Il Brasile di Alessandro Marzano – “Nascente”

 

Il fascino della musica brasiliana d’autore, così influente nel percorso compiuto nella storia del jazz e dai suoi protagonisti, non lascia indifferenti anche artisti più giovani e naturalmente aperti alla contaminazione fra diverse forme di espressione musicale.

Il batterista di Vibo Valentia Alessandro Marzano, classe 1987, è una “delle “vittime” più recenti del fenomeno : con “Nascente”, autoprodotto e distribuito da Barly Records, registrato con il pianoforte di Guglielmo Santimone, il trombone di Federico Pierantoni, il contrabbasso di  Francesco Ponticelli e la cantante Maria Pia De Vito ospite in due brani, dichiara il proprio amore carioca, proponendo una scaletta di interpretazioni molto personali di alcuni classici del patrimonio musicale brasiliano. Il fascino del disco sta però nella scelta stilistica, che privilegia l’immediatezza rispetto alla perfezione formale, diluendo la componente ritmica in un clima rarefatto ed assorto -opzione assai coraggiosa per un batterista – nel quale la saudade scaturisce da una dimensione quasi cameristica, che vede protagonisti principali il trombone ed il pianoforte.

Un’attitudine che risulta evidente fin dall’iniziale lettura del famoso brano di A.C.Jobim, “Retrato em branco e preto“, condotto dal soliloquio del trombone verso una circumnavigazione del tema, si conferma nella evocativa “Agua e vento” di Egberto Gismonti, affidata alla sensibilità del pianoforte ed accompagnata dalla leggera risacca del basso, e si ritrova in un’a’ intima versione di “Beatriz” di Edu Lobo che distilla le note del tema distribuendone l’onere fra il pianoforte, il contrabbasso ed il trombone.

Su “Leve” e “Neste mesmo lucar” si unisce all’intimo dialogo acustico degli strumenti registrato in presa diretta, la voce esperta di Maria Pia De Vito , che infonde il calore dell’espressione ed un afflato personale sintonizzato con il clima intimo e raccolto dell’opera, rievocando il perimetro originario anche emotivo del materiale musicale scelto.

Il ritmo di bossa nova emerge in modo più marcato, seppure ampiamente entro le righe, nell’unica composizione originale, “Chorinho pe ttè” del pianista Santimone, costruita sul sovrapporsi di trame melodiche, e nella conclusiva “Ligia“, ancora di Jobim, a sostenere le escursioni soliste del basso e del pianoforte, per poi richiamare il collettivo alla esposizione di un tema immaginifico e sognante.

«Si tratta di un approfondimento sulla musica d’autore brasiliana, una forma di studio che si è trasformata in un disco. Brani che solitamente nascono dalle parole, ma con una musica talmente significativa da poter vivere anche senza il testo» dice Marzano, batterista ad ampio raggio, studi in conservatorio su percussioni classiche, innamorato del jazz grazie ad Ornette Coleman, ed attivo oggi su più fronti, dalla tradizione all’avanguardia.

Il disco è ospitato in una splendida copertina con le illustrazioni interne opera dell’illustratore  Sualzo (Antonio Vincenti) e le seguenti note a firma Dario Marsic che ne descrivono gli intenti : “Un disco è un albero che cresce in un posto dove il tempo scorre in modi sempre diversi, e c’è tanto, tanto vento che muove le foglie e cambia la forma dei rami. Quel vento sono i musicisti che ci suonano dentro, che sanno – perché lo sperimentano ogni giorno – che la perfezione è bella ma stupida e che bisogna conoscerla per romperla, e quello che fanno nei dischi è fissare il momento irripetibile in cui la perfezione si rompe per fare spazio alla vita. Che è poi quello che succede quando si disegna un albero.” 

Nell’impossibilità di trovare estratti audio del disco da fare ascoltare ai lettori, inserisco il link soundcloud della puntata 221 del podcast “gemello” Jazztracks curato da Danilo DI Termini : verso la fine, al minuto 55, dopo tanta buona musica, compare anche “Leve” tratto da “Nascente”.

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