AI & Boris Savoldelli

Extrasensorial songs (Caligola records)

Magari sarà prassi comune nella composizione di canzoni destinate al largo mercato, ma, a nostra memoria, questo è il primo caso di un disco dichiaratamente costruito su testi composti dall’Intellingenza Artificiale. Alla quale ha fornito i necessari inputs , ispirati alle tecniche del cut up di William Burroughs ed al “flusso di coscienza” di James Joyce , l’agitatore vocale Boris Savoldelli, una carriera partita da canoniche basi rock e presto approdata a lidi più sperimentali ed avventurosi alla ricerca dell’uso della voce modificata dall’elettronica, con ormai numerose e significative esperienze discografiche all’attivo negli ultimi venti anni (da “Insanology” (2007) fino alla “Nostalgia progressiva” firmata con Li Calzi e Brunod nel 2018 , con tante tappe intermedie nei più svariati territori).

In questa session registrata quasi per intero in unica take, Savoldelli, affiancato dal violino di Stefano Zeni, vero coprotagonista del titolare, dalla batteria di Alberto Olivieri e dalle tastiere e linee di basso di Roberto Gorgazzini modella la veste sonora ai testi artificiali, compiendo un’ ampia traiettoria intorno al proprio universo musicale che unisce tradizione e tensione creativa sperimentale letti con la lente di una vocalità trasformista .

Capita quindi che le canzoni extrasensoriali siano aperte da una base swingante in stile Mario Biondi subito stravolta da urla punk e dirottata verso uno scat distorto da effetti elettronici.(“A fake bebop night“)

E proseguano con una inquieta e progressiva ballata dedicata a Leon Thomas, attraversata dalle variazioni timbriche della voce che amplifica il pathos del tessuto armonico (“Parallel anthroposophy“), per poi spargere futuristiche ritmiche e scat elettronici (“Ombre del futuro” ) ed approdare al margine di una perla melodica costruita sull’iterazione circolare del violino ed un liquido pianoforte(“Cosmic Whispers in the velvet sky“). Una cartolina da un Penguin cafe in provincia di Brescia.

Se “The awakening of Gargantua” è un helzapoppin’ cabarettisco surreale, la vena da crooner di “Midnight serenade” riporta il tutto a terra: una intro a cappella con linee vocali voltamente enfatizzate, l’avvio collettivo ritmato con il violino a cadenzare il clima ironicamente old fashioned, l’alternanza di climi che segue, dal piano al fortissimo.

Verso la parte finale il disco si sbilancia sul versante della sperimentazione vocale più astratta, ora disegnando collage di parole distorte con vaga impronta futurista (“Il portale segreto“), ora tirando le fila di un frontale attacco swingante e mettendo in scena una vera chase fra i suoni vocali sintetizzati ed il violino di Zeni (“Baphomet”).

Chiude questo sfidante e spesso interessante viaggio sul binario “umano/artificiale” “Risonanza“, una intima litania che sboccia lentamente fra echi elettronici come luce che inonda lentamente gli angoli nascosti di una stanza.

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