“Il bassista dei Red Hot Chilly Peppers ha fatto un disco jazz“.
La notizia gira da tempo e mi è venuta la curiosità di verificare cosa potesse collegare un sessantenne tatuato simbolo della muscolare e materica musica rock della band californiana al mondo dell’improvvisazione e dei tempi sincopati.
Si scopre che il Nostro, avviato all’ascolto del bebop in famiglia, ha coltivato da sempre accanto al roccioso approccio al basso elettrica anche lo studio della tromba, e che Charlie Parker, Fats Navarro, Dizzy Gillespie, e Miles sono stati i suoi numi tutelari nel percorso alla scoperta della musica. Di qui l’idea, in maturità, di un disco dedicato, a suo modo, alla passione per il jazz, la costituzione di una band di professionisti del genere guidata dal chitarrista Jeff Parker, uno sempre disponibile a mischiare le carte in tavola, con il sassofonista Josh Johnson, Anna Butters al contrabbasso, Deantoni Parks alla batteria e Mauro Refosco alle percussioni, oltre a Rickey Washington, padre di Kamasi al flauto, ed al ruolo di guida musicale di quest’avventura, Di qui anche il timore di confrontare una tecnica elementare alla tromba con il bagaglio di musicisti esperti del settore.
Il risultato?
“Honora”, che celebra il bisogno e l’anelito di pace con una bella foto d’epoca della suocera iraniana di Flea, è un disco strano, che intercetta vari generi fra cui il jazz, con alcuni spunti interessanti e qualche caduta di tono e, in sintesi, rappresenta bene la curiosità ed il coraggio del suo autore quali declinazioni di un generale amore per la musica.
Dopo la breve cacofonica intro di “Golden wingship”, il jazz , sotto forma di un nodoso groove funky con una vivace ribalta dei fiati, si manifesta con “A Plea“, sorta di dichiarazione di intenti sulla situazione in America che infatti, si trasforma presto in una sorta di spoken poetry sullo sfondo incessante della ritmica.
Segue “Traffic lights” il primo brano con ospite illustre: è la voce, qui usata con venature più brillanti del solito,di Thom Yorke, leader dei Radiohead, a condurre una spigliata cavalcata elettro jazz con un efficace contrappunto fiatistico. Più avanti comparirà anche quella di Nick Cave in una “Wichita lineman” di Jimmy Webb in versione intima e slow, per soli contrabbasso e chitarra con il solo finale di tromba.
Ma il mosaico della declinazioni dei generi di Flea è molto più vasto: c’è il nu jazz ipnotico e spirituale di “Frailed” sorretto dall’elettronica e segnato dal flauto di Washington e dal refrain della tromba, dieci minuti che si concludono con Parker ad improvvisare su base noise, l’hard bop di “Morning Cry” dove a supplire le carenze nel fraseggio della tromba di Flea arrivano la chitarra di Parker ed il contrabbasso della Butters , “Maggot Brain” l’ omaggio ai Funkadelic/Parliament, mentori dei Peppers, che sostituisce il soliloquio chitarristico dell’originale con un duo tromba e vibrafono (Sasha Berliner).
Fra le cose meno riuscite una strana versione tutta elettronica di “Willow Weep for Me” con i synths affidati a John Frusciante, mentre “Thinkin About You” di Frank Ocean, pur scontando una struttura più vicina al pop, è graziata da un geniale fraseggio di Parker in contrappunto al refrain della tromba.
Conclude “Free As I Want to Be“, una sorta di gospel corale nato sulla scogliera di Big Sur in un momento di difficoltà. Flea lo ha creato coinvolgendo nel coro insegnanti e studenti del conservatorio di Silverlake e costruendo una dura ed iterativa base ritmica funk che consente alla chitarra di Parker qualche escursione in territori rock..
Vi resterà in testa parecchio dopo la conclusione di questo curioso e poco classificabile disco.
