L’amore vince
tutto”, sperò, e votò la sua vita alla cura di Stan. La benestante famiglia di Monica li spedì in Africa,
dove Stan potè rimettersi lontano dalle interferenze degli stupefacenti. Quindi tornarono in Svezia
dove si fidanzarono ufficialmente , facendo infine ritorno negli USA. Stan partì in volo per un JAPT
(Jazz at the Philharmonic n.d.t) tour e fece un “divorzio alla messicana (”http://en.wikipedia.org/wiki/Mexican_divorce). Stan e Monica si trasferirono a Great Neck, Long Island.
Beverly optò per una forma di contributo in contanti e forfettario. Stan continuava a lavorare
costantemente con Norman Granz, registrando “Stan Getz with Oscar Peterson”, “Mulligan Meets
Getz” e “Stan Meets Chet”. Vinse i sondaggi di gradimento di Downbeat e di Metronome
rispettivamente per l’ottava e nona volta e fu uno dei perfomer principali alla Fiera Mondiale di
Brussels del 1958. Presto Monica fece ritorno in volo in Svezia per dare alla luce il loro primo
bambino. Stanco di avere sempre gli agenti delle tasse (IRS) alle calcagna decise di trasferirsi in
Danimarca. Saldò i debiti con l’IRS con pagamenti postali. La Danimarca era rilassante per Stan.
Stan e Monica affittarono una villa dove si trasferirono con il nuovo nato e gli altri bambini. La villa
era situata in una piccola cittadina fuori Copenhagen chiamata Kungens Lyngby e affacciata su di
un bellissimo lago pieno di cigni. Stan si unì a Anders Dyrup a suonare al Club Montmarte di
Copenhagen. Non c’era nessuna insegna sula strada che indicava il Club, solo una gigantografia
di Cont Basie sulla porta. Il contrabbassista Oscar Pettiford suonava nel gruppo fisso del locale.
Era stato costretto a trasferirsi in Danimarca perché lì le questioni razziali non erano tenute di
grande importanza. Pettiford era in parte Choctaw, Cherokee e AfroAmericano. Getz e Pettiford si trovavano bene insieme, e molti altri bravi musicisti si fermarono a questo nuovo club per suonare con loro.
Mentre Getz era in Europa un’latra grande rivoluzione musicale stava avvenendo in America:
l’avvento del del “Jazz modale”, che con i suoi due alfieri Miles David e John Coltrane stava
dominando la scena del progressive jazz. Non gli sfuggiva certo che mentre lui era in Svezia ad aiutare i musicisti locali a suonare un migliore swing e bebop oltreoceano i suoi colleghi stavano battendo una nuova strada maestra e vendendo un sacco di dischi.
Il disco di John Coltrane “My Favorite Things” divenne un successo, e dopo unidici anni
consecutivi, Getz perse i sondaggi di gradimento sia di Metronome che di Downbeat, entrambi
aggiudicati da Coltrane. La goccia che fece traboccare il vaso fu che il suo caro amico e collega
Oscar Pettiford morì improvvisamente di meningite all’età di 37 anni. Stan organizzò un concerto di beneficienza a favore della moglie raccogliendo 4.600 dollari.

Focus e la Bossanova
Stan fece ritorno a New York, ma I suoi ascoltatori si erano molto ridotti. Via via che le date
venivano cancellate Stan realizzò come il pubblico potesse dimenticarlo nel giro di pochi anni.
Nonostante avesse riunito una grande band non riuscì a sollevare nessun interesse.
A questo punto iniziò a lavorare con il compositore ed arrangiatore Eddie Sauter a quello che fu il
progetto più importante della sua carriera: FOCUS.
Circa a metà delle sessioni di registrazioni la 54enne madre di Stan morì di un colpo apoplettico durante
la festa del terzo compleanno della figlia di Stan.
Poichè aveva perso la prima sessione di registrazione di Focus con l’orchestra, Stan fu costretto a
suonare con le registrazioni in cuffia e improvvisare su queste. A causa delle cuffie non aveva però
un ascolto chiaro della sua emissione.
Stan ricordava sempre ” Il disco del quale sono più fiero è senz’altro Focus. È stato un bagno di
sangue far combaciare il tutto con gli archi senza nessuna partitura complessiva e avendo davanti
solo la mia parte trasposta nella mai tonalità. Ascolto questo disco e sono orgoglioso di me
stesso!”
Stan incontrò il chitarrista Charlie Byrd mentre stava suonando in un club a Washington D.C. Dopo
lo show Byrd lo portò a casa sua e gli fece ascoltare alcuni nastri che aveva portatao con se da
un tour fatto per il Dipartimento di Stato in AMERICA LATINA fra il marzo e il giugno del 1961.
Aveva collezionato nastri dal Venezuela, Brasile, Cile, Paraguay, Perù e Argentina. Byrd era colpito
dal sound dell’ibrido brasiliano jazz/samba chiamato ‘bossanova’ e disse a Stan che non era
stato capace di trovare nessuno interessato a registrare questo genere di musica in America. Stan
capì immediatamente la potenzialità di questo genere e chiese a Creed Taylor di organizzare una
sessione di registrazione, durante la quale lui e Byrd avrebbero registato insieme alcune tracce di “
bossanova” per un nuovo disco. Byrd illustrò a Taylor la perfetta acustica che c’era dentro la chiesa
“All Soul’s Unitarian Church” di Washington D.C. e il 13 February 1962, Stan e Taylor arrivarono in
volo da New York per la registrazione della “Jazz Samba session” e quindi ripartirono in volo rientrando giusto in tempo per cena a Manhattan.
