L’arte di Art Kane a Genova

L’importanza di questa fotografia trascende tempo e luogo per diventare non solo una simbolica opera d’arte, ma un pezzo di storia. In un’epoca in cui la segregazione razziale era ancora una grande componente della nostra vita quotidiana e in un mondo che spesso enfatizzava le nostre diversità, invece di celebrare le nostre affinità, c’era qualcosa di speciale e di puro nel radunare 57 persone in nome del jazz. Questi musicisti non si riunirono di prima mattina perchè pensavano di essere pagati o di diventare all’istante delle star internazionali. Lo fecero semmai per celebrare l’Età d’oro del jazz e ciò che essa rappresentava. Il jazz non è mai stato un genere musicale, ma piuttosto uno stile di vita, e lo è tuttora.”

Sono parole di Quincy Jones, che introducono la celebre foto di Art KaneHarlem 1958” esposta fino al 15 febbraio nell’ambito della mostra Art Kane. Visionary” al Palazzo della Meridiana di Genova. L’esposizione, curata da Guido Harari e Jonathan Kane, ricostruisce, attraverso numerose sezioni tematiche, l’universo artistico del famoso fotografo statunitense , scomparso nel 1995: dai servizi per riviste di moda alle immagini dedicate ai protagonisti della scena musicale rock e jazz degli anni sessanta e settanta (con la celebre foto degli Who avvolti nella bandiera britannica che compare nella copertina di “The kids are alright” e quella di Bob Dylan rannicchiato in un angolo, oltre ad immagini dedicate a Louis Armstrong, Duke Ellington, Aretha Franklin , Lester Young e Moondog che campeggia nelle locandine), dagli scatti testimoni di un impegno civile su diverse situazioni della scena internazionale, agli esperimenti di mash up o sperimentazioni che anticipavano di decenni le attuali prospettive di trattamento delle immagini (e qui vanno citate tre foto di una Venezia in pieno maremoto).

Naturalmente nell’ambito della rassegna ampio spazio è riservato alla fotografia scattata alle 10 di un mattino d’agosto del 1958 per la rivista «Esquire» che ritraeva 57 musicisti jazz su un marciapiede della 126ma Strada, ad Harlem. Un immagine che ogni appassionato di jazz conosce, e che nel tempo ha assunto importanza e significato tali da ispirare libri e film come quello di Steven Spielberg “The Terminal” del 2004, con Tom Hanks, un documentario del 1994 candidato all’Oscar (“A Great Day in Harlem” di Jean Bach ) e diventare simbolo universalmente riconosciuto di un periodo magico nella storia del jazz, quello della fine degli anni cinquanta.

La mostra ospita anche un breve documentario dedicato alla genesi della celebre foto, da attribuirsi ad un’idea di Robert Benton , allora art director della rivista Esquire ed in seguito affermato regista con titoli da Oscar quali “Kramer contro Kramer” e “Le stagioni del cuore“. Benton voleva dedicare il servizio alla passione per il jazz del suo direttore, Harlod Hayes, ma alla fine l’opportunità di realizzarlo venne data al giovane collega Kane, alla sua prima commessa importante. Con difficoltà non da poco, legate alla gestione di una folla di musicisti, riuniti in orario per loro insolito, (Bud Freeman spiega che per i musicisti era normale andare a letto verso le quattro del mattino e svegliarsi alle 12 o alle 13,affamatissimi) e desiderosi di scambiarsi opinioni e battute più che di mettersi in posa. Molte testimonianze dei musicisti ricordano quel ragazzo giovane e gentile che dall’altro lato della strada cercava di tenere unito il gruppo, impresa alla fine centrata, anche con l’aiuto dell’ assistente Steve Frankfurter e di una copia del New York Times usata a mò di megafono per richiamare l’attenzione in vista dello scatto.

In mostra oltre alla foto ufficiale (quella con Gillespie che mostra la lingua a Roy Eldridge) ci sono altre cinque pose alternative ed un centinaio di foto preparatorie dalle quali si percepisce l’atmosfera frizzante che avvolgeva il gruppo di 57 musicisti, e la scarsa governabilità della comitiva in quel tratto di strada chiuso al traffico.

Oggi quella zona di Harlem, fra la Quinta e Madison Avenue è stata ufficialmente ribattezzata “Art Kane Harlem 1958 Place “.

2 Comments

  1. Proprio pochi giorni fa ad Orvieto ho scoperto che esiste una foto ‘Un grande giorno nello Studio A di Via Asiago’. L’ha mostrata in diapositiva la vedova di Adriano Mazzoletti, che in una giornata dei primi anni ’80 riuscì a radunare nel noto studio radiofonico una folla di jazzisti italiani anche superiore a quella radunata da Kane. Mazzoletti si era fatto un punto di onore di convocare anche precursori quasi del tutto sconosciuti che avevano suonato nelle big band della RAI. Ahimè, Adriano non aveva la perizia fotografica di Kane, l’immagine è ripresa in campo lungo ed il folto gruppo appare molto a distanza e denso di piccole figure che per esse riconosciute richiederebbero ingrandimenti mirati. Comunque un bel documento anche questo, speriamo che sia reso disponibile al pubblico quando finalmente sarà sistemato e reso accessibile il gigantesco archivio lasciato da Mazzoletti, ora sottoposto a vincolo dal Ministero della Cultura ed affidato alla Fondazione Umbria Jazz di Perugia (tra l’altro città natale di Adriano, in cui mosse i suoi primni passi di organizzatore). MIlton56

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