Cronache dal miglior festival europeo

La seconda giornata a Saalfelden prevede un numero esagerato di appuntamenti, alla fine saranno 60 concerti in quattro giorni, ovvio quindi che si impongono delle scelte, anche perché i ritmi sono serrati e le forze pian piano vanno scemando.

Iniziamo con una ripida salita al panoramico eremo di Einsiedelei (vedi foto), dove Laura Jurd e Jon Irabagon improvvisano per un’ ora dal pulpito sotto la roccia. Tromba e sassofono improvvisano in una sequenza di riflessiva meditazione, in assoluta sintonia con lo spirito del luogo.

Ma la giornata è lunga, e al termine mancano sul nostro taccuino altri sei concerti. Una overdose da stakanovisti del jazz non sempre premiati da adeguata qualità.

Un discorso a parte meritano le note di colore associate al festival:come prevedibile la maggior parte del pubblico presenta capelli (quando ci sono) grigio bianchi, e, in questo angolo di mondo, prevale una tendenza dolcemente retrò. Abbigliamenti e acconciature, spesso improbabili, hanno un sapore freak da tempo scomparso dalle nostre parti, soprattutto per persone in età da pensione. Tutto ciò non è nuovo, ogni anno si ripete e il fatto è in sé mi riempie di dolci ricordi.

Ma, tornando alla musica, la giornata di venerdì vede sicuramente i due migliori concerti del festival: il trio Weird of Mouth con Craig Taborn al pianoforte, Mette Rasmussen al tenore e soprano e Ches Smith alla batteria e il settetto di Patricia Brennan. Quest’ ultima è la vera star del festival e il suo concerto, che riprende i brani dell’ album Breaking Stretch dello scorso anno, cammina elegantemente su una linea sottile tra complessità intellettuale e ritmica e mondi emotivi melodicamente belli. Una sferzata di energia e di propositività che la pone al vertice di quanto ascoltato quest’anno .

Parole come “feroce” o “infuocato”, “potente” e “catartico”, ma anche “misterioso” e “lirico” ricorrono nelle recensioni per descrivere la vasta gamma musicale di “Weird of Mouth”e sono tutte ampiamente meritate. Una potenza di fuoco impressionante, una tensione continua e palpabile che per un’ ora ha incantato l’intera Sala dei Congressi.

Taborn e Rasmussen

Non vi voglio annoiare con minuziose descrizioni degli altri concerti, solo brevi note per rendere, se possibile, idea e atmosfere.

Nel primo pomeriggio si esibisce il trio di Simone Quatrana, Andrea Grossi e Pedro Melo Alves. Un set troppo breve ma dalle buone sensazioni.

Teis Semey è un chitarrista danese alla testa di un super gruppo con musicisti del calibro di Adam O’Farrill e Jim Black e propone una musica attentamente programmata e dal forte impatto ritmico. Una bella novità e un’ ora di musica palpitante.

Il gruppo di Teis Semey

Leonard Skorupa con il suo quintetto parte in sordina ma poi lentamente prende il volo grazie anche agli ottimi musicisti che lo accompagnano, su tutti la brava Silke Eberhard. Un set giocato sulle composizioni e sull’ariosita’ degli insiemi. Ovviamente non lo vedremo mai alle nostre latitudini.

Alle 19,30 premiazione del Europe Jazz Network 2025, e il premiato è il festival di Saalfelden da una giuria di direttori artistici, musicisti e addetti ai lavori con, tra le altre, la seguente motivazione: for adventurous programming. Quello che da anni sostengo su queste colonne, il miglior festival europeo. Naturalmente su una programmazione così ampia non mancano le fisiologiche delusioni, ma la percentuale è irrilevante, e il livello sempre altissimo.

È passata la mezzanotte e sta per iniziare l’ ultimo concerto della giornata, il settimo per il vostro cronista, che a questo punto non è più in grado di distinguere il contrabbasso di Ingebrigt Haken Flaten dall’ arpa dell’ arcangelo Gabriele. Il gruppo del danese mi pare di buon livello ma la stanchezza è sovrana e non rimane che arrendermi e levare le tende.

3 Comments

    1. In effetti l’ abbuffata di musica compensa la vita di provincia, dove le occasioni per ascoltare grande musica sono di fatto quasi inesistenti. Oggi con gli amici abbiamo fatto mente comune e ci siamo resi conto che la prima volta che siamo venuti a questo festival è stato….40 anni fa!

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