Bergamo Jazz nel nome di Miles e Trane


Setting The Pace: Bergamo Jazz torna per la sua 47ª edizione nel nome di Miles e Coltrane
C’è una città italiana che ha fatto del jazz una parte integrante della propria identità culturale, quasi una seconda lingua madre. Quella città è Bergamo, e il suo festival jazz — giunto quest’anno alla 47ª edizione — ne è la prova più eloquente. Dal 19 al 22 marzo 2026, Bergamo risuonerà ancora una volta dei mille linguaggi del jazz, confermandosi festival diffuso, capace di attraversare teatri, musei e luoghi cittadini, portando la musica a diretto contatto con il pubblico e lo spazio urbano. 


La storia del festival jazz bergamasco è lunga e si divide in due grandi capitoli: il primo dal 1969 ai primi anni Ottanta, sotto il nome di Rassegna Internazionale del Jazz, organizzato dall’Azienda Autonoma per il Turismo; il secondo dal 1991 in poi, sotto l’egida del Comune di Bergamo e del Teatro Donizetti — oggi Fondazione Teatro Donizetti — con il marchio Bergamo Jazz Festival. 


Quei primi anni, tra la fine dei Sessanta e i Settanta, furono anni di fuoco. Il festival si svolgeva in luoghi diversi, a tratti al Palazzetto dello Sport, e portava a Bergamo nomi che facevano la storia del jazz mondiale. Enrico Rava suonò al Palazzetto nel 1977, mentre il pianista Gaetano Liguori nel 1975 era stato accolto dalle ovazioni del pubblico giovanile.  

L’Art Ensemble of Chicago era di casa, e quell’energia di una musica percepita come rivoluzionaria, come voce di un’intera civiltà, si respirava nelle strade della città orobica.
Dopo una pausa, il festival riprese vita nel 1991 su basi più solide, con una governance radicata nel tessuto istituzionale locale. La sua naturale vocazione internazionale è rimasta invariata nel tempo, mentre il festival ha gradualmente consolidato i propri legami con il territorio, attraverso una rete di collaborazioni con associazioni culturali e imprenditoriali che si è approfondita negli anni, con particolare attenzione ai soggetti che sono punti di riferimento culturale per i giovani. 


Nell’olimpo del jazz, accanto a festival internazionali come quelli di Parigi, New York, Berlino e Varsavia, il Bergamo Jazz Festival ha conquistato una posizione di rilievo, con Jazz Magazine a confermarne il crescente successo. 


Una successione di grandi direttori artistici
La storia recente del festival è segnata da una catena di direzioni artistiche di altissimo profilo. Paolo Fresu fu seguito da Enrico Rava, in una linea di sostanziale continuità che dal 2012 al 2015 vide protagonisti musicisti di assoluto spessore critico internazionale: maestri del pianoforte come Brad Mehldau, Jason Moran e Craig Taborn, della tromba come il giovane ma già esperto Ambrose Akinmusire, e del sassofono come Tim Berne. Sfilarono anche una rivelazione come il trio The Bad Plus, la pianista e compositrice Myra Melford e una delle menti più lucide del jazz italiano, Stefano Battaglia.  

Dal 2016 toccò a Dave Douglas guidare la manifestazione, prima che il testimone passasse a Joe Lovano.
Dal 2017 Bergamo Jazz è membro di I-Jazz, l’associazione nazionale che riunisce i principali festival jazz italiani ed è punto di riferimento per il MIC – Ministero della Cultura per le politiche di intervento a favore del mondo jazzistico italiano.  Un riconoscimento che testimonia quanto questa manifestazione sia ormai una colonna portante dell’ecosistema culturale del Paese.


2026: Setting The Pace, nel centenario di Miles e Trane
In questo 2026, anno in cui ricorre il centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane, Bergamo Jazz dedica a queste due figure centrali nella storia della musica di matrice afroamericana la propria 47esima edizione, che si svolge dal 19 al 22 marzo. 


