Dritto a canestro – Behn Gillece – Pivot Point (Posi-Tone)

BEHN GILLECE – Pivot Point (Posi-Tone Records) Supporti disponibili: CD

L’ultima uscita del vibrafonista Behn Gillece, ottava per l’ottima Posi-Tone, lo vede come capitano, e pivot, di un quintetto che si conosce a meraviglia, utilizza una serrata difesa a zona e va a canestro in tutti i modi, sfruttando con classe il vecchio gioco del pick and roll. Fuor di metafora cestistica il disco conferma Gillece tra i migliori al mondo nel suo strumento, la playlist è bilanciata, l’ambito è quello di uno straight jazz energico e brillante, carico di groove di scuola Blue Note (proponiamo all’ascolto l’intricato “Haymaker”), con alcune tracce che per convenzione potremmo definire più advanced, come “Changes Over Time”, tema alla Bobby Hutcherson per intenderci, brani che poggiano su forme articolate e modali e che lasciano ampio spazio di completa libertà espressiva, complice in particolare il lavoro dell’ottimo Jon Davis, pianista sopraffino non molto noto ai nostri lidi, ma che ha suonato e inciso pure con Stan Getz e Joe Henderson.

E poi c’è mr. Rudy Roystone, drummer di primissima fascia in 4 brani, uno di quei batteristi che non riuscirebbe ad esser banale nemmeno se lo volesse, e che è una fucina d’idee, inflessioni e continui cambi di ritmo.

Willie Morris, sassofonista di St.Louis, è un altro alfiere della Posi-Tone cui ha legato la sua carriera, un esploratore del post-bop che non ha ceduto ad alcuna moda, rinunciando magari a qualche scrittura per l’aderenza ad un canone, insomma un vero jazzman dalla grande preparazione tecnica, come i suoi sodali. Il disco presenta una serie di originals del leader, tutti di ottima fattura, oltre ad un’elaborata versione di “Toys” griffata Herbie Hancock periodo Blue Note (dall’album “Speak Like A Child”), con una “Just for Fun” che mantiene le promesse del titolo risolvendosi in un caleidoscopio di colori ed una “What’s Expected” che mostra le solide radici blues del quintetto, ed in cui si apprezza il lavoro al contrabbasso del russo Boris Kozlov, da decenni trapiantato a New York, arrangiatore e direttore musicale della Mingus Big Band, giusto per esporre anche i suoi galloni, playmaker di un quintetto eccellente.

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