“Riccardo Zegna odia il divismo e vive appartato a Savona, lontano dai clamori della pubblicità e del presenzialismo. “
“Riccardo Zegna è un “uomo -musica”: conosce, comprende ed ama tutti i suono emessi intenzionalmente dagli esseri umani nel corso della storia.Mi riferisco solo agli esseri umani per non sembrare esagerato, poichè lo ricordo bene decantare il fischio delle marmotte che aveva incontrato passeggiando per le amate montagne piemontesi. Il suo rapporto innato e naturale con la musica è stato nutrito dallo studio e dalla ricerca , prendendo il meglio che poteva offrirgli il Conservatorio, frequentato prima da studente e più tardi da docente. Lo hanno ulteriormente arricchito le migliaia di concerti , così come la vicinanza e l’amicizia di colleghi, anche appartenti ad età e stili differenti dai suoi” .
Due definizioni, la prima autografa, la seconda del collega ed amico, il contrabbassista Pietro Leveratto, per inquadrare la figura ed il carattere del compositore e pianista piemontese attivo fin dalla metà degli settanta, che nel 2026 compirà ottanta anni.
Dei quali oltre cinquanta passati con la musica, a fianco di musicisti di diverse estrazioni ed età, da esponenti della tradizione come Buddy Tate, Harry “Sweet” Edison, Eddie “Lockjaw” Davis, a rappresentanti del mainstream (Lee Konitz, Pepper Adams, George Coleman e James Moody), fino agli avanguardisti Kenny Wheeler, Dave Liebman, Paul Motian, Bob Berg. Oltre ad una lunghissima lista di collaborazioni con musicisti italiani.
Attivo fin dagli anni ’80 sul fronte didattico, parallelamente alla carriera concertistica, Zegna ha ricoperto incarichi presso la Scuola Civica di Torino i seminari internazionali di “Siena Jazz” ed il Conservatorio di Cuneo .
Numerose sono le incisioni a suo nome concentrate nel’attuale millennio e pubblicate dall’etichetta umbra Egea Records: “Piccolo Valzer” (2000), “Barcarola” (2003) e “Carillon” (2006), mentre con “Monk-a-ning. Riccardo Zegna plays Monk” (incipit records , 2010) ha operato una rilettura rigorosa e personale dell’universo musicale di Thelonius Monk . L’ultima sua pubblicazione del 2022 è “Sentimental jazz”(Giotto music, 2022), divisa in due parti, alcuni brani in piano solo ed una “Andalusa Suite” orchestrata e condotta con la presenza di Gabriele Mirabassi, Pietro Tonolo, Aldo Zunino ed Alfred Kramer. Un titolo che sintetizza alla perfezione il carattere della musica composta ed interpretata da Riccardo Zegna, in bilico fra disciplina e spiccata espressività,
“Z project”, pubblicato a nome della cantante ligure Maria Grazia Scarzella, componente della big band diretta da Zegna, nasce da un ‘idea del trombettista Giampaolo Casati che ha proposto alla cantante di scrivere i testi su alcuni brani del pianista. Coinvolti altri nomi illustri del panorama di musicisti che hanno collaborato con Zegna, come il pianista Paolo Birro , il contrabbassista Aldo Zunino ed il batterista Alfred Kramer; il che, unito alle note di copertina di Pietro Leveratto, apre sul progetto un ombrello targato Bansigu Big Band, una delle prime formazioni estese della storia del jazz genovese di cui trovate qui alcune informazioni https://www.bansigu.it/bansigu.php?id=storia.
Il lavoro ha iniziato a muovere i propri passi con la storia compositiva dei brani narrata dall’autore alla cantante, quindi con l’orchestrazione di Casati che ha condotto alle registrazioni presso il Cicaleto Recording Studio di Arezzo . Risultato: 6 brani composti da Zegna (di cui 3 inediti), 3 brani a lui cari (Ellington, Gershwin, il mondo degli standards rappresentato da “Sweet and lovely” ) dei quali otto cantati in inglese ed uno in italiano.
Di rilievo il lavoro della Scarzella, al suo debutto discografico, sia nella scelta ed inclusione di testi che respirano in sintonia con la musica in origine strumentale di Zegna, sia nella gamma stilistica vocale, in linea con l’universo artistico dell’autore.
Ci ha colpito, ad esempio, la scelta estetica della rendition di “Sweet and lovely“, con la base ritmica ridotta ad un battito essenziale che ospita le linea vocale, quindi una lunga parte improvvisata con batteria e contrabbasso che precedono e seguono l’ estesa elaborazione sul tema ad opera della tromba di Casati.
Così come l’incursione nel blues, che la cantante affronta enfatizzando il pathos della propria estensione vocale, supportata dagli accenti appropriati all’atmosfera della tromba (“Da soul” ), o sposando il lato più incline al ritmo, condotta dal solido walking del contrabbasso di Zunino in duetto con lo scat della cantante ( “Iris blues dance “).
Il progetto si estende ad altri pianeti dell’universo musicale di Zegna, come le ballads in diverse declinazioni( le iniziali “For Astrid” e “Children’s love song” ), mentre ad Ellington è tributato un doppio omaggio, una rilettura dal passo elegante di “Drop me off in Harlem” con ampio spazio alla sordina di Casati ed al pianoforte sommesso ma efficace di Birro, e la seguente “I’m reminiscing Duke“, un’a’ intima ballad per voce, pianoforte e tromba.
“Fascinating rhythm” di George ed Ira Gerswhin, dal musical del 1941 “Lady be good” (ed, apprendo con stupore, fonte di ispirazione per “Burn ” dei Deep Purple), è occasione per una frizzante parata collettiva di assoli, lungo il filo ritmico dipanato dalla esuberante linea vocale.
La conclusione è affidata alle scansioni ritmiche tenuamente latine di “Goodbye latin farewell“, il cui testo in italiano valorizza la bella melodia del brano originale e che ospita un breve ma incisivo solo della batteria sempre essenziale di Alfred Kramer.
Un disco frutto di scelte azzeccate, a partire dall’intento di tributare un “appartato” maestro della musica contemporanea fino alla sua realizzazione.


Maria Grazia Scarzella con Riccardo Zegna (foto di Luca Coratella )
