Non fatevi fuorviare dall’immagine ascetica di copertina, nè dal rarefatto solo di tromba iniziale di “Hub“. Il nuovo album del trombettista pugliese Andrea Sabatino, quarto a proprio nome dopo “Pure Soul” (2006), “Bea” (2015) e “Melodico”(2023) tutti per dodicilune records, oltre al alvoro in duo con il chitarrista Fabio Zeppetella, “Jazz Experiences“, pubblicato nel 2025 dalla medesima etichetta Encore music, pone il ritmo – supportato da discrete dosi di elettronica – e la melodia, al centro di un percorso attraversato da una vena eclettica e rivolta alla scoperta di nuovi orizzonti rispetto alle esperienze precedenti.
“Fatata è il disco della mia vita. Per me ha un valore ancora più importante in quanto è dedicato alle mie tre splendide figlie. In questo lavoro ho cercato di uscire dai canoni del jazz più legato alla tradizione per virare verso paesaggi sonori diversi, fra colorazioni mediterranee, contaminazioni con generi come il rap, il funk, il pop internazionale e pennellate di musica classica. Ciò che desidero esprimere è far ascoltare la mia musica attraverso la mia “voce”, con un’identità artistica riconoscibile».
Una voce costruita con il determinante contributo di un gruppo ben coeso sulle direzioni da tenere, con il pianoforte e le tastiere di Claudio FIlippini , vero comprimario dell’opera, e la sezione ritmica pronta ad assecondare i diversi climi proposti con il basso elettrico di Antonio De Luise, e la batteria di Dario Congedo, inclusi gli ospiti Francesco Mariozzi al violoncello in un brano e due vocalists, la soul singer Badrya Razem ed il rapper Done, in altrettanti titoli.
L’impressione complessiva è quella di un disco/sintesi dell’universo sonoro di Sabatino, fedele al linguaggio del jazz ed efficace protagonista delle parti in solo con un suono agile, profondo e terso al suo strumento, che già i lavori precedenti avevano manifestato, ma interessato anche a diversi versanti musicali, fra i quali il neo soul frequentato nella band di Mario Biondi, che potrebbero, a seconda dei casi, suscitare l’attenzione di un pubblico trasversale, ovvero tenere lontano quello di più stretta osservanza jazzofila.
Da queste parti preferiamo sottolineare i pregi jazzistici del lavoro che sono concentrati soprattutto nella prima porzione, con la distesa melodia di “10.10.10” alternata a sinuosi passaggi diun leggero funk affidati alla ritmica, il groove travolgente della dedica al collega Choen “For Avishai” con ampie sezioni soliste riservate alle tastiere di FIlippini, o la tenera ballad “Starmaker” punteggiata dal piano elettrico, scritta dal sassofonista “Blue” Lou Marini di fama Blues Brothers . O ancora la sincretica “I remember Ludwig” con il cello di Francesco Mariozzi nella prima sezione e nella coda neo classiche, ed il ritmo scolpito e le atmosfere elettriche davisiane della parte centrale, segnata dal piano rhodes e da una tromba intenzionata a scalare alte vette melodiche.
Ma nella dozzina di brani figurano anche “Tatta” , che usa voci campionate ed elettronica per costruire un vortice ritmico non lontano dai bordoni techno, intervallato da spazi melodici, con la tromba che dirige entrambi i contesti, due versioni di “Fafa” un brano funky proposto in doppia versione, strumentale con la tromba modificata elettronicamente, e con il rap di Done, una cover di “Life” hit degli anni ’90 cantata da Des’ree con l’intervento vocale di Badrya Razem, un’incursione in territori world (“Road to Nazareth“) e scampoli degli esperimenti tromba/elettronica che Sabatini produce in proprio (“South” )
A chiudere tanta varietà (e qualità) un semplice duetto fra pianoforte e tromba scritto da Sabatino e Filippini, che dà titolo all’album e musica a questo filmato di presentazione.
