La sera del 2 febbraio 2026, a bordo della The Jazz Cruise, il mondo ha perso quello che la BBC ha definito “il più grande clarinettista jazz vivente”. Il portavoce ufficiale della crociera e noto giornalista jazz, Lee Mergner, ha condiviso il dolore dell’organizzazione con queste parole: “È raro che si debbano dare brutte notizie ai nostri ospiti e alla comunità in generale. Ma nell’ultimo giorno di The Jazz Cruise, Ken Peplowski è morto improvvisamente”. La notizia è risultata scioccante per i circa 100 musicisti e i numerosi fan presenti sulla nave, rendendo l’ultimo giorno della crociera un momento di profonda commozione collettiva.
E dire che solo il giorno prima, sulla nave, aveva dato vita ad un infuocato show con Anat Cohen e Paquito D’Rivera….
Se ne va così, strumento tra le mani, un’icona del jazz più puro ed un alfiere, a tratti volutamente anacronistico, di uno stile-“ponte” gettato tra l’era dello swing ed il jazz moderno.
Nato a Cleveland nel 1959, l’anno d’uscita di Kind of Blue e The Shape of Jazz to Come, ha iniziato suonando in una band di polka polacca locale. Questa gavetta gli ha insegnato a “pensare velocemente” e a intrattenere qualsiasi pubblico. Non prestò mai molto peso alla fusion dilagante in ambito jazz, teneva lo sguardo rivolto all’indietro ed in breve venne notato per gli spunti virtuosi al clarinetto, tanto da diventare l’ultimo grande protetto di Benny Goodman, che lo scelse personalmente per la sua ultima big band, nel 1984, quando Ken era solo una promessa….
Peplowski non è mai stato un “imitatore” ma ambiva ad essere l’evoluzione moderna di uno stile che aveva introiettato partendo dall’amore più incondizionato e forte per quell’esperienza musicale e per il clarinetto, cui voleva togliere una patina nostalgica che lo aveva portato ai margini dei combi jazz. Aveva un suono fluido, cantabile e lirico, grande tecnica al servizio di una narrazione continua, al sax tenore era un balladeur profondo e caldo, influenzato da giganti come Stan Getz e Zoot Sims, ma quando decideva di partire aveva una velocità di pensiero stratosferica. “Suoneremo un brano così veloce che non avrete nemmeno il tempo di capire se vi è piaciuto o no.” era una delle sue gag prima di qualche diluvio swing-bop a metronomo impazzito.
https://www.jazzmusicarchives.com/artist/ken-peplowski
Ci lascia un patrimonio di più di 50 album come leader, molti dei quali per la storica etichetta Concord Jazz. Lo ricordiamo con una prima clip tratta da uno dei suoi ultimi lavori, dal vivo al Mezzrow (Cellar), in una millesima, commovente interpretazione di ATTYA
Nel 2021 aveva combattuto e vinto un mieloma multiplo tornando sulle scene con una gioia di vivere rinnovata, e una serie impressionante di scritture nei jazz club di tutto il mondo. Era famoso anche per i suoi aneddoti fulminanti sul palco. Non era solo un musicista, era un intrattenitore completo che indugiava sull’effetto old style, vestiva sempre impeccabilmente per rispetto verso il pubblico e l’arte. “Mi piace divertirmi con il pubblico… prendo la musica molto seriamente, ma mi diverto a farlo. Non posso stare lassù ed essere qualcun altro, essere tutto solenne e dire: ‘Questa prossima canzone è dedicata alla pace nel mondo’. Quello non sono io.”
Nel 2012, sul suo blog, nel ringraziare i lettori che lo avevano votato a referendum di Down Beat scrisse:
“Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno votato! Ancora una volta, per il sesto anno di fila, ho vinto il referendum dei lettori di DownBeat nella categoria ‘Miglior musicista nella sua fascia di prezzo‘! Non potrei essere più orgoglioso se avessi un lavoro ben pagato!”
Ken Peplowski, con il suo stile ed il suo squisito understatement non ha solo mantenuto in vita il clarinetto jazz; gli ha dato un cuore nuovo, battendo l’ultimo colpo proprio lì, tra le onde e le note blu, dove si sentiva più a casa.Di seguito alcune clip da YT che lo vedono alternarsi tra sax tenore e clarinetto, mettendo in mostra dal vivo, l’ironia e la sagacia che tutti amavano.
L’ultima clip documenta per intero un concerto di pochi mesi fa con Pasquale Grasso e Frank Vignola, mentre la prima lo vede con il suo fidato pianista Rossano Sportiello, impegnati in un delizioso evergreen. Se ne va il migliore. Nella sua “fascia di prezzo”, s’intende.

“il miglior musicista nella sua fascia di prezzo”, bello spirito, fa concorrenza a Paul Desmond :-). Del resto, per aggiungere uno ‘0’ al proprio cachet serve il Grammy, amministrato dalla corporazione della musica, come l’oscar da quella del cinema. Ma la palma nel referendum dei lettori di DB è una vittoria morale che pesa parecchio (beati loro che possono votare..). Milton56
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