C’è un momento in cui la coerenza artistica di una vita intera trova il modo di condensarsi in un’opera sola. Per Tino Tracanna — sassofonista, compositore, arrangiatore e didatta livornese di adozione bergamasca, da decenni figura di riferimento del jazz italiano — quel momento si chiama PanOrchestra.
L’album omonimo, pubblicato dalla Flying Robert Records, è stato incoronato dai critici della rivista Musica Jazz come migliore disco italiano del 2025, il riconoscimento più importante che il TopJazz — l’annuale referendum della storica testata — assegna alla produzione nazionale.
Un premio meritato, che arriva però da una registrazione che ha una storia particolare: il concerto catturato su disco risale al 2018, e oggi celebra i settant’anni del suo ideatore. Una data doppiamente significativa, perché la PanOrchestra nasce proprio come punto di convergenza di tutto ciò che Tracanna ha attraversato e costruito nel corso di una carriera straordinariamente ricca.
Il nome non è casuale. “Pan” evoca il tutto, la molteplicità, l’ambizione di confrontarsi con universi sonori diversi — dal jazz alla sperimentazione, passando per la musica pop e contemporanea — abbattendo le distanze tra mondi che troppo spesso rimangono separati.

La PanOrchestra è un ensemble di otto musicisti che parte dal nucleo del quartetto Double Cut, la formazione pianoless che Tracanna aveva fondato qualche anno prima con il sassofonista Massimiliano Milesi, il contrabbassista Giulio Corini e il batterista Filippo Sala. A questo collaudato cuore ritmico e melodico si aggiungono Paolo Malacarne alla tromba, Andrea Andreoli al trombone, Gianluca Zanello al sax contralto e Federico Calcagno ai clarinetti e clarinetto basso: tutti musicisti lombardi — tra Bergamo, Brescia e Milano — capaci di condividere pienamente l’estetica del progetto.
Nel corso degli anni l’ensemble ha ospitato solisti di rilievo internazionale come Jonathan Finlayson e Steven Bernstein. Ma la registrazione del 2018, eseguita esclusivamente dal gruppo nella sua formazione originale e senza ospiti, rivela lo spirito più autentico del progetto: una sintesi tra precisione compositiva, intuizione collettiva e quella curiosità senza paura che da sempre definisce il percorso di Tracanna.
Quello che colpisce nell’ascolto della PanOrchestra nella serata finale della prima edizione del Merate Jazz Festival è la capacità di far convivere struttura e libertà senza che l’una soffochi l’altra. Le sezioni dell’ensemble sono misurate e sofisticate, bilanciate con una coerenza stilistica notevole. Non si tratta di una raccolta di assoli affiancati, ma di un mosaico orchestrato con cura, in cui ogni intervento individuale si inscrive in una cornice ritmica e sonora concepita dal leader.
Ogni improvvisazione è al tempo stesso personale e collettiva: un gesto che rafforza il disegno generale invece di interromperlo.
Il suono della PanOrchestra è denso ma lucido. La voce compositiva di Tracanna — plasmata da decenni di frequentazione con il meglio del jazz italiano e internazionale — combina vitalità ritmica, logica melodica e un senso raffinato dell’orchestrazione. L’ensemble respira come un organismo solo, alternando spazi aperti a dialoghi cesellati che rivelano la capacità del leader di pensare in modo compositivo anche nei momenti più spontanei.
https://youtu.be/8s0EapeHMgw?si=SoaYJEqXgbp-roEF
Il concerto ripercorre i brani dell’ album, sei composizioni a firma del leader o di Massimiliano Milesi, a tutti gli effetti co-leader, più un meraviglioso brano, The train and the River, di Jimmy Giuffrè. Veloci riff, mirabile scrittura perfettamente integrata con gli spazi solistici, una intesa rodata e percettibile, tutti elementi che fanno volare l’ottetto rendendo pienamente giustizia al verdetto dei redattori di Musica Jazz. Un gruppo che si pone tra le novità più interessanti del panorama nazionale, e che sarà possibile riascoltare a Bergamo tra poche settimane all’ interno del festival jazz. Un’occasione per ascoltare dal vivo ciò che il disco ha cristallizzato: la prova che il jazz italiano, nei suoi esponenti più interessanti e maturi, sa essere straordinariamente vivo.
https://youtu.be/vod4EoxESXM?si=52OPdMCPIk-IY-E6
Tracanna muove i primi passi con Gianluigi Trovesi a Bergamo, poi entra nell’orbita di Franco d’Andrea: con lui vince il referendum di Musica Jazz due volte, nel 1984 e nel 1986. Nella seconda metà degli anni Ottanta inizia la sua lunga e profonda collaborazione con Paolo Fresu, dal cui quintetto proviene uno degli album che hanno segnato il jazz europeo di quel decennio. Nel 1995 ottiene la cattedra in conservatorio, e dal 2000 coordina i corsi Jazz al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, formando generazioni di musicisti. I premi francesi Django nel 1995 e nel 2001 testimoniano un riconoscimento che va ben oltre i confini nazionali.
Il TopJazz 2025 si inserisce dunque in una traiettoria lunghissima, e assume il significato di un bilancio e di una conferma: Tracanna non si è mai fermato, e la PanOrchestra ne è la prova più eloquente.
Il riconoscimento di Musica Jazz — la più autorevole pubblicazione jazz italiana, con una storia che supera i settant’anni — non è solo un premio a un disco: è la celebrazione di un modo di fare musica che mette insieme rigore, generosità collettiva e spirito di ricerca.
Tino Tracanna PanOrchestra —

Tino Tracanna (sax soprano e tenore, composizioni, arrangiamenti), Massimiliano Milesi (sax tenore, melodica, composizioni, arrangiamenti), Andrea Andreoli (trombone), Gianluca Zanello (sax contralto), Paolo Malacarne (tromba), Federico Calcagno (clarinetti), Giulio Corini (contrabbasso), Filippo Sala (batteria).