Setting The Pace è il titolo che Joe Lovano ha voluto imprimere a Bergamo Jazz 2026, simboleggiando un omaggio corale a coloro che nel jazz hanno indicato nuove strade. «Come musicisti siamo costantemente impegnati nello studio e nello sviluppo per trovare la nostra voce. Questo percorso è alimentato dai suoni e dallo spirito dei maestri»  (Musica Jazz) , spiega lo stesso Lovano, alla guida del festival per il terzo anno consecutivo.


Oltre 80 artisti ospiti, con una significativa rappresentanza di musicisti italiani — tra cui molti giovani talenti — e una consolidata presenza del jazz al femminile. Un festival diffuso, con nuove importanti location, che porterà la musica jazz a contatto con il tessuto cittadino. 


Il programma giorno per giorno


Il festival apre giovedì 19 marzo al Teatro Sociale di Città Alta con due appuntamenti di livello altissimo: il nuovo trio del pianista Franco D’Andrea — accompagnato da Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria — seguito dalla sassofonista cilena Melissa Aldana con il suo quartetto. 


Venerdì 20 marzo si parte con Dave Holland e Lionel Loueke, che faranno cantare contrabbasso e chitarra in un dialogo unico. Subito dopo sale Steve Coleman con i Five Elements: vent’anni dall’ultima volta a Bergamo, e torna con quel suo funk visionario dove l’improvvisazione più intensa si intreccia con strutture compositive di rara precisione. 


Sabato 21 marzo è la serata del jazz più contemporaneo: tra gli artisti in cartellone figurano i Bad Plus con Chris Potter e Craig Taborn, Lakecia Benjamin reduce da cinque nomination ai Grammy con il suo nuovo progetto discografico. 


La domenica conclusiva è riservata al gran finale. Alle 17.00 Simona Molinari presenta “La Donna è Mobile”, un viaggio musicale e teatrale che racconta la figura femminile, ispirato all’iconica aria verdiana, con una band tutta al femminile: la sassofonista Chiara Lucchini, la pianista Sade Mangiaracina, la bassista Elisabetta Pasquale e la batterista Francesca Remigi. 


L’apice della serata — e dell’intera edizione — è il concerto speciale ideato da Joe Lovano in persona. Sul palcoscenico del Donizetti si alterneranno il trombettista Avishai Cohen, solista raffinatissimo affine alla poetica di Miles Davis; il sassofonista George Garzone, uno dei più profondi conoscitori di Coltrane; il britannico Shabaka Hutchings nelle vesti di flautista; il danese Jakob Bro alla chitarra. Al pianoforte Leo Genovese, al contrabbasso Drew Gress e alla batteria Joey Baron, costituendo una delle migliori sezioni ritmiche oggi immaginabili. 



Come da tradizione, il festival non vive solo nei teatri. Scintille di Jazz è la rassegna — quasi un piccolo festival nel grande festival — che da nove edizioni Bergamo Jazz dedica, con la consulenza artistica di Tino Tracanna, ai nuovi talenti, con cinque concerti distribuiti in vari luoghi della città.   E c’è spazio anche per il cinema: il connubio tra jazz e cinema si rinnova con il passaggio di testimone tra Bergamo Film Meeting e Bergamo Jazz, domenica 15 marzo, con la violinista Virginia Sutera che improvviserà sulle immagini di un film muto del 1918. 


A pochi mesi dalla scomparsa, Bergamo Jazz 2026 ricorda anche il pittore e musicista Gianni Bergamelli, figura importante della vita jazzistica bergamasca e spesso autore dei manifesti del Festival, con una mostra di opere recenti intitolata Avanzi di Balera. 


Quarantasette edizioni. Quasi sessant’anni di storia, se si conta dalla prima Rassegna Internazionale del 1969. Bergamo Jazz non è semplicemente un festival: è il racconto di una città che ha scelto il jazz come propria voce nel mondo, e che ogni marzo rinnova quel patto con la musica più libera che esiste. Quest’anno, nel centenario di Miles e Coltrane, quella voce risuonerà più forte che mai.

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