Sanders – Lasting Impression (Savant)

BRANDON SANDERS – Lasting Impression (Savant)

Supporti disponibili: CD

Terzo episodio da leader per Savant del batterista Brandon Sanders, nativo di Kansas City ma cresciuto a L.A., che ha debuttato a cinquant’anni e che è un po’ il contrario di un enfant-prodige. Brandon infatti si è dedicato al basket fino all’età di 25 anni, decidendo solo in seguito di prendere seriamente la sua passione per i membranofoni e definendo via via uno stile classic-swing e ferrandosi nell’arte sempre più trascurata dell’accompagnamento e del sostegno ai solisti. Questo “Lasting Impressions” parrebbe quasi un disco inciso nella prima metà degli ‘60 dalla Riverside, e questo è ovviamente un complimento de corazon, la band compatta e total-straight-ahead imperversa distribuendo blues di qualità in ogni remoto angolo, l’eccellente vibrafonista Warren Wolf, per la terza volta chiamato dal leader in sala d’incisione, si mostra in particolare come valore aggiunto, insieme al geniale Eric Scott Reed, pianista di Philadelphia di straordinario livello, per anni nel settetto di Wynton Marsalis, musicista che con ogni intervento provvede ad alzare l’asticella, come nella title-track o nella movimentata “8/4 Beat”, brano che contiene un raro momento solistico di Sanders, che preferisce lavorare nel cono d’ombra anche su brani da lui composti.

Stacy Dillard al tenore sciorina un approccio à la Dexter, timbrica decisa e sfumature da cogliere nei momenti più delicati del disco, come nel capolavoro di Mal Waldron “Soul Eyes”, giocata su toni scuri e a metronomo rallentato. A modificare il paesaggio dell’album contribuiscono un blues in trio pianistico (“Shadoboxing”) e soprattutto due interventi cantati di una stella in ascesa, ovvero Jazzmeia Horn che stacca una versione da brividi dello standard gershwiniano “Our Love Is Here to Stay” e poi rilegge l’hit che un giovane Stevie Wonder sigillò ed offrì poi ad Aretha Franklin, ovvero “Until You Come Back to Me“, non facendo in alcun modo rimpiangere le versioni d’annata, dimostrando trasporto e classe cristallina, perfettamente inserita nel contesto creato da Sanders, custode di tradizioni amate.

E’ sempre un buon momento per riascoltarsi Stevie…

Brilla il talento di Jazzmeia Horn, ma anche la classe di Eric Scott Reed al pianoforte.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.