Una discografia ragionata di Portal

La scomparsa di Portal è una perdita notevole per la musica nel suo complesso. Michel Portal non ha un solo “periodo d’oro”: ogni fase della sua vita musicale apre un nuovo capitolo del jazz europeo. La sua discografia è un viaggio attraverso 60 anni di ricerca sonora.

Ecco allora una selezione ragionata degli album più significativi di Michel Portal, con un commento che prova a restituire la sua traiettoria: dal free europeo alla contemporanea, fino al lirismo maturo degli ultimi anni. Portal è stato davvero “uno degli architetti del jazz europeo moderno”, come si legge su Wikipedia, e la sua discografia riflette una vita passata a spingere i confini del suono.

Turbulence (Label Bleu, 1987)

Un disco-simbolo della sua poetica: energia, fratture, improvvisazione libera ma sempre con una logica interna. Il titolo è programmatico: Portal attraversa il sax e il clarinetto come fossero correnti d’aria instabili, con un ensemble che respira insieme a lui. L’album è spesso citato tra i suoi lavori più rappresentativi nelle discografie critiche. Segna la maturità del suo linguaggio free europeo, capace di essere radicale senza perdere la forma.

Our Meanings and Our Feelings (1969)

Uno dei suoi primi lavori e un tassello fondamentale del free jazz francese. È il Portal che, insieme a Tusques e Vitet, inaugura una stagione nuova per l’avanguardia europea, come ricordato nelle ricostruzioni storiche del suo ruolo nel movimento free degli anni Sessanta. È il Portal giovane, incendiario, che rompe con la tradizione e apre una strada che molti seguiranno.

No, No, But It May Be (1972)

Un album che unisce improvvisazione radicale, ironia, teatralità sonora. Portal mostra la sua capacità di muoversi tra strumenti diversi (clarinetti, sax, bandoneon) con una libertà quasi camaleontica. Rivela la sua identità di “musicista totale”, già evidente nella sua attività parallela nella musica contemporanea e nel teatro sonoro.

Dockings (1988)

Un disco di transizione verso un Portal più strutturato, più narrativo, ma ancora pieno di fratture e tensioni. È un album che mette in dialogo jazz, musica contemporanea e improvvisazione aperta. Mostra la sua capacità di integrare mondi diversi senza perdere intensità.

Minneapolis (2001)

Un Portal sorprendentemente lirico, con un suono più caldo e melodico. Qui emerge la sua dimensione più emotiva, quasi elegiaca, pur mantenendo la complessità ritmica e timbrica che lo caratterizza. È il Portal che conquista un pubblico più ampio senza semplificarsi.

Baïlador (2010)

Un album che celebra la sua passione per il bandoneon e per le musiche popolari, filtrate però attraverso la sua sensibilità contemporanea. Ritmi, colori, danze, ma sempre con quell’ombra di inquietudine che lo rende unico. Rivela il suo lato più “mediterraneo” e narrativo, senza perdere profondità.

MP85(2020) e Blow Up (1997)

Registrato a 85 anni, è un testamento artistico luminoso. Portal suona con una vitalità impressionante, circondato da musicisti più giovani che amplificano la sua energia. È un disco che guarda avanti, non indietro. Dimostra che Portal è rimasto un innovatore fino alla fine della sua carriera, confermando la sua statura di figura centrale del jazz europeo contemporaneo.

Michel Portal è stato uno di quei musicisti che sfuggono a ogni definizione, e proprio per questo diventano fondamentali. Clarinetto, clarinetto basso, sax, bandoneon: strumenti che nelle sue mani sembravano cambiare natura, diventare materia viva, elastica, capace di passare dal lirismo più puro alla frattura più radicale. Per ultimo ho scelto uno degli album che più ho amato e consumato. Il magnifico duo con Richard Galliano. Nel maggio 1996, Richard Galliano e Michel Portal registrarono l’album Blow up, pubblicato l’anno successivo. Il disco è stato incoronato “Miglior Album Jazz” alle Victoires de la musique classique et du jazz nel 1998.

Va detto che è nella natura del jazz buttarsi e quel giorno abbiamo nuotato bene! Eravamo così soddisfatti del risultato che non abbiamo nemmeno mixato il disco. Michel è stata la più grande esperienza umana e musicale della mia vita.”

Richard Galliano

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