Roberto Magris è uno dei pianisti jazz italiani più attivi sulla scena internazionale, con oltre quarant’anni di carriera, più di 40 album pubblicati e una presenza costante nei festival e nei club di tutto il mondo. La sua produzione discografica è ampia e articolata, con lavori usciti per etichette di rilievo come Soul Note e JMood Records.
Roberto Magris nasce a Trieste il 19 giugno 1959. Pianista, compositore e arrangiatore, inizia la carriera professionale alla fine degli anni ’70, affermandosi rapidamente come uno dei talenti più versatili del jazz italiano.

Il suo pianismo è caratterizzato da:
- grande padronanza tecnica, forte senso melodico, profonda conoscenza della tradizione jazzistica, capacità di creare atmosfere e mood originali, spesso apprezzati più all’estero che in Italia. Si avvicina al jazz da giovanissimo, sviluppando uno stile personale che unisce tradizione afroamericana, lirismo europeo e una forte attenzione per l’improvvisazione.
- Negli anni ’80 è tra i pochi musicisti italiani a collaborare con colleghi dell’Europa dell’Est, in piena epoca della “cortina di ferro”, ampliando così il suo linguaggio musicale. Ha suonato e inciso con figure di spicco del jazz mondiale, tra cui Art Davis, Herb Geller, Albert “Tootie” Heath, Idris Muhammad, Ira Sullivan, Sam Reed, Brian Lynch, Tony Lakatos, Franco Ambrosetti, Philip Catherine e molti altri.
- Ha tenuto concerti in oltre 40 Paesi tra Europa, Americhe, Asia, Africa e Australia.
- Dal 2006 è particolarmente attivo negli Stati Uniti come direttore musicale e artista di punta della JMood Records di Kansas City, per cui ha pubblicato numerosi album.
Da pochi giorni è uscito il nuovo doppio album a nome non solo del pianista triestino (che suona anche il piano elettrico, l’organo Hammond e mexican whistles) ma anche del sassofonista Denis Razz, che con Magris da vita ad un quartetto con musicisti croati residenti nella città di Fiume (dove esistono ben due jazz club…).
L’ascolto è veramente molto piacevole, grazie alla poliedricità dei musicisti (ognuno suona più strumenti) e al repertorio che pesca oltre agli originals brani di Coltrane (Some Other Blues), Shorter (Black Nile), Tyner (You taught my heart to sing) Lateef (The plum blossom), Waldron Left alone), due pezzi da Sun Ra (Discipline 27-II e Lanquidity), Jimmy Smith (You’ll see) e il celebre standard di Washington/Young (My foolish heart).
Razz, che suona alto e soprano sax e il flauto, è un musicista molto apprezzato in Croazia ma del tutto ignorato in Italia, stimato da Magris che lo descrive come musicista disinteressato ad ogni tipo di routine facile e prevedibile, ma profondo conoscitore delle atmosfere bop, ma anche sincero e creativo nell’approccio più libero. E l’intero doppio album è di una freschezza e godibilità che confermano le parole di Magris. Menzione particolare per gli altri due membri del quartetto, perché Karlo Ilic suona il contrabbasso ma anche la chitarra elettrica e l’oud, regalando paesaggi diversi e intriganti. Rajko Ergis si destreggia alla batteria e percussioni ma lo si può ascoltare anche al sax soprano in due brani e con esiti del tutto rimarchevoli.
Dopo il forzato stop per la pandemia, Magris, che dista solo un ora di automobile da Fiume, ha accettato l’invito di Razz e insieme hanno formato questo frizzante quartetto. L’ascolto è quanto mai gradevole, la professionalità dei musicisti è ragguardevole, e le ambientazioni cambiano rapidamente, passando da un rilassato e piacevole swing a momenti più liberi, che con l’utilizzo dell’oud virano anche verso sonorità world. Non c’è nessun ricorso al facile consenso, ne si ha l’impressione di musica datata o deja entendu, al contrario i quattro riescono a forgiare una identità di gruppo a prescindere dal booklet e dagli strumenti utilizzati, unendo tradizione e innovazione con passo agile e sicuro. .
Peccato che il talento dei quattro, e in particolare di Magris, sia poco o niente visibile nel nostro paese. Meriterebbero molta più visibilità e considerazione.

⭐ I migliori album di Roberto Magris
(Selezione basata su riconoscimento critico, importanza storica e rilevanza artistica)
1. Maliblues (1987)
Un classico del suo quartetto storico, spesso citato come uno dei suoi lavori più iconici.
2. Music of Today (1991)
Album innovativo con The D.I. Project, molto apprezzato per la sua freschezza e per l’approccio contemporaneo.
3. Il bello del jazz (2006)
Un lavoro maturo, elegante, che mostra la sua capacità di fondere tradizione e modernità.
4. Mating Call (2010)
Un album energico e ben accolto, che conferma la solidità del suo quintetto.
5. Lovely Day(s) (JMood Records)
Molto lodato dalla critica americana per la qualità del pianismo e la scrittura.
6. Sun Stone (JMood Records)
Tra i lavori più rappresentativi della sua fase statunitense, con un suono maturo e internazionale.
7. World Gardens (JMood Records)
Un album che riflette la sua apertura globale e la capacità di integrare influenze diverse.
