Michele Perrugini- “Stay Human”(abeat)

C’è una bella scoperta da fare, per chi arrivi solo ora alla sua musica, ed è la vena compositiva e poetica di Michele Perrugini. Un passato da batterista nel progressive rock, quindi, da fine anni ’90, l’interesse per il jazz, la world ed il funk dopo l’incontro cruciale con Agostino Marangolo. Molte collaborazioni con musicisti della scena jazz italiana fino alla pubblicazione di tre dischi, tutti per l’etichetta abeat: l’esordio “Attraverso la nebbia“, un lavoro collettivo con un nutrito cast che comprendeva il pianista Mirko Signorile, Giorgio Vendola al contrabbasso , Vince Abbracciante alla fisarmonica, Antonio Marangolo e Gaetano Partipilo ai saxes, il clarinetto di Gabriele Mirabassi e la chitarra di Nando Di Modugno, l’intimo e cameristico “In volo“, con Signorile e Vendola insieme al quartetto d’archi composto da Leo Gadaleta, Serena Soccoia, Teresa Laera e Luciano Tarantino con Mirabassi ancora ospite in un brano, e “Disillusion” del 2023, una sorta di sintesi fra i primi due, che unisce l’idioma jazz e la vena immaginifica di un quintetto (Roberto Olzer al piano, Yuri Goloubev al basso, Guido Bombardieri al soprano e clarinetto, Gilson Solveira alle percussioni), con la presenza di un quartetto d’archi ( Cesare Carbetta e Silvia Maffeis al violino, Vincenzo Starace alla viola e Nicolò Nigel Nigrelli al violoncello). La musica di Perrugini ha una spiccata qualità narrativa, si distende sviluppando, anche tramite ampi spazi improvvisati, sezioni tematiche costruite con molta attenzione alla melodia ed al dettaglio, ed ha una forte connessione con il mondo emozionale e la capacità introspettiva del compositore. La suite che compone “Disillusion” è, ad esempio, dedicata al rapporto fra il sentire più intimo del singolo individuo ed i comportamenti socialmente raccomandati che annullano aspettative e speranze coltivate durante il passaggio dall’infanzia alla maturità. Un tema affrontato in tredici brani/fasi della parabola descritta affidati alle melodie finemente costruite dal pianoforte do Olzer e dal sax di Bombardieri con l’apporto ritmico spesso vivacemente connotato del leader e di Goboulev. Con il nuovo album “Stay human” , ulteriore prova del consolidato quintetto con l’innesto del chitarrista Roberto Bertuzzi e del percussionista Dario Tanghetti, il batterista pugliese si rivolge, invece, ad uno dei temi più dibattuti e preoccupanti dell’attualità, ovvero i mezzi di controllo sulle attività umane rese possibili dalla tecnologia ed utilizzati a proprio uso ed interesse dai centri di potere. Ne consegue un altro concept album, dai toni leggermente più aggressivi rispetto al precedente anche in ragione del diverso apparato strumentale che pone la chitarra in ruolo di maggiore incisività. Si tratta però di lievi scostamenti rispetto ad un consolidato modo di comporre ed interpretare musica originale che resta melodicamente aperta, rivolta verso uno spazio di narrazione e dialogo sviluppato in piena sintonia e coerenza con le finalità programmatiche.

Eccone un esempio nella tile track:

Ma la palette del disco alterna diversi toni ed umori, spaziando dalle atmosfere plumbee di “Through the darkest stars” alle eteree melodie affidate al soprano di “Lost souls” , dalle correnti mediterranee di “Hypnosis” con l’ospite Fausto Beccalossi all’accordion, al drive dinamico alla Metheny ( che può essere individuato come una delle influenze del Perrugini compositore ) di “Faces” , fino alle articolate geometrie armoniche di piano e chitarra di “Shy fingers” , sulle quali il sax alza un canto velato di malinconia.

Fra gli episodi più riusciti “Black Waltz” baciato dalla grazia di una melodia a presa immediata, introdotta dal pianoforte e subito ripresa dal sax, che interrrompe il proprio altalenante andamento con un break ritmico tribale, per poi riprendere la narrazione che si arricchisce con il solo di chitarra e quello conclusivo del contrabbasso.

La parte finale del programma mantiene le interessanti premesse, palesando qualche sporadico cedimento verso un’eccesiva uniformità, con il movimento cinetico e le digressioni melodiche di “Lonely”, la ballad dagli umori latini “Dreamland” nella quale torna l’accordion di Beccalossi, le ampie escursioni tematiche di “Lith” , i toni crepuscolari di “Night” ed una finale “Ancient song” che, con le sue aperture ritmiche e melodiche, conclude il lavoro su note di speranza ed affidamento – par di comprendere – alle “vecchie umane maniere”.

Opera di solida costruzione ed efficace realizzazione a cura di un collettivo in grado di valorizzare con apporti evolutivi il lavoro del compositore, “Stay human” declina con personalità la definizione di progressive jazz.

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