Mentre in patria è tempo di classifiche sul meglio del 2025, fra statiche conferme e sorprendenti sorprese, mi sono fatto un giretto virtuale in Galizia alla scoperta di un trio che festeggia quest’anno i 25 di attività con sette album pubblicati. L’ottavo “Revoluti8n” è uscito poche settimane fa, come i tre più recenti ( “Journeys, del 2015, “Mulleres”del 2018 e “Visions” del 2021), per l’etichetta statunitense Clermont Music, e loro rispondono ai nomi di Manuel Gutièrrez Inglesias al piano, Xacobe Martinez Antelo al basso ed effetti e L.A.R. Legido alla batteria, riuniti dalla ragione sociale SUMMRA’. Quello che ho trovato, approfondendo la loro conoscenza sul sito https://www.sumrra.com è una musica originale e creativa, costruita sul formato classico del jazz piano trio, ma aperta a stimoli ed influenze che includono il free, il post rock e l’elettronica, seguendo un attitudine che dall’E.S.T. trio in avanti ha contagiato molti musicisti in tutto il pianeta. Con una decisa enfasi sul ritmo, la spina dorsale assicurata dall’agile contrabbasso di Antemo, i brani di Summrà si sviluppano spesso su semplici cellule armoniche per sbocciare in estese esposizioni pianistiche con un ampio ricorso alle soluzioni estemporanee: illuminante al proposito è l’ascolto del terzo album “Ao vivo“(pubblicato nel 2008 dalla Free Code Jazz) aperto da un brano dal titolo significativo “Believe in Trane” che riporta un esempio di quello che i fans definiscono una esperienza unica ed esaltante, fatta di creatività e virtuosisimo, coinvolgimento ed entusiasmo.
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Complice forse la residenza a Santiago di Compostela, a completare il manifesto programmatico del trio una particolare attenzione agli aspetti filosofici e spirituali dell’essere umano, che li ha portati a dedicare il nuovo lavoro ad una serie di interpretazioni del termine di rivoluzione coincidenti con i 7 brani in programma. “Ci chiediamo se sia possibile liberarci dai pregiudizi, sia culturali che personali. Come possiamo affrancarci dall’eredità di auto sabotaggio dei nostri predecessori, dall’ambiente, della nostra societò e del retroterra culturale. Noi proponiamo una serie di possibili rivoluzioni con la nostra musica, Il nostro modo di suonare dal vivo indica sentieri verso il cambiamento , in noi, in coloro che ascoltano i nostri concerti, i nostri rituali, in ogni forma e luogo., Può la musica essere la forza guaritrice dell’universo? Può la musica essere la via verso una profonda autocoscienza e la Pace? Può essere la porta verso una rivoluzione?”
Quesiti ambiziosi ai quali il gruppo tenta di rispondere con una serie di istruzioni per l’uso annesse a ciascuna delle composizioni del disco, ovvero il modo in cui avere un approccio “rivoluzionario” ad ognuno dei concetti espressi dal titolo dei brani. Si inizia così da una “Natureza” che sottolinea la necessità di un approccio conciliativo e rispettoso per l’ambiente naturale, affidando la struttura musicale ad una ostinata scala del contrabbasso contornato da rumori percussivi e con il discreto ausilio del pianoforte.
“Humanidade” concentra nelle sospensioni iniziali un nucleo melodico che si dispiega gradualmente, fino ad acquisire forza propulsiva e vigore ritmico con il fraseggio concitato del pianoforte, e concludersi su una sezione pacificata, a specificare l’equilibrio di una visione dell’umanità come organismo unico.
Inno al distacco, del “sapere come lasciare andare“, “Despedida/Farewell” è una mesta elegia costruita intorno al basilare nucleo tematico declamato dal contrabbasso e sviluppato dal pianoforte con una vena lirica assorta e dolente, mentre la successiva “Coraxe/Courage” costruisce con un ostinato del contrabbasso sottoposto a filtri elettronici ed immerso in un clima apocalittico, una barricata contro la paura e le falsità, a tutela parte dell’amore come vera forza dell’universo .
“Il tempo è un’astrazione mentale che ci intrappola nel passato e condiziona il nostro futuro”: con questa premessa “Tempo/Time” si presenta divisa radicalmente in due sezioni, una meccanicamente ritmica, quasi una filastrocca inquietante , e l’altra, si presume, a rappresentare il tempo presente, l’unico davvero reale, swingante e rilassata, condotta da un classico jazz trio.
“Death/Morte“, è un esempio significativo dello stile dei Sumrrà: una frase melodica basilare del pianoforte, sfocia in passaggi caratterizzati da una crescente tensione drammatica, le percussioni sembrano imbizzarite, mentre un’ alternativa narrazione distesa e pacificata lotta per conquistare spazio .
“Rivoluzione è (anche )sparire, arrendersi a ciò che arriva, a ciò che accade. Lasciarsi trasportare dal fiume degli eventi senza opporre resistenza, come un mero osservatore, che non ha controllo su ciò che accade“. “Surrender/Rendition” conclude con una melodia che sorge, si afferma e lentamente viene soverchiata da un astratto tessuto percussivo che rimane protagonista del campo sonoro fino all’ improvviso silenzio.
Merita attenzione questo “manuale della rivoluzione” dei tre musicisti spagnoli, e muove la curiosità per ricostruire la conoscenza con i loro 25 anni passati suonando insieme musiche avventurose e non convenzionali.

