Quando un progetto musicale è fondato, oltrechè su consonanze artistiche, su visioni ed ideali condivisi, su un comune sentire, la musica moltiplica le proprie capacità espressive e diventa un potente veicolo per trasmettere, sulle sue onde, contenuti universali . E’ quanto accade con il Duo B.I.T. , attivo dal 2019, composto dalla pianista Manuela Pasqui e dalla sassofonista Danielle Di Majo, le quali, giunte al quarto capitolo della propria storia, dopo tre albums dedicati in modo peculiare all’esplorazione musicale espansa dalla canzone alle composizioni di Puccini, disegnano con questo disco un affresco identitario nel quale convivono composizioni originali, storia, poesia, memoria ed ideali.

Le componenti del duo, attive da anni nella scena della Capitale con esperienze che incrociano il jazz (Francesco Diodati, Marco Colonna) e la classica, spiegano così “R-esistenze” (Filibusta records) :” Questo lavoro si colloca lungo il sentiero della ricerca di una identità storica, che vede la memoria come mezzo per comprendere noi stesse. Con questo progetto di composizioni originali ci siamo spinte in avanti nella ricerca di un nostro specifico linguaggio musicale, ispirate dalle personalità che, tra il 1920 e il 1950, hanno lasciato un segno indelebile nella storia del nostro paese attraverso l’azione politica, l’attivismo e la poesia. Sono scrittrici, poetesse e poeti, come Lalla Romano, Miriam Mafai, Joyce Lussu, Dacia Maraini o Montale, ma anche persone semplici dal forte senso civico.”
La genesi del lavoro risiede in un un lungo periodo di preparazione a contatto con il materiale poetico, le sue strutture e la sua musica, quello storico e narrativo, ed il successivo intervento di trasformazione, o ricreazione in composizioni originali la cui forza espressiva deriva dal dialogo fra i due strumenti, il pianoforte ed il sax , alto e soprano, collocato in una ampia varietà di contesti e situazioni sonore.
Un esplicito richiamo alla necessità di salvaguardare la memoria collettiva è contenuto nel brano iniziale, “L’identità perduta” , in cui compaiono gli audio originali dell’archivio storico di Firenze con le prime registrazioni dal vivo dei suoni della guerra agosto del ’44 : l’atmosfera drammatica è rappresentata dalle scarne, percussive, note del pianoforte che seguono le traiettorie di un sax in bilico fra stupore e grido, per trasformarsi in un solo evocativo, mentre sullo sfondo si sentono cadere le prime bombe.
Il tema forte ben delineato dal sax e ripreso in forma dall’ostinato motivo del pianoforte di “Brigata Menotti” rappresenta, invece, l’omaggio alla forza delle donne in grado di combattere, nel ventennio e negli anni successivi, molti nemici, dai tedeschi ed i fascisti ai pregiudizi patriarcali. Lo sviluppo si apre ad una dimensione leggiadra, per poi tornare alla determinazione dell’incipit, quasi a rappresentare due diversi aspetti della personalità femminile.
La parte centrale del disco è occupata dalle composizioni ispirate a personalità della cultura e della poesia, con l’intima dedica di “Miriam“, per Miriam Mafai, giornalista, scrittrice e attivista, le sospese e sognanti atmosfere di “Meriggiare“, ispirata ai celebri versi di Eugenio Montale, che con la poesia «Felicità raggiunta» è al centro anche della successiva “Sul fil di lana“, una melodia ripetitiva adagiata in equilibrio precario sulla griglia degli accordi, come l’uomo che cammina in bilico fra felicità e pericolo.
Se “Cinque pezzi di luna“, ispirata alla omonima poesia di Joice Lussu, viaggia leggera sulle ali di una melodia popolare, inframmezzata, in sequenza, da sezioni esplorative del soprano e del pianoforte, “Bagheria“, dal romanzo di Dacia Maraini, proietta, nella declamazione cadenzata e nell’ambientazione desertica del tema, panorami ed attitudini di Sicilia. Isola che ritorna protagonista nella estatica “Lipari”, racconto simbolico, nel minimalismo descrittivo, di una fuga, quella dal confino isolano degli antifascisti Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti.
“Poisson d’or ” riporta l’orizzonte musicale su una narrazione più distesa con il dialogo fra gli strumenti che si sviluppa sul tema venato di leggera malinconia : la simbologia del Pesce d’Oro è usata dalle autrici per omaggiare il popolo di temerari e tenaci combattenti, ma anche di generosi e altruisti cittadini, capaci di trasformare e rigenerarsi nelle più ardue difficoltà come quelle derivanti daun evento bellico.
L’ultimo brano è un saggio della capacità narrativa ed evocativa di Manuela Pasqui e Danielle DeMajo, una piccola perla che stenterà ad abbandonare chi la ascolti anche solo una volta.
“Luce di mezzanotte“, è un piccolo lampo notturno, la descrizione di un fenomeno boreale che le musiciste compongono con note quiete e distese , piccole onde sonore che dal sax si infrangono sul mare calmo evocato dal pianoforte.
Completano questo lavoro intenso ed importante tre monologhi dell’autrice Ilaria Agostini, spesso sul palco insieme alle due musiciste, che danno voce a Lalla Romano, Eugenio Montale e Joice Lussu.
