Margherita Fava – Murrina

Cresciuta in una famiglia di musicisti classici, folgorata dal jazz a 17 anni all’ascolto di “So what ” la pianista Margherita Fava originaria di Follina, nel trevigiano, ma trasferita fin dall’epoca degli studi a Knoxville nel Tennessee, aveva esordito su disco a 27 anni nel 2023 in compagnia del mentore ed insegnante Greg Tardy che l’accompagnava al sassofono e clarinetto con la sezione ritmica di Michael J. Reed e Javier Enrique, in un promettente lavoro di jazz contemporaneo (“Tatatu” per Caligola records) con un paio di omaggi alla tradizione ed una verve compositiva che in nuce evidenziava una decisa personalità.

“Murrina“, (Caligola records)titolo che omaggia il goiello dell’arte vetraria di Murano assumendone le caratteristiche di insieme di colori e forme quale simbolo delle componenti di una formazione jazz, conferma le intuizioni suggerite da quel debutto discografico: stavolta il formato prediletto è quello del trio, sporadicamente integrato da alcuni ospiti, e la formazione concentrata consente un’ evidenza più chiara delle doti compositive ed esecutive della pianista, che abbinano una composita visione armonica ad una spiccata fluidità narrativa. Fava sembra concepire le proprie composizioni incrociando diversi piani strutturali, inserendo, nello svoglimento delle parti tematiche, proposizioni alternative che contribuiscono ad evocare una sorta di intarsio armonico, salvo poi dare vita, nelle parti improvvisate, ad esposizioni dotate di grande forza comunicativa.

Per collegarci al nuovo lavoro vorremmo partire dall’ultimo brano del precedente, “Hard to say“: si avvia su un tema iterativo del pianoforte e del clarino al quale si sovrappone presto un contrappunto che conduce ad un espressivo assolo dello strumento a fiato nell’alternanza di pieni e pause, connessi poi dal pianoforte con il proprio solo, fino a che una nuova più energica dimensione ritmica generata dai toni gravi del piano prende il sopravvento, preludendo a sviluppi che rimangono non esposti.

In “Murrina“, accompagnata da una sezione ritmica di vivace elasticità costituita dal bassista Brandon Ross e dal batterista Jonathan Barber, la pianista mette in maggiore evidenza questa attitudine ad una scrittura articolata su diverse prospettive rimtico armoniche, a partire dal brano di inizio, “No Cue” con il suo doppio binario tematico e metrico, fino alla rilettura dell’ “Intermezzo Op 117 no.1” di Johannes Brahms assistita da una componente ritmica che frammenta e ricompone il motivo originario, o alla take a velocità incrementata del classico di Ellington “Satin doll”.

La title track, dedicata al trombettista Tom Harrel, si sviluppa su un giro di basso che è una chiara citazione a Luigi Tenco ed alla sua “Un giorno dopo l’altro ” famosa sigla dei telefilm con protagonista l’Ispettore Maigret: Brandon Rose è protagonista anche di un tornito assolo che precede una escursione a largo raggio del pianoforte prima del ritorno al tema di partenza. Una doppia take è riportata in estratto quale testimonianza dell’atmosfera di studio nei giorni della registrazione.

Nel disco c’è anche spazio per ulteriori aspetti della personalità di Margherita Fava: da una rarefatta “Keep on” che ospita il sax tenore di Bob Reynolds, alla intima ballad “Yarn“, fino a “Foreshadow“, una delle prime composizioni della Fava, nata come studio sulla musica di Cedar Walton , dotata di una tema di impatto immediato e di sottili suggestioni ritmiche latine.

Chiude il disco un altro brano ritmicamente frastagliato , opera del pianista di Memphis James Williams: si intitola “Alter Ego“, e con il suo clima canginate dall’acustico della prima parte alla sezione popolata dai sintetizzatori di Jeff Babko e Taber Gable è forse una bella metafora per rappresentare un artista dalle tante e varigate facce rappresentate all’interno di questo disco ricco di colori e forme.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.